LIBRI/TRADUZIONE/L’ultima genialità di Federico F.

di Michelina Zambella

 

Leggendolo ci si chiede: "What's the hell is this?". La risposta: "un capolavoro". "Federico F." è il romanzo semi-immaginario in cui Gianfranco Angelucci racconta gli ultimi nove mesi di vita di Fellini, trascorsi tra l'ospedale di Ferrara e Roma, una storia che tra finzione e realtà, si apre con la scena dell'allestimento della camera ardente nello Studio 5 di Cinecittà, dove diecimila tra amici e fan accorsero quella notte del 30 ottobre del 1993 (che paradossalmente coincideva col 50esimo anniversario di matrimonio con la moglie, Giulietta Masina) ad omaggiare la meteora che l'universo stava inghiottendo nel buio.

È da quel momento che si sviluppa tutta la trama di sogni e segni premonitori di un destino inevitabile. La morte. Quella che Federico non aveva ancora previsto, ma si approntava ogni giorno a scritturare. L'ospedale diventa il suo nuovo set, infermieri e medici i suoi nuovi personaggi, soprattutto il gentil sesso che continuava a stimolare i suoi impulsi sessuali e il suo forte senso dell'umorismo. Tutti diventano personaggio in quella sceneggiatura mai scritta, ognuno col suo ruolo. Federico è la mente che abilmente guida quel circo di anime che, dal subconscio, si sentono ispirate e, a loro volta, cercano di restituire quell'energia positiva facendogli visita, pregando per lui, affinchè quel guru, quel Dio potesse resuscitare. Ma nulla da fare. Non c'è rimedio alla morte. Angelucci mostra un Fellini capriccioso e determinato, amante delle donne e del suo lavoro.

"Come Mago Merlino- scrive Angelucci- Fellini era capace di trattare eventi personali come idee da scritturare e sviluppare: la vita era fonte di sceneggiatura costante. Fellini ricreava la realtà secondo la sua visione cinematografica, traduceva gli eventi in ricordi personali e i ricordi in film. I film erano le sue creazioni personali, la congiuntura perfetta di fatti esterni e ricordi intimi che si armonizzano attraverso la sua immaginazione".

Pubblicato in Italia nel 2007 da Avagliano editore (e tradotto in inglese nel 2008 da Giuseppe Natale, e appena pubblicato negli Usa da Bordighera Press), "Federico F.", sarcastico e malinconico al contempo, presenta una struttura narrativa triadica, con identità condivise, un racconto ricco e dettagliato di creazione e restaurazione da cui emerge la supercreatività di un Fellini morente, che non si arrende e continua a vivere attraverso Oscar/ Angelucci. È lui l'apprendista, fedele assistente di Fellini, che vive uno scambio di identità col maestro: scrive per il maestro e vive corporeamente le esperienze che altrimenti sarebbero di Fellini, ridotto dopo due ictus, ad un letto di ospedale. 

Il libro è senza dubbio un magnifico tributo di Angelucci a Fellini, il celebre regista e sceneggiatore italiano, considerato universalmente come uno dei maggiori protagonisti della storia del cinema mondiale. Quanto a Gianfranco, Angelucci è scrittore, regista e autore di programmi televisivi, ha curato diversi volumi sulla produzione artistica di Federico Fellini, di cui era amico e collaboratore: Amarcord, Casanova, E la nave va, Ginger e Fred, Block-notes di un regista; ed i libri fotografici La dolce vita e Un regista a Cinecittà. Ha esordito come scrittore nel 1994 con il romanzo L'amore in corpo. Autore del film Miele di donna, ha firmato per Fellini la sceneggiatura del film Intervista, vincitore del Premio Speciale della giuria a Cannes, e del Primo Premio al Festival di Mosca. Ha diretto Fellini nel cestino e I protagonisti di Fellini, e la registrazione alla Scala del "Balletto La strada" di Nino Rota. Dal 1997 dirige la "Fondazione Federico Fellini". La sua passione per il "Maestro" nasce all'università di Bologna dove si laurea con una tesi sulla grandiosità di quel regista, che seguirà dal post-laurea fino agli ultimi momenti della sua vita, arrivando ad osannarlo col questo penetrante libro.