Il rimpatriato

Che brava la Bonino!

di Franco Pantarelli

Che brava la Emma Bonino! Con una piccola frase da canzonetta, "Sono innamorata", è riuscita a mettere in luce i molti vizi e le pochissime virtù del giornalismo italiano. Il suo innamoramento era una bugia, naturalmente, ma tutti i media vi si sono lanciati perché l'idea di lasciarsi sfuggire una cosa così "ghiotta" gli faceva orrore. Così i cronisti più smaliziati e più "mastini", armati di taccuini e registratori, si sono precipitati verso l'abitazione della valente esponente radicale, rivelatasi negli ultimi anni come una delle poche persone serie del firmamento politico italiano. Lei li accoglieva con gentilezza e li coinvolgeva in una discussione sull'assemblea della Fao, l'organizzazione delle Nazioni Unite che cerca di combattere la fame nel mondo, in corso proprio in quei giorni a Roma, dalla quale stava venendo fuori la novità che dopo la scoperta che, in mancanza di petrolio il carburante si può estrarre da certi prodotti agricoli, i terreni destinati a quei prodotti sono molto aumentati nel mondo, quelli coltivati a grano si sono sensibilmente ridotti, la produzione è sensibilmente calata e il prezzo del grano, cioè il bene primario per antonomasia, non fa che aumentare proprio come avviene con il petrolio medesimo. In pratica, ciò che nel mondo ricco significa benzina più cara, in quello povero significa più fame.

I cronisti ascoltavano pazientemente l'appassionata esposizione della loro ospite e intanto accumulavano sulle loro labbra le tante domande che li avevano portati lì e che di lì a poco - speravano - sarebbero finalmente riusciti a rivolgerle. Lei sapeva benissimo che loro della Fao "couldn't care less" e che tutto ciò che volevano da lei era qualche notizia sull'uomo che le aveva conquistato il cuore, ma continuava imperterrita a disquisire - con crudele spietatezza mascherata da ingenuità - di petrolio, grano, fame, fingendo di credere che fosse quella la ragione per cui l'avevano assediata e - c'è da giurarci - divertendosi molto.

Infine, mossa a pietà, Emma Bonino ha smesso di parlare e quelli sono partiti. E' vero che è innamorata? "Sì". Chi è lui? "Il nome non lo dico". Che cosa fa? "Quello che gli pare". Non lavora? "Certo che lavora". E che lavoro fa? "Non lo dico". E' un politico? "No". E' un membro del Partito radicale? "No". Come lo ha conosciuto? "Non lo dico". E' italiano? "No". Allora lo ha conosciuto durante uno dei suoi viaggi all'estero. "Forse". Alla fine, stremati da tanta vaghezza, i "mastini" se ne sono andati, scornati e timorosi di dovere affrontare i rimbrotti dei loro rispettivi redattori capo. Ma come, sei stato via tutto questo tempo e non hai portato nulla? "Non è stato possibile cavarle nessuna informazione". E adesso che ci mettiamo sul giornale? "Che la Bonino è innamorata, che lui è straniero e che non è un politico. Capisco che è poco ma..." Ma un corno. Se domani qualcuno esce con più notizie di quelle che hai portato tu ti metto a curare i programmi di Rai International, ché tanto quelli sono sbagliati sempre.

Ma non c'era nessuno che era riuscito a saperne di più. La Bonino non è mica una diva che vende in esclusiva a qualche giornale la propria storia d'amore o le foto del bambino che ha appena partorito. E a riprova di questo è arrivato il suo annuncio del giorno dopo che suonava laconico quanto la falsa notizia del giorno prima: "Non era vero nulla. Non sono innamorata ma quello di ieri è stato un bel test del giornalismo italiano", il quale infatti si è ritrovato nudo nella sua ridicola "mobilitazione" sulla storia d'amore fasulla, paragonata alla distratta attenzione al fatto che c'è meno grano per chi ha fame.

Non che la cosa possa scalfirlo, tuttavia. Il giornalismo italiano è nudo da un pezzo, composto com'è da un 40 per cento di gente direttamente sul libro paga di Silvio Berlusconi, un altro 40 per cento di gente che per entrare in quel libro paga è disposta a tutto e di uno striminzito 20 per cento di gente che cerca disperatamente di mantenere il rispetto di se stessa e del suo pubblico. Ma Emma Bonino non è di quelli che ragionano col bilancino dell'efficacia immediata. Riteneva importante mostrare lo stato indecente in cui versa l'informazione italiana e lo ha fatto, anche se sapeva che il suo gesto poteva durare al massimo un giorno. Ventiquattro ore in cui forse, chissà, qualcuno in qualche redazione si è vergognato. Dopotutto, diceva Antonio Gramsci, la vergogna può essere anche un sentimento rivoluzionario.