SPECIALE ECONOMIA/EVENTI/ Italia protagonista al "Fancy Food"

di Gina Di Meo

La più importante manifestazione del settore alimentare negli Stati Uniti si prepara ad aprire i battenti. Domenica 29 giugno, l'International Summer Fancy Food & Confection Show inaugurerà la sua 54ma edizione al Javits Convention Center. La rassegna si svilupperà su circa 35500 mq, con oltre 2500 espositori, provenienti da tutto il mondo. La sezione internazionale occupa il 36% circa dell'intera superficie espositiva ed il padiglione ufficiale italiano avrà, anche quest'anno, la presenza più numerosa. I partecipanti saranno circa 260, con una vasta gamma di prodotti alimentari e di vini italiani.

Ad inaugurare il padiglione italiano, oltre ad Umberto Vattani, presidente Ice, anche il vice Ministro delle Attività Produttive con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso. Lo abbiamo raggiunto tramite e mail e ci ha concesso una intervista su quelli che sono i temi che toccano la politica del Made in Italy.

Onorevole, lei arriverà al Fancy Food con una valigia carica di...?

«Obiettivi da condividere con le imprese italiane. Quello americano rappresenta infatti il primo mercato di sbocco per i prodotti del Made in Italy, ma il caro euro sta penalizzando le nostre esportazioni. Occorrono strategie condivise e soprattutto un piano promozionale ad hoc negli Stati Uniti per supportare il lavoro straordinario dei nostri imprenditori».

Quali obiettivi vuole raggiungere con il Fancy Food?

«Come dicevo gli Stati Uniti costituiscono uno dei principali mercati, soprattutto nel campo agrolimentare, del mondo e sono tra i maggiori partner dell'Italia in questo settore. Con la partecipazione collettiva al Summer Fancy Food 2008 intendiamo consolidare le posizioni già acquisite sul mercato statunitense per i prodotti più esposti alla concorrenza internazionale, nonché incrementare l'offerta italiana con una presenza sempre più qualificata e diversificata delle nostre produzioni. Nel padiglione organizzato dall'Ice saranno presenti aziende di tutta Italia, molte delle quali coordinate da Regioni, Camere di Commercio e loro Aziende Speciali e Centri Esteri. Tra le regioni presenti ci saranno Sardegna, Abruzzo, Calabria, Piemonte e Lombardia. Saranno inoltre presenti la Campania e la Puglia fuori dal padiglione Ice. Per quanto riguarda il sistema camerale: Lazio, Molise, Veneto, Umbria, Trentino, Toscana, Emilia Romagna e alcuni Consorzi del Lazio e dell'Emilia Romagna. Insomma un buon esempio di fare Sistema».

Quali sono gli strumenti che eventualmente metterà a disposizione per sostenere "l'internazionalizzazione" delle aziende?

«Per gli Stati Uniti stiamo predisponendo una campagna speciale di promozione, soprattutto nel campo della comunicazione, del valore di 10 milioni di euro, che sarà coordinata dall'Ice. Vogliamo inoltre rafforzare il desk anti contraffazione che opera a New York, perché questo è un altro tema molto sensibile alle nostre piccole e medie imprese».

Come affronterete la questione del "veramente falso" che sta danneggiando il brand italiano, caso Parmesan ad esempio, e la Cina?

«Appunto, come le dicevo esistono vari livelli di contraffazione, quello che cita lei è il caso dell'italian sounding, ovvero spacciare per prodotto italiano ciò che invece è stato fabbricato negli Usa o, spesso, in Messico e Australia. E l'Italia, subito dopo la Francia, è la più colpita dai "falsi d'autore" dell'alimentazione. Voglio ricordare infatti che in Italia si realizza più del 21% dei prodotti a denominazione d'origine registrati a livello comunitario. A questi vanno aggiunti gli oltre 400 vini Doc, Docg e Igt e gli oltre 4000 prodotti tradizionali censiti dalle Regioni e inseriti nell'Albo nazionale. Una lunghissima lista di prodotti che ogni giorno, però, rischia il "taroccamento". La situazione è, quindi, di estrema gravità: ci troviamo davanti ad un immenso supermarket del falso e per questo bisogna intervenire con efficacia».

Ritiene che la crisi alimentare spingerà verso il protezionismo? E come si difenderà l'Italia eventualmente?

«Spero proprio di no. Il protezionismo non aiuta, anzi danneggia economie come quella italiana che vivono di export. Oggi il 26% del nostro Pil è rappresentato dalle nostre esportazioni, quindi noi siamo per mercati aperti e non per abbassare le barriere. Tutto questo però, nell'ambito del Wto, deve avvenire secondo il principio della reciprocità. Alle aperture dell'Europa deve corrispondere un'apertura vera dei paesi emergenti, penso soprattutto a Cina, India, Brasile, Messico, Argentina che sono competitor agguerriti e che non possono essere considerati alla strenua di paesi in via di sviluppo come il Gabon o il Belize».

Il Made in Italy tutto sommato tiene ancora, ma quali sono le politiche per "educare" il cliente all'estero?

«Guardi le imprese che tengono sono quelle che in questi anni sono state in grado di affrontare la sfida della globalizzazione ristrutturandosi e puntando sulla qualità. Produrremo sempre meno t-shirt in futuro, ma di certo faremo capi d'abbigliamento di alto design per un pubblico di consumatori di un livello medio alto».

Un recente articolo del Sole 24 Ore ha riportato che l'Italia dal primo posto nel 2005 in materia di brand paese è passata al quinto nel 2007. Al nostro paese non giova di certo la cattiva immagine dovuta a fattori quali scandalo vino, rifiuti, degrado beni culturali. In poche parole, per molti l'italia non è più sinomino di qualità della vita.

«Purtroppo è tutto vero. Il nostro brand, il marchio Italia, si è offuscato in questi due ultimi anni. Non è solo colpa del governo Prodi che non ha saputo reagire e prendere decisioni politiche opportune, i problemi che ha l'Italia sono strutturali. Il caso rifiuti è emblematico, non si è capito che l'immagine della spazzatura non riguardava solo Napoli ma all'estero veniva venduta come l'immagine impazzita di un intero paese. E poi tutti quei no, i veti dei verdi, di certi ambientalisti, hanno paralizzato per anni il nostro paese. Occorre una politica di riforme che vanno dal ritorno del nucleare, a quella delle infrastrutture, fino alla riforma della Pubblica Amministrazione. Restiamo il paese del bello e della qualità della vita, ma non possiamo di certo cullarci negli allori».

Quale sarà la politica del governo per il Made in Italy?

«Il governo ha intenzione attraverso una delega di riformare Ice e Simest (Società italiana per le imprese all'estero, ndr), scrivere un testo unico sul commercio estero, accorpando e riducendo le oltre 300 norme che riguardano il settore. Ma non basta vogliamo creare una cabina di regia nazionale per l'internazionalizzazione, in questi anni troppe Regioni e comuni e enti locali sono partiti in ordine sparso per il mondo spendendo risorse e portando a casa pochi risultati tangibili. Occorrerà mettere a Sistema gli attori che oggi si muovo all'estero e magari creare finalmente uno Sportello Unico all'estero per esercitare funzioni di orientamento, assistenza e consulenza ad imprese ed operatori, italiani ed esteri, in riferimento anche all'attività di attrazione degli investimenti esteri in Italia, nonché di coordinamento di attività promozionali realizzate in loco da enti pubblici e privati. Inoltre svolgeranno funzioni di assistenza legale alle imprese e di tutela dei diritti di proprietà industriale ed intellettuale nonché di lotta alla contraffazione. Alla loro attività, svolta in raccordo funzionale e operativo con le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari e in coordinamento con la rete degli sportelli unici regionali per l'internazionalizzazione in Italia, parteciperanno gli uffici dell'Istituto nazionale per il commercio estero (Ice), dell'Ente nazionale italiano per il turismo (Enit), delle Camere di commercio italiane all'estero con sede nelle località dello sportello, di Sviluppo Italia e di enti e istituzioni nazionali. Un solo desk, quindi, dove l'imprenditore può trovare tutte le informazioni a lui necessarie per investire in quel determinato paese».

International Fancy Food & Confection Show, dal 29 aprile al 1 luglio, dalle 10am alle 5pm, Javits Convention Center, 655 West, 34ma Strada.