PUNTI DI VISTA/ Roma che ti prende
'è sudiciume ai piedi del Campidoglio. Sudiciume in Piazzale dei Partigiani, a pochi minuti di cammino dalla Piramide, la sola piramide che si trovi al di fuori dell'Egitto. C'è sporcizia un po' dappertutto, meno che a San Giovanni, all'Eur, all'Aventino, ai Parioli, a S.Lorenzo. Per non parlare poi dei trasporti pubblici: con la "ristrutturazione" delle linee urbane imposta dal Comune ai tempi dell'ammimistrazione Rutelli, per andare dall'Eur (Roma Sud) a Piazza Maresciallo Giardino, bisogna prendere almeno tre autobus diversi, non c'è scampo per chi ancora non ha l'automobile o non può permettersi il tassì. Se poi chiedi informazioni o delucidazioni a autisti o altri dipendenti dell'Atac, rischi allora il dileggio, l'insulto. Anche l'aggressione... Il traffico è massiccio, è continuo. E' esasperante. E' perfino burattinesco nei modi di quanti transitano nelle vie e nelle piazze a bordo di automobili o motorini, storia vecchia, questa, comunque. Roma annega insomma nel proprio disordine. Annaspa nei guasti provocati dalla sciatteria delle amministrazioni municipali succedutesi dagli Anni Settanta in poi. Roma offende se stessa. Offende, soprattutto, quanti le vogliono bene. Quanti la amano. Magari perché la conoscono da quaranta o cinquat'anni. E il ricordo di "quella" Roma smorza un bel po' i toni crudi di "questa" Roma dominata da politici, portaborse, masse di sguaiati contente di esserlo.
Ecco: vi capita di arrivare alla Fontana di Trevi e quindi vi imbattete nella calca dei turisti o degli pseudo-turisti che con ridicola e forzata ridancianeria non mostrano deferenza alcuna per il luogo, sublime, che li accoglie. Ma se salite in direzione del vicino Quirinale, magari vi ritrovate in Piazza Skanderbeg, nella minuscola, ovattata, silenziosa Piazza Skanderbeg, tenuta e curata come si deve. Niente di più facile che a una finestra della piazzola nel cuore di Roma, dove il tempo sembra essersi davvero fermato, s'affacci qualcuno che vi regala un sorriso o, perlomeno, uno sguardo amichevole. Se poi vi succede di raggiungere i chiassi e le stradicciole che si aggrovigliano fra Via Nazionale e i Mercati Traianei, che a loro volta dànno su Via dei Fori Imperiali (la strada che collega Piazza Venezia al Colosseo), l'impressione - come in Piazza Skanderbeg - è che la tv, gli aerei, perfino l'automobile non siano stati ancora inventati... O che lo siano stati in tempi così recenti da non avvertirne ancora l'impatto.
Saliamo ora verso Ponte Milvio (Roma Nord) e superiamo quindi Ponte Milvio in direzione di Via Zandonai, di Piazza dei Giochi Delfici, della Via Cassia. Là è come se in tv, dopo cena, stessero per apparire ancora una volta Walter Chiari, Carlo Campanini, Lelio Luttazzi, le Kessler, Gino Bramieri, Raffaele Pisu, Marisa Del Frate... C'è tuttora la rilassatezza, la gioia di vivere dei tempi andati. C'è l'Italia alacre e fiduciosa di cui non possiamo non avere nostalgia. Se, invece, scendiamo verso la Pontina o l'Ardeatina (Roma Sud: pini, magnifici pini dappertutto e un poco di aria salmastra), troviamo tuttora trattoriole con tanto di pergolato e con "soli" cinque o sei tavoli. E il menu non c'è: si mangia quel che c'è, tanto è ottimo, succulento.
Roma insomma ti prende il cuore, il cervello, le viscere. Ti stordisce e, al tempo stesso, ti inebria. Poi magari vai al Tritone e all'angolo con Via Quattro Fontane trovi ancora il bar, quasi centenario, in cui mezzo secolo fa ti capitava d'incontrare Ninì Rosso, il trobettista!
Vale la pensa viverci, nonostante tutto. A dispetto di tutto. Sissignori.





