NELLA GRANDE MELA, UN ARRESTO PER GRAFFITI EQUIVALE A UNA MEDAGLIA / New York, da tutto il mondo, per entrare nell’Olimpo

New York è il palcoscenico del mondo. Gli artisti dei graffiti qui ci salgono per lasciare il segno sulle carrozze della subway, sui muri degli edifici e sui cartelloni pubblicitari, riuscendo anche a raggiungere luoghi inimma-ginabili.

Il prodotto finito sarà forse spettacolare. Peccato però che è anche illegale e costantemente monitorato da una unità della polizia che ha creato una task force chiamata Citywide Vandals composta di 60 agenti che lo scorso anno ha praticato 3.800 arresti, 838 in più rispetto al 2006.

L'unità speciale ha allestito un database con immagini di graffiti e "tag" che rappresentano la firma dell'autore: una collezione formata da 8 mila esemplari, talvolta difficili da interpretare.

"È come una lingua a parte e occorre tempo per riuscire a decifrarla" sostiene Elwood Selover a capo della task force.

I graffitisti hanno una loro sottocultura. Generalmente il loro lavoro si divide in due gruppi: i cosiddetti "bombers" e i "writers". I primi imbrattano velocemente semplici messaggi usando la propria "tag", mentre gli altri compongono un più elaborato disegno colorato.

Le carrozze della subway restano ancora il premio più ambito e a provarci generalmente sono teenager provenienti da ogni fascia sociale, etnia e paese straniero che si possa immaginare.

Il problema di questi ragazzini dallo spray facile è che un arresto per graffiti a New York aggiunge addirittura onore alla propria immagine. Ma per la polizia invece la vanità di certi graffitisti recidivi - alle volte - riesce a facilitare il lavoro.