ECONOMIA/ Conferenze: Made in Italy o... fatto dagli italiani?

MZ

tema spinoso quello della quarta Conferenza del Progetto "Usa l'Italia", intitolata "Importance of the branding: Made in Italy or Made by Italians?", tenutasi martedi 17 giugno nella sede della Regione Campania a New York, con un panel moderato da Paolo Vannini e introdotto da Berardo Paradiso, membro e team leader della Struttura Intermedia del Progetto.

A rompere il ghiaccio, Valentina della Corte, Prof. Associata di Strategie e Marketing d'impresa all'Università degli Studi di Napoli Federico II, che ha parlato di beni di lusso, di effetti e conseguenze delle strategie di estensione del branding italiano. "È importante - dice- estendere e rafforzare i grandi marchi attraverso strategie che aggiungano valore al marchio originario, con elementi innovativi e più attraenti".

Parlare di luxury goods ha senso laddove giustifica il trend positivo dell'export italiano, dal momento che sono i grandi brand, come Armani, Gucci, D&G, a rappresentare ancora l'Italia nel mondo e ad esserne il suo settore trainante. Senz'altro l'internazionalizzazione di molte nostre aziende ha richiesto un grande cambiamento nell'approccio gestionale, aumentando il livello di managerialità richiesto agli operatori, introducendo un'ottica più "consumer" nelle strategie di marketing, usando leve innovative per il settore come il CRM, il "brand stretching", il marketing esperienziale. Esempi pratici vengono da Alessandro Lanaro, Fondatore e Presidente di MODO, alle prese col suo ultimo e strabiliante progetto, e da Alberto Carlo Milani, Vice Presidente Esecutivo di Buccellati. Entrambi concordano sull'importanza del "Made by Italians" piuttosto che "in Italy". Sfruttare i bassi costi della delocalizzazione industriale fa parte delle regole del mercato globale. Il che provoca senz'altro uno svantaggio per l'immagine del Made in Italy con prodotti fabbricati quasi interamente all'estero.

Ma se l'artigianalità e la qualità non sono più condizioni sufficienti, ciò che consentirà al Made in Italy di tenere alto il suo prestigio nel mondo è la creatività, l'innovazione delle idee e tecnologiche, il design unico e inimitabile. A confermarcelo Julius Roberge, Director Strategy di Siegel+Gale, che ha illustrato i risultati di due ricerche sul brand italiano. Se la prima cosa che viene in mente pensando ai nostril prodotti è "cibo, moda e vino", nel settore moda ciò che colpisce del marchio italiano è il design, la passione degli artigiani, le caratteristiche di un prodotto percepito come unico e raro. Ma quanto è importante per un consumatore l'origine del paese per l'acquisto di un prodotto? "Il 75% dei consumatori- continua l'esperto- si dice influenzato dal paese di produzione. L'Italia, coi suoi grandi brand, è ancora una potenza in tutto il mondo. Il problema sta nell'incapacità di gestire quel potere. La forza dei prodotti italiani sta nella creatività, unicità, nell'artigianalità. Una volta capito qual è il target di consumatori a cui si intende vendere, se la massa o le nicchie, non resta altro che pensare alla migliore strategia di posizionamento sul mercato". Un finale confortante che ci consente poi di abbandonarci piacevolmente al buon cibo del ristorante "Il Gattopardo".

M.Z.