A modo mio

Quando canta la bravura

di Luigi Troiani

Ad inaugurare la rassegna estiva di Musica per Roma, martedì, è venuta Alanis Morissette, artista canadese di carisma, amata dal suo pubblico per il vigore e la sincerità della musica che esprime. La cavea dell'Auditorium di Renzo Piano, esaurita in ogni ordine di posti, è stata per quasi due ore un ribollire di emozioni, entusiasmi, ricordi. Alanis ha dato due concerti in uno: brani da "Jagged Little Pill" del 1995 (30 milioni di copie e 69 settimane in classifica) che il pubblico ha cantato con lei, brani dall'appena uscito "Flavors of Entanglement" dedicato, come racconta senza paura, alla fine dell'amore con l'attore Ryan Reynolds.

Vedersela con la Morissete, significa accettare la sfida di una che mette a nudo sentimenti e convinzioni, ti getta in faccia la sua vita intima e spirituale, e ti invita a partecipare al festino del ritmo e dell'armonia. Ha da sempre energia da vendere, che si esprima con il rock alternativo e innovativo, o che riprenda, luccicandole, ballate e motivi della tradizione. Lì diventa irruente, tagliente, disperatamente sincera; qui è suadente e dolcissima, con una voce bambina che sa di college e fette di pane calde e imburrate.

A 34 anni, in Alanis è ancora l'amore a farla da padrone, sia quando è gioia e festa dell'incontro, sia quando è assenza, sciatteria, tradimento dell'amato. Il chiaroscuro del rapporto riceve mille illuminazioni dalla sua voce ineguagliabile, e dall'energia degli ottimi concertisti che l'accompagnano sul palco. Nel crescendo della successione di canzoni, il repertorio diventa dirompente: chi lo conosce, si associa cantando e ballando, chi lo ignora, si trova comunque coinvolto in uno scroscio di emozioni da cui difficilmente riesce a sfuggire. C'è ispirazione, mestiere, capacità di organizzare la partitura e la sua esecuzione, anche se non mancano, come è normale che avvenga, le pagine della mediocrità.

Non è una ninfa statuaria, la brava Alanis, e mentre canta se ne avverte, con la capacità professionale e l'eccellenza del mestiere, la timidezza e quasi l'imbarazzo di affrontare le migliaia di affezionatissimi spettatori, senza disporre di un "corpo da (s)ballo". Si muove poco e male anche se corre e salta da una parte all'altra del palco, le mani sono spesso intrecciate nel tipico gesto dei timidi, il roteare dei capelli biondi sotto il soffio dei laser è un voluto gesto di liberazione dal corpo non l'espressione libertina di tante star del rock. Ed è giusto che sia così, perché Alanis Morissette è soprattutto intelligenza creativa, voce d'angelo, urlo dell'anima e delle viscere, invendibile a mode e commercio, perché consapevole "Citizen of the Planet" come canta nel primo brano dell'Entanglement, anche se creatura "underneath" a causa dell'amore ingloriosamente finito.

Erano quattro anni che la canadese trapiantata a Los Angeles non registrava in studio un nuovo disco, e l'ha fatto nel segno della "rinascita dopo lo schianto dell'abbandono", scrivendo e registrando, mentre si stava separando dal compagno. Lei, che dei sentimenti non ha paura (di questi tempi!), dice: "Se fossi rimasta a casa a piangermi addosso sarei impazzita. Invece, per fortuna, dovevo andare in studio". E non è neppure una che si rimiri allo specchio, impegnata com'è in difesa di bambini e donne violentate psicologicamente, e dell'ambiente attaccato dall'insipienza umana. "These Versions of Violence/ Sometimes subtle sometimes clear/ And the ones that go unnoticed/ Still leave their mark once disappeared". Piccole parole tranquille, dalla potenza orribile. In un'intervista a Sandra Cesarale ha detto che nel film "Radio Free Albemuth" interpreta una donna che compone canzoni per far cadere il governo. Mane nobiscum, magari ci servi.