"La ragazza del Lago": intervista al regista Andrea Molaioli: "Il film racconta il disagio in tanti momenti della vita"

di Samira Leglib

"La ragazza del lago", tra i film presentati in questa edizione di Open Roads, è il primo lungometraggio in qualità di regista di Andrea Molaioli. Lo abbiamo incontrato al Lincoln Center  e ci siamo fatti raccontare come la struttura perfetta del giallo possa diventare "l'alibi" per tratteggiare personaggi e temi della quotidiana realtà. «Il film ha un cuore fondamentale: la possibilità di raccontare il disagio, l'inadeguatezza che si avvertono in tanti momenti della vita. Nella responsabilità che comporta essere genitore, nella difficoltà di essere figli, nell'affrontare una malattia e/o la malattia di una persona cara. Sia in termini pratici che emotivi. Anche se si presenta come un giallo nei suoi elementi più classici, la risoluzione del delitto non è poi così importante. La vera attenzione cade sull'autenticità umana del commissario e del colpevole. Siamo entrati nella storia cercando di dare dignità a tutti i personaggi che, nell'arco della durata del film, si caratterizzano mano a mano obbligando lo spettatore a modificare quella che era solo "la prima impressione". Come nella realtà, le dinamiche relazionali sono molto più complesse di quello che sembrano».

Il film è tratto dal romanzo della scrittrice norvegese Karin Fossum ("Lo sguardo di uno sconosciuto" ed.Frassinelli) e il regista ci racconta come, nonostante la sua lettura fosse avvenuta per caso, abbia intravisto immediatamente la possibilità di un film e individuato in Toni Servillo il perfetto -e non a torto come poi si è dimostrato- protagonista.

Accanto a Servillo, un altro straordinario interprete, Fabrizio Gifuni, che commenta:«Mi ha colpito fin da subito la sceneggiatura e l'idea di riuscire a comunicare un personaggio in poche scene. Mi è piaciuto poi lo sguardo di Molaioli su questa storia che ricorda un po' i grandi romanzi di Simenon di cui sono appassionatissimo. E' un film che smentisce tutti quei luoghi comuni sulla ricetta per una trama di successo: qui non c'è una love-story, non c'è un eroe positivo ma è un film che riesce ad andare in misteriose profondità fino ad incontrare il favore del grande pubblico che ne sta, appunto, declamando il successo».