"Giorni e Nuvole": intervista al regista Silvio Soldini. Quando la donna è più forte

di Gina Di Meo

  Stiamo conversando con Silvio Soldini, regista di Giorni e Nuvole, il film scelto per aprire Open Roads, e Richard Peña, ci annuncia, che la pellicola, a partire dall'estate prossima, farà il giro degli Stati Uniti. È una grande notizia che arriva proprio mentre si parla della difficoltà di penetrare il mercato americano. Soldini è contento ma non lascia trasparire molte emozioni, è un uomo di poche parole, ma si esprime alla grande nei suoi film. Tra le altre cose ha diretto, Pani e Tulipani, un film del quale si dice che abbia rispolverato in Italia, nel 1999, il filone del cinema di qualità.

Soldini, si può parlare davvero di rinascita per il cinema italiano?

«Beh, due film italiani a Cannes non è poco e denota una presa di posizione anche in Italia. Vuol dire che è aumentato il numero dei film, il fatturato, il pubblico è tornato nelle sale, soprattutto a vedere film italiani».

Perché ha deciso di girare un film come Giorni e Nuvole?

«Perché volevo girare un film legato alla realtà in cui vivo. Volevo penetrarla».

E la scelta di Antonio Albanese e Margherita Buy nel ruolo dei due protagonisti?

«Sono una coppia inedita e ho voluto dare ad Albanese un ruolo diverso da quelli che di solito interpreta. Anche la Buy ha un ruolo inconsueto, interpreta la donna forte».

Già, il suo film può essere letto anche in chiave femminile...

«La donna è molto più realistica in certe situazioni. Lei si rimbocca le maniche e va avanti. Per un uomo perdere il lavoro significa anche perdere il proprio essere, non ha più un ruolo, in particolare quello di mantenere la famiglia. In certe situazioni è facile cadere in depressione».

Farebbe un film negli Stati Uniti?

«Per ora no, non saprei cosa raccontare. È difficile lavorare qui. Anche se da giovane ci ho vissuto due anni, non mi sento a casa mia».