Libera

Morire per amore

di Elisabetta de Dominis

Gli assassini di Abigail Chiroto sono arrivati davanti alla sua casa con due fuoristrada lunedì scorso. Cosa le avranno urlato, cosa lei avrà risposto, non lo sapremo mai. Il suo terrore possiamo solo immaginarlo. E la preoccupazione di mettere in salvo il piccolo Ashley di 4 anni. Per farla uscire hanno incendiato la casa. Il piccolo ha visto che portavano via la sua mamma, nella foresta gli hanno detto, con una cosa nera sugli occhi.

Abigail aveva solo 27 anni: è morta per suo marito. Al suo posto, perché chi l'ha uccisa voleva vendicarsi di lui. Emmanuel Chiroto, operaio tessile, era stato eletto sindaco di Harare nello Zimbabwe appena il giorno prima, domenica. Sua moglie era tornata da poche ore a casa. Il clima elettorale era stato rovente e le ultime tre settimane le aveva trascorse in campagna, a casa della madre con il figlioletto.

Abigail Chiroto è stata uccisa per vendetta dai rivali politici di suo marito, i picchiatori filo-governativi. Il presidente Mugabe, al potere nello Zimbabwe dal 1980, ha portato l'inflazione al milione per cento.

Il suo oppositore, l'ex sindacalista Morgan Tsvangirai, rivendica di aver vinto le elezioni e denuncia brogli. Uccidere le mogli dei rivali politici è l'ultima trovata dei sostenitori di Mugabe. Almeno altre tre donne negli ultimi giorni hanno fatto la medesima fine di Abigail. A Dadirai Chipiro hanno tagliato le mani e i piedi prima di gettarla nella sua capanna in fiamme.

Sopravvivere alla propria moglie è l'estrema vendetta riservata a chi "tradisce".

Mi sono sempre chiesta con quale stato d'animo avrebbe potuto sopravvissuto Admeto dopo che sua moglie Alcesti aveva accettato di morire al posto suo. Narra il mito greco che il dio Apollo promise ad Admeto, re di Fere in Tessaglia, di sfuggire alla morte, purché trovasse, quando la sua ora fosse giunta, qualcuno disposto a morire al suo posto. Quando il dio Ermete si presentò per condurlo nell'oltretomba, il re si precipitò dagli anziani genitori, supplicandoli di rinunciare ai pochi giorni che gli rimanevano da vivere. Ma essi di abbandonare la vita non ne vollero sapere. Allora, per amor suo, Alcesti bevve un veleno e parlò, finché riuscì, al marito piangente. Gli disse che non voleva vivere senza di lui ma gli chiedeva non una cosa equivalente alla vita, ma "giusta": di prometterle che non avrebbe sposato un'altra donna affinché i loro figli non venissero cresciuti da una matrigna più velenosa di una vipera.

Euripide di questo mito ne ha fatto una tragedia: Alcesti, che ho visto proprio la sera prima della notizia sull'assassinio di Abigail al teatro romano di Trieste, interpretata da Mariangela D'Abbraccio e prodotta dalla compagnia teatrale Contrada. Che ha portato in scena pure l'Alcesti di Samuele, scritta da Alberto Savinio e ambientata durante il nazismo e le leggi razziali. Alcesti è ebrea e, per non nuocere all'attività del marito, si getta nel fiume.

Secondo il mitologo Robert Graves, il mito di Alcesti sarebbe nato da un'antica usanza patriarcale indoeuropea che imponeva alla moglie vedova il divieto di risposarsi, inducendola al suicidio. Da questa usanza deriverebbe la pratica indiana di immolare le mogli sulla pira del marito morto.

"Moriremo insieme" si dicono gli amanti. E talvolta l'uomo, a distanza di anni, lo richiede per trovare il coraggio di suicidarsi.

Ma il mito aveva originariamente un altro finale più ‘femminista': Persefone, la dea degli inferi, giudicò orribile che una moglie dovesse morire invece del marito e le ordinò: "Torna lassù alla luce del sole".

E' lo spirito femminile che si ribella ad un simile sacrificio. E' la donna che si deve salvare dal farsi trascinare nel baratro. Non deve cedere a un'illusione d'amore che è nient'altro che desiderio di annullare insieme a te chi ritieni ti appartenga. La donna deve negarsi a chi nega la sua individualità.

Euripide invece dà un lieto fine alla tragedia: l'eroe Eracle, giunto alla reggia, apprende la notizia della morte di Alcesti, scende nel regno dei morti e la riporta sulla terra al suo sposo.

Una conclusione inverosimile, purtroppo: il sogno di tutti coloro che vengono colpiti da una disgrazia così grande e insopportabile.

Oggi l'Onu non è certo in grado di fare l'eroe, ma deve fare qualcosa per fermare queste carneficine.