PUNTI DI VISTA/ I peccati dell’Ue

di Tony De Santoli

Parliamoci chiaro. L'immigrazione clandestina nell'Europa Occidentale (e negli Stati Uniti d'America) è il più grosso problema sociale, politico ed economico dai tempi della sacrosanta lotta per l'istituzione del suffragio universale, dai tempi della nascita, inevitabile e anch'essa giusta, della civiltà di massa. E' un evento, per opposti motivi e per diversa natura, di proporzioni enormi. E' lo stravolgimento di città e campagne. Per molti, è un incubo quotidiano. Lo è, soprattutto, per la giovane proletaria che, in cambio di un salario da fame, lavora al supermercato e ogni sera, dovendo rientrare a casa, in una periferia deserta e alienante, rischia l'aggressione, rischia lo stupro. Rischia la vita. Ma non si leva una sola voce in sua difesa. Non si leva certo la voce del centro-destra (la Lega è un'altra cosa che forma non ha), non si leva nemmeno quella della sinistra, che dovrebbe avvertirlo il bisogno di correre in aiuto della giovane proletaria i cui genitori, a sera inoltrata, traggono un sospiro di sollievo solo al tintinnio delle chiavi nella serratura. Eppure, è come se lei non esistesse. Piuttosto, la sinistra ha maggiori attenzioni verso l'immigrato clandestino pronto a irrompere in un'abitazione, a spacciare droga. A stuprare. Poverino, non sa quel che fa... E' costretto al furto, allo scasso... E' disorientato... E' smarrito... Stupra? Ma anche gli italiani stuprano...

Ora il presidente della Commissione europea, il portoghese Josè Manuel Barroso, ci viene tuttavia a dire che "gli immigrati clandestini non devono essere perseguiti in sede penale: sono essi stessi ‘vittime'". Scosso dal netto e più che legittimo "no" degli irlandesi al Trattato di Lisbona, il personaggio reagisce quindi con ira, con supponenza, e nel modo insopportabilmente cattedratico di tutti quelli come lui, dei "progressisti" che non sanno che cos'è il progresso, degli internazionalisti da grand hotel, da crociera, da Gambero Rosso; degli "architetti" del deforme, dell'orrido, dei pensatori del nulla. Dei distruttori dell'Europa che essi proclamano invece di voler rafforzare, tutelare, ingentilire. Ma come si fa a tutelare l'Europa se in Europa si accolgono masse di invividui che vi giungono col l'intento di delinquere, che nemmeno conoscono i principi democratici e non intendono neppure conoscerli; che hanno ben capito, fin dall'inizio, una ben precisa cosa: l'Italia è ottima "terra di conquista" poiché chi è chiamato a guidare l'Italia non ha la benchè minima volontà, o capacità, di difenderla...?

L'Eire, la Repubblica d'Irlanda, non vuol fare la fine che abbiamo fatto noi. Per questo Dublino ha respinto il Trattato di Lisbona, documento che spalanca le porte all'abbattimento dell'Europa costruita nei secoli, nei millenni. Ma ormai, almeno in Italia, è troppo tardi. Il varco è stato aperto. Non ci sono più difese. D'altro canto, quel che vuole l'Unione Europea è questo: la cancellazione, all'atto pratico, degli Stati nazionali e quindi del principio di sovranità nazionale. La Ue intende espiare i peccati del colonialismo e tendere la mano a quanti nei loro Paesi hanno conosciuto dittature o regimi autoritari e, in vari casi, ma non poi moltissimi, sofferenze, patimenti, disagi. Così, fa ponti d'oro alla feccia, ma resta indifferente all'ansia e alla paura della ragazza proletaria del supermercato...

Non contento, il signor Barroso seguita intanto a impartire lezioni di morale dall'alto di una posizione alla quale è giunto senza il consenso popolare. Vale a dire, senza esservi stato eletto dai cittadini. Ecco allora che cosa è la Ue. E' la "travesty of democracy".