Visti da New York
Controllare la data di scadenza
Gli scandali di sesso & politica non erano mai stati al centro delle polemiche italiane, anzi. Fino a qualche giorno fa all'estero si poteva guardare all'Italia come un paese "immune" da certi scoop, non perché i suoi politici maschi non avessero il "vizietto" di inseguire giovani donne, ma perché ai cittadini elettori non importava nulla. Semmai, invece di un difetto ammazza carriere, si poteva avere la sensazione che in Italia ciò potesse essere mostrato dal politico come un segno di forza virile, da esporre e vantarsene. Così accadde con Mussolini, così accadeva con Craxi... Ma ricordate che fine hanno fatto?
Invece nelle altre democrazie occidentali i governi traballano per una scappatella ministeriale, soprattutto in quelle anglosassoni. Addirittura il presidente della iper potenza del mondo, proprio dieci anni fa, mentre i bombardieri della Nato scaldavano i motori per la guerra in Kosovo, rischiò l'impeachment per aver trasformato l'ufficio ovale in "orale". Il Congresso, sintonizzato con l'umore dei cittadini elettori, risparmiò Bill Clinton perché capiva che il Paese reale non aveva voglia di disfarsi di un "commander in chief" solo perché aveva ceduto alle tentazioni di una giovane intern. Le ragioni del perdono erano evidenti: Clinton, per la stragrande maggioranza degli elettori, stava governando bene, l'economia tirava e con il portafoglio gonfio si sgonfia anche il peccato.
Ora la vicenda scandalosa del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, per certe cronache, sarebbe stato "intercettato" dai magistrati che indagavano su altro mentre confidava le prestazioni sessuali ricevute da una avvenente ex soubrette tv poi promossa a ministra (secondo molte illazioni, si tratterebbe della bellissima Mara Carfagna), ha sì qualcosa di simile a quello che può avvenire altrove ma con delle particolarità tutte italiane, risvolti inquietanti che fanno apparire l'Italia, al di là del presunto scandalo sessuale, un paese democraticamente arretrato che resta a libertà vigilata.
Silvio Berlusconi dovrebbe essere preoccupatissimo. Non però per quei magistrati che, come non dice solo lui ma come la pensano ormai anche nelle redazioni di autorevoli giornali come il Financial Times, lo perseguiterebbero per ragioni che andrebbero ben oltre i normali percorsi della giustizia. Dovrebbe tremare il Cavaliere perché il consenso di cui ha goduto finora e ha ricevuto da una maggioranza di italiani che non sembra turbata più di tanto né dalla sua irrefrenabile lussuria né, a quanto pare, dai ben più gravi e ancora presunti reati di corruzione, è a breve scadenza, come nei vasetti di yogurt. Basta controllare la data sull'inizio del consenso politico per Berlusconi, e quel suo sapore ancora dolce che lo rende inattaccabile tra pochi mesi potrebbe cambiare e la sua scadenza avere conseguenze per lui acidissime. Infatti certi dati nei sondaggi che il Cavaliere ama sfornare e che confermano finora una maggioranza di italiani ai quali non importerebbe un fico secco se il suo capo del governo si distrae un po' con le belle femmine - la più brava tra le disponibili sarebbe stata promossa al governo? La gente sembra finora rispondere "e chissenefrega, evviva la ministra bona" - devono annunciargli pure che quel consenso tanto facile quanto superficiale è inversamente proporzionale al rigetto che si scatenerebbe se solo tra pochi mesi certe sue promesse non solo sulla scomparsa della spazzatura a Napoli ma sopratutto su più euro per tutti in busta paga e una spesa meno cara, non dovessero realizzarsi. Cioè se in autunno al governo Berlusconi non riuscisse di far percepire agli italiani almeno dei lievi miglioramenti in quello che sarebbe il loro sempre più stantio tenore di vita (almeno a leggere certi dati statistici riportati dai giornali), ecco che quelle presunte telefonate sulle attricette disponibili diventerebbero disgustose e intollerabili anche per chi prima le invidiava. Conoscete quel detto siciliano che dice: "megghiu cumannari ca futtiri" (è meglio comandare, quindi saper governare che... avete capito). Poveretto, il Cavaliere sciupafemmine non avrebbe scampo.
Se fossi al posto del presidente Berlusconi avrei quindi una fretta dannata e non perderei più un minuto di tempo a preoccuparmi di certe leggi o di certe telefonate, e invece starei notte e giorno concentrato sulle proposte del suo ministro Tremonti pregando che le formule del guru facciano il miracolo.
E l'arretratezza democratica dell'Italia? Che c'entra con le passioni indecenti del Cavaliere? Per questo basta osservare i tentativi del governo di imbavagliare ulteriormente la stampa, che già in materia di libertà ha i suoi noti problemi. Ecco questi sì che ci ricordano il regime fascista! Concludo ponendo ai lettori una domanda: se qui a New York dovessimo ricevere un documento di quelli che in Italia non potrebbe essere pubblicato perché spalancherebbe la galera al giornalista e una multa salatissima all'editore, secondo voi noi che dovremmo fare?





