CINEMA/FESTIVAL OPEN ROADS/ Al di là del bene e del male

di Samira Leglib

lI Dolce e l'Amaro", film che narra la storia di Saro interpretato da un magistrale Luigi Lo Cascio nei panni di un giovane svezzato e adulato da Cosa Nostra, ha ottenuto come ci si aspettava un notevole successo tra i film presentati in questa ottava edizione di Open Roads. Abbiamo così deciso di farci dire qualcosa di più, sulla sua trama e sulla sua realizzazione, dal regista Andrea Porporati -qui al suo secondo lavoro come regista dopo "Il sole negli occhi": «E' un film solo apparentemente sulla Mafia. In realtà è la storia di un ragazzo che diventa uomo inserito in una dimensione, quella della criminalità organizzata, che in certi luoghi e per alcune persone, è vissuta come normalità. Il film non è rivolto a chi sta al di fuori di queste realtà, ma vuole piuttosto arrivare a quelli che queste vicende le vivono tutti i giorni in prima persona. Perchè dall'interno, quando ti hanno cresciuto con una certa mentalità e quella è in un certo qualmodo la sola autorità che riconosci, non è facile discernere tra giusto e sbagliato, tra il bene e il male, e le conseguenze a cui inevitabilmente certe azioni conducono. Tutta la storia si basa su fatti veri. La figura del protagonista è ricalcata su quella di un vero pentito che effettivamente si è ritrovato ad aprire una lavanderia e ha realizzare che quella vita, contrapposta a quella criminale, era la vita che voleva. C'è qualcosa di simbolico in questi pentiti che preferibilmente scelgono, una volta redenti, di avviare attività umili e semplici come lavanderie, quasi che in quel lavoro cerchino e identifichino qualcosa di pulito. Volevo un film che non fosse retorico perché credo che la morale non stia scritta nelle stelle ma nella carne e nel sangue. Le persone imparano dalla vita e dagli errori commessi, non viceversa da un principio prestabilito ed uguale per tutti».

Non manca un elogio al set naturale della Sicilia che per questo film si è rivelato, nelle parole di Porporati, «meraviglioso sul piano fisico che umano», disseminato di tesori scenici quali preziosi palazzi abbandonati ma ancora perfettamente intatti.

Nel film, anche Fabrizio Gifuni che in questa edizione di Open Roads è presente in tre pellicole tutte di valore. Gli abbiamo chiesto in quale di essi si è riconosciuto maggiormente: «All'interno di ognuno dei tre film c'è un pezzo importante del mio lavoro. Tre personaggi, ruoli e registi molto diversi tra loro».