L'angolo dei lettori

L’importanza di un corretto ricordo della Resistenza

Caro direttore,

Ritengo che le opinioni sbagliate del Signor Centofanti (8 giugno) facciamo un gran chiasso senza un briciolo di sostanza. Alcuni punti chiari tuttavia ci sono. Il primo è la Resistenza, con i suoi sacrifici - non pochi, ma numerosi - quello italiano era il più forte movimento di resistenza in Europa, a parte la Jugoslavia. Era una guerra popolare sostenuta dalle grandi fasce del popolo. Queste formazioni partigiane, mobilitando gli operai e i contadini, si scagliarono contro l'invasore, nonostante ci fossero i pericoli.

Sono d'accordo con il Signor Centofanti che il contributo militare della Resistenza fu modesto in confronto a quello degli alleati. Ma la lotta dei partigiani assunse proporzioni tali che il Feldmaresciallo Kesserling riconobbe il suo impatto nel corso della guerra. I partigiani disturbavano molto le operazioni tedesche nelle retrovie e costringevano Kesserling a tenere impegnate divisioni che altrimenti avrebbe potuto inviare su altri fronti. Le imboscate e i sabotaggi, aumentando su vasta scala, provocavano danni gravi e le truppe tedesche, quando dovevano spostarsi, erano sottoposte a pericolo partigiano. Per proteggere le truppe Kesserling ordinò la "terra bruciata", vale a dire atti di rappresaglia o di criminale repressione.

I partigiani acquistarono tale spinta offensiva che gli alleati quando giunsero trovarono alcune città già liberate dai partigiani. I partigiani da bande disseminate nelle montagne si strutturarono in un esercito di liberazione nazionale.

Il signor Centofanti, come molti altri, afferma che la Resistenza fu egemonizzata dai comunisti. La Resistenza non deve essere considerate una entità monolitica. E' importante distinguere le diverse componenti della Resistenza. Le formazioni di Giustizia e Libertà e quelle dei monarchici, dei liberali, dei socialisti, dei cattolici che furono alla pari e militarmente più forti dei comunisti perchè molti ufficiali leali alla monarchia, rifiutarono di associarsi ai partigiani della sinistra e gli alleati furono parsimoniosi cone le consegne degli armamenti ai comunisti.

E' difficile distinguere la realtà dalla fantasia della guerra civile. Ma una realtà di fatto è che i nazisti e i fascisti erano responsabili per le dimensioni della miseria imposta al Paese: gli esseri umami straziati, i bambini morti a stento, la devastazione di ogni genere, le fucilazioni sommarie. La Repubblica di Salò puntò su uno dei valori più tipici della cultura fasista, ovvero la violenza contro il nemico. Per combattere i partigiani istituì fra l'altro un corpo speciale, le Brigate Nere, il cui capo Alessandro Pavolini nessuno poteva eguagliare per la ferocia. La violenza partigiana fu una reazione motivata dopo la condotta feroce dei nazifascisti. Adesso gli amici dei fascisti hanno la strafottenza di predicare l'equivalenza morale di entrambi gli schieramenti. Il prestigio uguale di questi schieramenti opposti - l'uno impegnato in un regime dittatoriale, l'altro per una società più aperta - è un insulto alla memoria dei partigiani caduti.

Il declino del 25 aprile è triste, ma comprensibile. I politici non comprendono - o fanno finta di non comprendere - il significato del 25 aprile come elemento di unità politica e come ideale capace di suscitare passione civile. La loro indifferenza al retaggio della Resistenza si combina con l'ostilità verso l'antifascismo. I nemici della Resistenza vogliono ridurla a un fenomeno minoritario, intendono sfigurarla, definendola una guerra civile di poca importanza.

E' finito il fascismo italiano, assieme a quello tedesco, che aveva portato al mondo tante sciagure? La destra vuole imporre all'Italia una nuova versione di fascismo? Si rischia di non riconoscere un nuovo fascismo quando si presenterà - se si presenterà - in altre vesti che non siano il manganello, la camicia nera, l'inghiottimento costrittivo dell'olio di ricino. Per dar forza all'antifascismo, il baluardo contro le intrusioni fasciste, bisogna saper ritrovare il significato e lo spirito più alto e genuino della Resistenza.

Gabriel Gersh

Forrest Hill (NJ)