ARTE/PERSONAGGI/ Quando l’arte aiuta nella vita

di Ilaria Costa

Bella, alta, sottile, scura di carnagione... il suo look esotico ci fa venire subito in mente l'attrice americana Ally Berry, ma rimaniamo letteralmente sbigottiti quando risponde alle domande di Oggi 7 in un impeccabile italiano marcato da un inaspettato accento romano! Stiamo parlando dell'artista Borinquen Gallo, nata a Roma 33 anni fa da padre italiano e madre portoricana, il cui inusuale nome - Borinquen - è proprio il nome originario di Porto Rico.

La sua storia è allo stesso tempo incredibile e commuovente: all'età di 13 anni si trasferisce con la famiglia in una zona molto povera e a quei tempi pericolosa del Bronx. I suoi genitori, ferventi cattolici, abbandonano la comoda vita di Roma per rispondere all'appello di Papa Giovanni Paolo II in cerca di missionari neocatecumenali nel mondo. Vivendo durante i primi anni newyorkesi in un ex-convento abbandonato nel Sud del Bronx, assiste quotidianamente ad atti di vandalismo, quali macchine e case bruciate e sperimenta fino in fondo l'impatto traumatico con la degradata realtà new yorkese di quei tempi. In questo contesto Borinquen riesce a trovare nell'arte la forza di reagire e la vera vocazione della sua vita. Si laurea in Arte presso il prestigioso ateneo di Cooper Union di NY. Dapprima lavora per un programma televisivo come assistente del Creative Director, poi dedica tutte le sue energie e la sua carica creativa alla produzione delle sue opere e all'insegnamento. Diventa insegnante di Educazione Artistica nella Scuola Pubblica PS 268 nel Queens.

Attraverso i suoi studenti (dell'età compresa dagli 8 ai 10 anni) ottiene risultati al di là di ogni aspettativa. I lavori dei suoi ragazzi di quinta elementare sono stati selezionati per una mostra intitolata"The Art of Design: Selection from Studio's Design Education Program", attualmente in corso fino alla fine di Giugno presso la Galleria Studio in a school, a due passi dal MoMA, ed uno dei suoi piccoli artisti è stato scelto per far parte di una mostra niente di meno che al Metropolitan Museum!

Raccontaci la tua storia...Come sei arrivata da Roma a New York City?

«Mi sono trasferita a New York nel 1988 con la mia famiglia all'età di 13 anni. I miei genitori hanno risposto alla chiamata di famiglie volontarie del Papa Giovanni Paolo II e così ci siamo lasciati alle spalle tutto e ci siamo trasferiti da Roma, dove sono nata, nel Sud del Bronx per una missione della Chiesa Cattolica».

Come sei riuscita ad ambientarti nella dura realtà del Bronx di 20 anni fa?

«Il cambiamento è stato notevole, traumatico direi... i primi tempi ero molto riluttante ed avevo un struggente nostalgia della mia comoda vita romana, che mi appariva da sogno!

Poi ho imparato velocemente l'inglese e lo spagnolo al liceo di una scuola pubblica del Bronx, con tanto di metal detectors all'entrata che non avevo mai visto prima e per forza di cose mi dovuta sono abituata presto».

Qual è stato l'iter che ti ha portato ad intraprendere una carriera artistica?

«Il mio insegnante di arte del liceo mi ha notata e mi ha incoraggiata da subito a frequentare le lezioni di arte del sabato all' Università Cooper Union, dove ho imparato a disegnare ed a creare un portfolio artistico.

È lì che mi sono aggrappata all'Arte. A causa della mia ibridità culturale (metà italiana e metà portoricana), e del mio trasferimento improvviso nella realtà new yorkese...mi sentivo molto spaesata, praticamente spersa. L'arte mi ha aiutata a riconoscere ed esplorare degli strati più profondi della mia identità Sono diventata consapevole che attraverso il processo creativo puoi trasformare l'immondizia in un'opera d'arte, puoi trascendere i limiti della realtà e trasformare il familiare o addirittura il mediocre in qualcosa di straordinario. Allo stesso tempo attraverso l'Arte ho cominciato ad apprezzare New York come capitale culturale ricca di una tradizione artistica contemporanea dalla quale trarre costantemente ispirazione ed energia. Si, ... credo di dovere molto all'Arte... ».

Come sei approdata all'insegnamento?

«Dopo aver completato il mio Masters degree in Arte, ho dapprima lavorato per un programma televisivo come assistente del Creative Director, ma poi 5 anni fa ho cominciato ad insegnare attraverso l' associazione non profit ‘Studio in a School'.

Un anno dopo sono entrata full time all Public School PS 268 nel Queens.

Da allora è stato un continuo viaggio di scoperte per me incredibili quanto inaspettate... perché sono venuta a contatto con le immense potenzialità dei bambini quando esposti all'Arte».

Gli aspetti del tuo lavoro che ti stimolano di più e quelli più difficili?

«Ho sperimentato con gioia che i bambini sin da piccolissimi sono in grado di disegnare osservando gli oggetti della realtà quotidiana; anche se posti di fronte a degli oggetti molto complessi, sono in grado di scomporli e di ridurli in linee e forme molto semplici. Quando vengono dati loro gli strumenti concettuali giusti, i bambini sono in grado di produrre dei lavori strabiliantemente espressivi. Ogni giorno superano le mie aspettative. Mi sorprende anche constatare come siano in grado di approfondire le loro capacità concettuali e tecniche attraverso la pratica artistica. Con loro in questi anni ho raggiunto un livello simbiotico: i bambini hanno bisogno di me quanto io di loro per far esistere e creare un oggetto artistico .Mi emoziona vedere il loro entusiasmo quando sono esposti in gallerie così prestigiose ed i loro lavori sono installati in modo professionale, perchè questo induce in loro la fiducia che essere un artista oggi non è un mito o un'illusione ma una possibilità reale ed alla loro portata. Nonostante le restrizioni ed i tempi limitati degli orari di una scuola pubblica, ciò che stiamo tentando di fare in collaborazione con l'associazione ‘Studio in a School' è di cambiare la cultura scolastica in modo che le Arti diventino strumento chiave e centrale dell'intero processo di apprendimento, soprattutto a rinforzo delle altre discipline».