ARTE/MOSTRE/ Ispirazione fanciullesca

di Ilaria Costa

All'Istituto Italiano di Cultura di New York si è inaugurata mercoledì sera la prima personale statunitense dell'artista fiorentino Paolo Staccioli. La mostra rimarrà aperta negli spazi della galleria fino al 30 giugno. In linea con la nuova impostazione sinergica che il direttore dell'IIC Renato Miracco ha voluto imprimere alla politica dell'Istituto, la rassegna è stata organizzata in collaborazione con la galleria statunitense Kiesendahl + Calhoun Fine Arts Ltd, e la galleria fiorentina Paradigma in contemporanea con l'esposizione di alcuni bronzi di Staccioli nel meraviglioso parco della Longhouse di East Hampton. 

Nel suo intervento di apertura il direttore dell'IIC ha calorosamente ringraziato Paolo Staccioli che in questa occasione ha generosamente donato alla collezione permanente dell'IIC una sua opera, uno dei suoi famosi guerrieri.

Già il titolo dell'esposizione, Un Viaggio nella Forma: Le luminose Ceramiche di Paolo Staccioli suggerisce immediatamente l'idea di un metaforico viaggio artistico attraverso le forme gioiose, aggraziate ed ironiche delle creazioni in ceramica dell'artista fiorentino. Il visitatore potrà ammirare una raffinata selezione di opere in ceramica, tra le quali spiccano figure di viaggiatori e di guerrieri, cavalli, busti, vasi decorati a dimostrazione della straordinaria perizia tecnica di Staccioli, il quale con una modestia disarmante ci dichiara di sentirsi più artigiano che artista.

Considerato uno dei ceramisti e scultori di maggior talento in Italia, Staccioli è relativamente sconosciuto al pubblico americano, nonostante abbia esposto i suoi lavori in molte istituzioni di tutto il mondo: Europa, Giappone, Brasile, Russia e Cina.

La Città di Firenze lo ha definitivamente consacrato nel novero degli artisti di cui essere orgogliosi nel 2005/2006 con una mostra monografica al Museo delle Porcellane di Palazzo Pitti, seguita nel 2007 da un'altra al Museo Archeologico di Fiesole.

Nato a Scandicci (Firenze) nel 1943, Staccioli ci racconta di aver cominciato giovanissimo la sua carriera artistica e di essere un autodidatta. A soli tredici anni abbandona la scuola per dedicarsi completamente alla pittura, ma negli anni '80 decide di abbandonare la pittura per far vivere i suoi soggetti su supporti di ceramica.  E' a questo punto della sua vita che si può far iniziare l'intensa e continua ricerca nel campo della modellazione di nuove figure, che seppure declinate in forme diverse, ricorrono insistentemente nella sua iconografia.

Centrale nella sua produzione artistica è la figura del cavallo, soprattutto nella forma di un cavallino a dondolo, legato questo ad un vivido ricordo della propria infanzia. L'immagine, come ci racconta Staccioli con contagiosa commozione, emerge da una sua memoria di bambino, quando gli capita di osservare una fotografia del padre sulle ginocchia della nonna che teneva in mano un piccolo cavallino di legno.

 L'artista - allora bambino - guardando la foto di questo suo padre-bambino ricorda di essere già pienamente consapevole che suo padre era in procinto, a causa dell'epidemia dell'influenza spagnola che affliggeva nel 1918 Firenze, di perdere la madre. L'immagine del cavallino gli rimane da allora impressa indelebilmente, evocando nelle sue creazioni allo stesso tempo il contrasto tra l'innocenza della fanciullezza e l'inevitabile esperienza della perdita.

L'artista ci conduce per mano in questo itinerario attraverso i suoi lavori con la perizia di un'abile guida e la freschezza propria di un animo fanciullesco. Ci mostra i temi a lui più cari che costituiscono il filo conduttore dell'esposizione e ci segnala in questo modo come i guerrieri, i viaggiatori ed i più recenti cardinali raggiungano una perfetta osmosi tra le superfici pittoriche e quelle scultoree. Ci racconta inoltre come nella sua biografia artistica siano state determinanti le prime esperienze con la ceramica su bassorilievi in terracotta e la sperimentazione degli smalti vitrei mediante la tecnica della cottura a riduzione d'ossigeno. Tecnica questa raffinata in seguito nella bottega di Faenza sotto l'esperta guida dell'artigiano Umberto Santandrea.

Durante la nostra allegra chiacchierata, resa effervescente dal forte accento toscano, ci confessa di sentirsi ispirato dai Grandi Maestri del Rinascimento e di aver sempre avuto una sorta di passione/ossessione per La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, del quale è rimasto attratto sin da bambino, sia per le sue qualità formali e compositive che per la sua energia espressiva dai toni surreali.

L'influenza dell'arte antica nelle creazioni di Staccioli è tangibile così come il suo costante legame con con la tradizione, reinterpretata liberamente attraverso sistemi associativi ed influssi contemporanei, fino ad arrivare a forme espressive proprie ed originali. Staccioli costruisce la trama del suo mondo fantastico, immerso in uno spazio onirico a partire dai frammenti classici ed Etruschi, dai suoi studi su Leonardo e sui Grandi Maestri della pittura del passato, coniugati con le esperienze del suo vissuto personale.

L'incontro di vitalità creativa e curiosità tecnica sono alla base del percorso artistico e culturale che lo ha portato a scoprire le potenzialità espressive della ceramica, ad assecondare la natura e la malleabilità della materia. Parallelamente all'uso di forme tradizionali egli frammenta, deforma, studia, plasma, taglia ed infine dispone le figure nello spazio dell'intimo.

Questi aspetti sono ben sintetizzati nell'elegante catalogo curato dalla critica d'arte Elisa Gradi, in cui si legge:

Staccioli crea un ampio numero di figure, ispirate alla realtà che lo circonda. Attraverso l'uso della sua inesauribile capacità  inventiva queste figure divengono delle autentiche icone....

In tal modo i viaggiatori divengono degli archetipi di una civiltà che migra attraverso un viaggio senza fine... "Sono uomini e donne reali dalle loro città", costretti ad attendere indefinitamente per treni e metro perennemente in ritardo... "immobili, vacanti, assorti nel pensiero che li aiuta a tollerare l'attesa".

Al termine di questa nostra passeggiata tra i lavori esposti, ci viene spontaneo di  suggerire tre chiavi di lettura da utilizzare mentre si ammirano le ceramiche del maestro fiorentino: leggerezza, grazia ed ironia... vi accorgerete immediatamente che non ne esistono di migliori per riconoscere in esse l'autenticità della "Qualità".