A modo mio

La “guerra civile” europea

di Luigi Troiani

Sono molte le ragioni che motivano l'atteggiamento critico verso l'Italia di esponenti di istituzioni e governi europei. Alcune vengono da lontano, altre dalle riserve di più cancellerie sull'attuale governo e sul presidente del consiglio. Da questo punto di vista, Berlusconi è chiamato ad un percorso in salita. Ne appare consapevole: nelle prime settimane di vita, ha trasmesso l'immagine di un governo con senso della misura e del dialogo.

In Europa siamo guardati con sospetto da chi ci ritiene irrecuperabili alle regole del gioco comunitario. Ci si rimproverano il dissesto finanziario e le pecche della funzione pubblica. Difficile cancellare i giudizi negativi sull'immondizia di Napoli, la caccia agli immigrati nelle città, il sostegno ad Alitalia. Si parla di un'Italia incorreggibile, recalcitrante a richiami e multe, inadempiente nel recepire la legge comunitaria anche quando ha contribuito a produrla. Bon courage quindi, come dicono i francesi, a Berlusconi, pur sapendo le riserve che si nutrono nei suoi confronti per le note vicende giudiziarie e il latente conflitto d'interessi nell'informazione, balzato nuovamente in evidenza dopo la sentenza della Corte europea di giustizia in materia di concessioni delle frequenze televisive in Italia e il tentativo di "sanatoria", poi rientrato, di questo governo.

Il momento chiave è atteso la prossima settimana, al vertice che chiude la presidenza slovena dell'Ue. E' auspicabile che Berlusconi lasci da parte l'irrefrenabile voglia di "piacere" che tracima in battute, gestualità colorita, barzellette, bagni di folla; e si applichi per convincere i partner del Consiglio europeo sulla sua volontà e capacità di tirare l'Italia fuori dal baratro nel quale qualcuno la vede pronta a precipitarsi. Ma sull'aria che tira avremo i primi sentori già domani, nell'audizione che il neo commissario ai trasporti, Tajani, sosterrà al Parlamento europeo. Tajani è stato presidente della delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo; non è subentrato al più importante portafoglio (Giustizia, libertà e sicurezza) lasciato dal Commissario Frattini transitato al Ministero degli esteri, e sarà sicuramente messo sotto torchio dai suoi ex colleghi su questioni come Alitalia e il ponte di Messina. Per inciso, sul prestito di 300 milioni ad Alitalia, la Commissione mercoledì ha aperto formale procedura d'infrazione per presunto aiuto di stato con violazione del mercato.

Frattini, sull'ambizione italiana ad entrare nel club di chi tratta con l'Iran sul nucleare, ha incassato il no di Berlino e il sì di Parigi, interessata a rafforzare il lato mediterraneo dell'Ue. Ciò non toglie che la Francia continuerà ad avere come priorità il rapporto con la Germania. E la Germania, fortunatamente per l'Europa, va assumendo sempre più responsabilità verso l'Europa, uscendo poco alla volta dalla sindrome del Gulliver (già) cattivo. Alla stessa Francia ha detto un no rotondo per l'idea bislacca di Sarkozy sull'Unione Mediterranea; un giorno o l'altro ci richiamerà duramente all'ordine sullo stato dei nostri conti e sull'ordine pubblico. Sul primo punto, teme gli effetti su euro ed inflazione della nostra possibile caduta libera, sul secondo è spaventata dalla porosità delle nostre frontiere, dalla spudoratezza con cui agisce da noi la criminalità italiana ed estera, dalle connivenze politiche col malaffare.

Frattini, vecchia scuola democristiana, è uomo di dialogo, apprezzato in Europa per come ha lavorato da commissario: deve evitare, se la situazione in Italia dovesse precipitare, che possa prodursi una sorta di "conflitto civile europeo" nei nostri confronti. Nessuno si illuda, però, che l'Europa possa assistere senza intervenire ad un'eventuale crisi verticale del paese: nel bene e nel male siamo ancora troppo importanti perché gli altri restino alla finestra a guardare.