Che si dice in Italia

La forza della fede

di Gabriella Patti

In questi giorni ricorrono due anniversari molto diversi tra loro - l'uno, sacro l'altro, profano - ma entrambi secondo me abbastanza emblematici di un certo "spicchio" d'Italia. Il pellegrinaggio più lungo d'Italia, quello che da Macerata porta al santuario di Loreto, compie 30 anni. Quei 28 chilometri a piedi sono, ormai, un verso successo. All'inizio, tre decadi fa, vi parteciparono 300 persone. Quest'anno sono stati ben 70mila, una fila sterminata di fedeli in marcia. Gente comune ma anche qualche cosiddetto vip. Il turismo della fede non è mai stato in crisi, sopratutto nel nostro Paese: sono almeno 150 milioni i pellegrini che ogni anno visitano i luoghi simbolo del cattolicesimo. Ma i pellegrinaggi richiedono una convizione e uno sforzo maggiore. E sono in ripresa ovunque, a cominciare da quello forse più celebre di tutti, a Lourdes, e all'estenuante cammino che conduce a Santiago di Compostela in Spagna. E' un segno che la fede, nonostante il lassismo e il consumismo molto prosaico che pervade i centri urbani, è un'"ancora" a cui le persone di buona volontà - e sono la maggioranza - ricorrono per confermare valori che i media e le televisioni, persi dietro ai pettegolezzi da veline o da bassa politica, tendono a sottovalutare. Tra l'altro sono valori sui quali un buon ministro degli Esteri italiano dovrebbe riflettere. Nelle nazioni più diseredate del mondo, il lavoro svolto da missionari e missionarie è sempre più prezioso. E, inevitabilmente - con buona pace dei laici più intransigenti - questo impegno della Chiesa, che a Roma e San Pietro non sempre rifulge, viene di riflesso "addebitato" a tutto vantaggio dell'Italia.

  L'ALTRO ANNIVERSARIO, PROFANO, è quello del Grand Hotel di Rimini. Il grande albergo reso celebre, tra l'altro, dai film di Federico Fellini compie cento anni. Suite da sogno, saloni Belle Epoque, arredi antichi e opere d'arte. Luogo prediletto dalle star internazionali. Dal 1994 è monumento nazionale. Ma per noi resta quello dell'Amarcord felliniano.

   SI RIPARLA DI "CASE CHIUSE», cioé degli appartamenti dove si svolgeva la prostituzione legalizzata. Anche questo, a cinquant'anni dalla celebre legge della senatrice democristiana Merlin che le fece chiudere, è in in fondo un anniversario. Questa volta la proposta di riaprirle viene dalla vulcanica ex parlamentare Daniela Santanchè, portavoce del movimento La destra. Non è un personaggio politico che, francamente, mi faccia molta simpatia. Ma, a rischio di provocare la protesta indignata di qualche lettore, dico che è un'idea sulla quale riflettere, da non respingere a priori con un'alzata di spalle. Per due motivi. Primo: perché è davvero arrivata l'ora di finirla con lo sconvolgente spettacolo che, di sera ma anche di giorno alla luce del sole, si può vedere in tante strade italiane. Non c'è città che non abbia le sue vie del degrado, con i caroselli di clienti a caccia di merce. La fila di prostitute, per lo più povere ragazze sfruttate che vengono dall'estero, ma anche transessuali, è qualcosa di rivoltante. Secondo: perché la Santanchè propone un notevole cambiamento rispetto alle vecchie "case chiuse". La gestione sarebbe direttamente delle signore e signorine che, volontariamente e libere finalmente da schiavitù imposte dai protettori, decidono di intraprendere quello che eufemisticamente viene chiamato il più vecchio mestiere del mondo. Un mestiere, inutile illudersi, che non finirà mai, fino a quando gli ormoni maschili continueranno a... girare. C'è poi un altro aspetto da non sottavalutare: i controlli medici. Per strada non ci sono, i rischi di malattie - anche mortali come l'Aids - sono sempre dietro l'angolo. Invece, nelle case chiuse regolamentate - che qualche giornalista fantasioso ha già ribattezzato "le cooperative del sesso" - le visite e le analisi cliniche sarebbero costanti. Prima di inondarmi di critiche, vi prego, pensateci un attimo.

   E LA POLITICA ITALIANA? Perché non ne parlo? Perché mi sembra che siano gli italiani stessi che tacciono sull'argomento, nonostante la messe dei salotti televisivi che danno spazio sempre ai soliti personaggi, della maggioranza e dell'opposizione. Finora il nuovo governo - per carità è ancora in luna di miele, diamogli tempo - non pare avere fatto granché. Per l'Alitalia, alla quale servirebbe la magia di uno stregone come ha impietosamente ma realisticamente detto il capo di Air France, Spinetta - si è ricorsi alla solita soluzione all'italiano: l'ennesimo salvataggio a spese dello Stato, temporaneo ci hanno detto (ma da noi nulla è più eterno del temporaneo, persino il nostro inno nazionale, quello di Mameli, è tuttora dopo oltre 50 anni, provvisorio, lo sapevate?). A spese dello Stato significa, è chiaro, a spese del contribuente. Così non risolveremo mai nulla.