A modo mio

Guerre di religione e di conquista

di Luigi Troiani

Capita di leggere che i monoteismi di derivazione abramitica, detengano una forte carica di bellicosità e fanatismo. Il comune padre Abramo (Ibrahim per i musulmani, Abraham per gli ebrei), avrebbe trasferito nell'ebraismo, nel cristianesimo e nell'islam la visione unilaterale della storia, fondata sull'"elezione", da parte di Dio, di un popolo (e solo uno) ad interlocutore, con la conseguente esclusione del resto del genere umano dalla considerazione della divinità e dei suoi adoratori. Non casualmente Boccaccio fa chiedere da Saladino al saggio Melchisedech un parere sulle tre religioni abramitiche. Se si può obiettare che il messaggio universalista di Gesù ("Amate gli altri come io vi ho amato") superi (senza però cancellarlo, attenzione!) il legato di Abramo, la militanza armata e vendicativa di Maometto contro i "pagani", la separatezza e l'autoisolamento millenari degli ebrei in attesa del "Messia liberatore",  avvertono sui rischi derivanti dalle premesse teologiche di religioni tentate di scartare l'"infedele" dal consorzio dei benedetti da Dio.

    In quest'ambito l'attenzione va, ai giorni nostri, soprattutto al terrorismo e alla violenza di radice islamica, con le centinaia di migliaia di morti violente prodotte nel nome del Corano negli ultimi decenni. Sembriamo dimenticare quanti lutti ingiusti e inutili abbia provocato, nel tempo, lo stesso cristianesimo, e in particolare la lotta feroce tra cristiani di diverso orientamento. L'accusa di eresia, di apostasia, o peggio di stregoneria o satanismo, per lunghi secoli ha fruttato generazioni di umanità sofferente, destinata a lotte intestine, torture, esecuzioni purificatrici. Tanto più quando, alla presunzione religiosa o redentrice che autorizzava le autorità all'azione repressiva verso i reprobi, si venivano a sommare ben più terreni interessi a conquiste di territori e corone.

    Una delle fasi più significative di questa poco gloriosa storia si registrò nei primi decenni del Duecento, nel sud della Francia, con la crociata bandita da papa Innocenzo III contro gli Albigesi (dal nome della città di Albi) o catari ("puri" in greco), cristiani non obbedienti al papa di Roma, protagonisti dell'autonomia delle regioni provenzali di antica romanizzazione dalla Francia, già barbarica, di Celti e Franchi. 

    Tutto inizia ottocento anni fa, con l'assassinio a Saint-Gilles dell'ambasciatore pontificio e monaco cistercense Pietro di Castelnau, che, come avevano già tentato senza successo altri monaci e prelati, stava cercando di ricondurre l'eresia catara nel seno della Chiesa di Roma. In risposta, Roma scatena nel gennaio 1208, la crociata contro i catari, alla quale aderiscono nobili del centro parigino, borgognoni del nord, avventurieri e mercenari irretiti dall'indulgenza plenaria promessa dal papa e, più materialmente, dall'attesa di saccheggi e conquiste. Ci sarebbero voluti più di vent'anni di lutti, per il trattato di pace del 12 aprile 1229.

    La campagna militare fu avviata sotto il comando di Simon de Montfort, duca di Leicester, che coordinò anche l'episodio più feroce della crociata, nel luglio 1209, contro la città di Béziers, allora feudo dei conti di Carcassonne nella bassa Languedoc, oggi dipartimento francese dell'Hérault. Solo una piccola parte dei circa 20.000 abitanti si dichiarava catara, ma tanto bastò per l'ordine di sterminio dell'abate cistercense di Citeaux, Arnaud-Aumary. Umberto Eco, nel "Nome della Rosa" avrebbe ricreato le atmosfere cupe del tempo dando voce ai protagonisti dell'incendio e della distruzione di Béziers. Vittorio Messori, in "Timone" del settembre 2004 avrebbe tentato di storicizzare l'evento e di contenerne il carattere stragista. L'Europa prova, faticosamente, ad uscire da un passato di conflitti religiosi, etnici, politici.