Il rimpatriato

Vietato intercettare l'arroganza

di Franco Pantarelli

Con il "problema immigrati romeni" momentaneamente declassato (promosso?) a "problema Romania" - intesa come la squadra che bisognava assolutamente battere per restare nel campionato europeo di calcio - il dibattito politico si è lanciato sulle intercettazioni delle conversazioni telefoniche che i magistrati organizzano per incastrare i criminali. Sono legittime quelle intercettazioni? Sono eccessive? Se ne fanno troppe? E' roba più da pettegoli che da investigatori? E' ammissibile che il loro contenuto venga stampato sui giornali? E la privacy dove la mettiamo?

Ai dibattenti non importerebbe nulla, va da sé, della privacy degli indagati, se non fosse che spesso la criminalità e la politica risultano - come dire? - contigue, cosicché spesso capita che i poveri carabinieri, condannati ad ascoltare centinaia di conversazioni insulse alla ricerca di indizi, si imbattano proprio in qualche politico dalle frequentazioni disinvolte. Nel recente passato è accaduto a molti, la loro rabbia è enorme e ciò spiega come mai questo problema sia tanto "prioritario" - più dell'approvvigionamento energetico, della gente che non riesce a fare la spesa, della strage continua sui posti di lavoro - da indurre addirittura Silvio Berlusconi a preparare un decreto legge, invece di un disegno di legge da presentare in Parlamento, per accelerare la procedura. (Poi, resosi conto della gaffe, ha dato subito la colpa a chi materialmente aveva scritto la parola "decreto" invece di "disegno" perché la sua infallibilità non doveva essere scalfita). Procedura veloce o no, la cosa è comunque partita e presto ci sarà una legge che limiterà le intercettazioni telefoniche.

Può darsi che sia giusto così, ma io - che della privacy dei politici me ne strabatto - le rimpiangerò molto. La cosa che più mi manda in bestia dei politici, infatti, è che la loro doppiezza sia al riparo da occhi e orecchie indiscrete. Di solito ciò che fanno sembra una cosa ed è un'altra; in privato litigano, si minacciano, si ricattano e poi in pubblico, una volta raggiunto l'accordo, si abbracciano e si baciano; le cose più importanti le fanno in segreto e per capirne il senso bisogna ricorrere a faticosissime deduzioni senza la certezza di averci azzeccato. In mancanza del segreto che ne copre gran parte dell'attività, pochi di loro riuscirebbero a conservare l'arroganza e la spocchia che li caratterizza.

In questo senso, le loro conversazioni private che diventano pubbliche (o semplicemente le loro frasi spontanee carpite in qualche modo) costituiscono una sorta di toccasana a tutto ciò. Pensate per esempio alle filippiche scurrili e antisemite di Richard Nixon che i famosi nastri del Watergate hanno consegnato alla storia, o alla possibilità di conoscere le conversazioni intercorse fra George Bush, Dick Cheney e i loro fidi dalle quali scaturì la decisione di rivelare a tutti che la signora Valerie Plame era un agente della Cia; oppure al "Facci sognare" del presuntuoso Massimo d'Alema; al "Ma davvero avremo una banca?" del tenero Piero Fassino; al misero Claudio Scajola che, da ministro degli Interni in carica, definisce "un rompicoglioni" il professor Marco Biagi appena ammazzato della Brigate Rosse, per non parlare dell'illuminante conversazione con Berlusconi che è fruttata all'ex direttore generale della RAI Domenico Saccà il record mondiale di leccaculismo, con il capo che chiede di aiutare un'attricetta per conquistare il voto di un senatore suo protettore (dell'attricetta, non di Berlusconi) e lui che scatta sull'attenti e promette di darsi subito da fare.

Con i leghisti invece non c'è bisogno di carpire nulla. Loro, quando sostengono di "avercelo duro" o quando promettono di usare la bandiera come carta igienica sono cafoni contenti e sinceri, senza distinzione fra il pubblico e il privato. Forse è per questo che nella faccenda delle intercettazioni sono stati gli unici a porre un limite alla foga anti-magistrati di Berlusconi, imponendo che - nella legge che si va a varare - la possibilità di ascoltare le telefonate rimanga legittima quando le indagini riguardano casi di corruzione o di truffa ai danni della pubblica amministrazione.

P.S. Ho detto che i politici non più protetti dal segreto non riuscirebbero a conservare la loro arroganza? Scusate, per un momento ho dimenticato di essere in Italia. In realtà d'Alema ha tranquillamente continuato a fare il ministro degli Esteri, Fassino è ancora un dirigente di spicco del Partito democratico, Scajola è tornato a fare il ministro, Berlusconi ha vinto le elezione e Saccà sembra lanciato verso un nuovo alto incarico alla Rai.