EVENTI/MIGRAZIONI GIULIANE/ Un capitolo di storia ritrovato

di Michelina Zambella

a memoria conta veramente, per gli individui, le collettività, le civiltà, solo se tiene insieme l’impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare”. È nelle parole di Italo Calvino che trova la sua essenza la mostra documentaria sull’emigrazione giuliana nel mondo, intitolata “Con le nostre radici nel nuovo millennio”, presentata martedì 10 giugno al Consolato Generale d’Italia a New York. La mostra e il documentario di Chiara Barbo, “Triestine Girls” sono stati organizzati dall’Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste (AGM) e l’Associazione Giuliani - Dalmati di New York, presieduta da Jolanda Maurin, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, della Fondazione CRTrieste, con il Patrocinio della Provincia di Trieste e il contributo delle aziende vitivinicole Collavini e Livio Felluga, nonché della nota ristoratrice Lidia Bastianich.
La Mostra itinerante, che avrà presto sede fissa a Trieste, è composta da quasi 300 immagini, tra fotografie e reperti storici. Si articola in quattro percorsi espositivi, identificati da altrettanti colori, che rappresentano aspetti e momenti diversi del fenomeno migratorio, ben illustrato anche nell’opuscolo appositamente realizzato.
Bordeaux per “Fatti e antefatti”, con cui si fa un richiamo storico dedicato alla terra d’origine, per conoscere le tappe di una vicenda migratoria singolare. «Questa esposizione – ha affermato Dario Locchi, Presidente di AGM– nasce per far conoscere, in Italia ed all’estero, una pagina di storia, quella della emigrazione giuliana, poco conosciuta perché scomoda e perciò troppo a lungo rimossa: quella delle foibe. Un’emigrazione diversa – aggiunge Locchi- perché determinata dalle travagliate vicende storico-politiche che hanno interessato le terre della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume, delle Isole del Quarnaro e della Dalmazia (cioè dei territori ceduti alla ex Jugoslavia) alla fine della Seconda Guerra Mondiale e nell’immediato dopoguerra».
Verde per “Il distacco”, rappresentato dalle immagini dei dolorosi saluti prima della partenza friuliana Dai ricordi di una traversata indimenticabile, che nel secondo dopoguerra ha visto sbarcare milioni di Giuliani nelle Americhe, in Australia, Canada, Africa, oltre all’Europa. Continenti che anche la mostra ha già toccato.
Celeste per “Ricominciare” nel nuovo paese. L’impatto con il Nord America è segnato dai grandi porti atlantici, ovvero Ellis Island per gli Stati Uniti e Halifax per il Canada. È da li che si ricomincia con un inserimento che, sebbene segnato da anni di sacrifici e sofferenze, alla fine ha dato buoni risultati. «Ovunque sono sorte capacità imprenditoriali, culturali, intellettuali – dice Locchi- portando al pieno riscatto delle nuove generazioni, come testimoniano le alte percentuali di diplomatici e laureate tra I discedenti degli emigranti». Gli esempi vanno dal Sindaco di New York Fiorello La Guardia all’ospite della serata, Lidia Bastianich Matticchio. Da Pola a New York, Lidia, imprenditrice e conduttrice televisiva, è considerata la cuoca italiana più famosa nel mondo.
Blu per “Ovunque, verso il futuro” cioè guardare avanti. L’esposizione si propone di promuovere il ricordo, perché – dice Locchi- «non c’è futuro se non c’è memoria del passato». Il ruolo fondamentale delle comunità giuliane e delle loro associazioni nel mondo è quello di assicurare il mantenimento della memoria storica e della conservazione dell’identità culturale, con un vitale collegamento con la terra d’origine, soprattutto attraverso iniziative rivolte ai giovani, figli o nipoti di Giuliani emigrati, che debbono conoscere il proprio passato per imparare a conoscere se stessi.