“Non pensarci” di Gianni Zanasi/L’imprevedibile famiglia di provincia

di Natasha Lardera

 

Arriva un momento nella nostra vita dove bisogna prendere una decisione importante - andarsene di casa per inseguire i propri sogni o rimanere vicino ai genitori, sempre all'inseguimento dei propri sogni oppure adattandosi con il business di famiglia.

Stefano Nardini, interpretato da Valerio Mastandrea, ha deciso di lasciare Rimini per andarsene a Roma e dedicarsi alla sua carriera di musicista punk rock. Ora a 36 anni, con sempre meno copertine sulle riviste e meno dischi, e una ragazza che lo tradisce con un chitarrista di un gruppo di maggiore successo, Stefano, dopo aver visto un vasetto di ciliegie sotto spirito in un autogrill, decide di tornare a casa dai suoi per una breve visita rincuorante. Qui invece tutto è cambiato, e più che ottenere conforto dai suoi cari, sarà lui a cercare di risolvere i loro problemi.

Il papà, Teco Celio, ha lasciato il lavoro nello stabilimento di ciliegie e gioca solo a golf, la mamma, Gisella Burinato, si dedica al giardinaggio e frequenta un corso per essere felice, la sorella Michela, Anita Caprioli, ha abbandonato gli studi per prendersi cura dei delfini del parco acquatico del paese, ed il fratello Alberto, Giuseppe Battiston, è quello che ha preso le redini dell'azienda di famiglia. Ognuno ha i propri problemi e segreti e Stefano, il musicista che ha lasciato casa per una vita di "sesso, droga, e rock and roll", è l'outsider che, usando le parole del fratello, «gioca invece di lavorare mentre la gente normale lavora». Ma chi è normale nella famiglia Nardini o in tutto il paese? Il barista che misura la velocità con cui passano le macchine? Se si osservano attentamente i personaggi, la risposta è nessuno; ognuno è al proprio livello di esaurimento e Stefano è quella boccata di aria fresca che a modo suo fa respirare tutti in modo diverso.

Con Non Pensarci, il regista Gianni Zanasi ha realizzato una commedia dal gusto reale  che racconta la vita di provincia, nella fattispecie quella romagnola, e quella di una famiglia che nonostante tutto si vuole bene. Lo ha fatto in modo mai ovvio e sincero, concentrandosi sia sui caratteri che sulle situazioni. Zanasi ha in passato dichiarato di «aver voluto evitare l'astrazione nel raccontare la famiglia, entrando in un gruppo di persone vere e dunque piene di imperfezioni e contraddizioni. Ho cercato l'imprevedibilità a scapito del giudizio».

Venerdì 6 giugno, 4:00pm e domenica 8 giugno, 8:45