IL COMMENTO/ Cose d’altro mondo
er noi italiani in America ció che sto per descrivere puó essere considerato una "cosa d'altro mondo", ma per i nostri connazionali in Italia siamo noi i marziani, con la nostra totale mancanza di una rete sociale di protezione.
Il titolare di una farmacia alla periferia di Venezia chiama affranto un amico a New York: la farmacista sua assistente, rientrata da pochi giorni dopo un anno di assenza per maternitá, é incinta per una seconda volta. Questo vuol dire che la giovane dipendente andrá nuovamente in maternitá continuando a percepire lo stipendio con i contributi e a maturare le ferie.
In questo caso, per i cinque mesi della maternitá, il datore di lavoro deve anticipare lo stipendio, il 20% del quale lo paga di tasca sua, mentre l'80% é a carico dell'Inps (Istituto Nazionale Previdenza Sociale), cioé l'ente preposto sia al welfare che alle pensioni. Per i seguenti sei mesi il datore di lavoro dovrá poi anticipare il 30% dello stipendio per il periodo di congedo parentale.
Per meglio intenderci, i congedi di maternitá vengono concessi per cinque mesi a stipendio pieno, che vanno ad aggiungersi ai sei mesi di congedo parentale a stipendio ridotto del 70%, ma sempre anticipato dal datore di lavoro a cui viene poi rimborsato dall'Inps.
Pertanto alla farmacista dipendente, dopo 11 mesi per la prima gravidanza ora ne spettano altri 11 per la seconda. É chiaro come il farmacista titolare sia di fronte sia alla difficoltá economica di dover pagare un altro assistente, che al problema organizzativo di trovare qualcuno, dopo aver liquidato regolarmente un sostituto, pensando che, dopo la maternitá, la sua collaboratrice tornasse finalmente al lavoro.
Il farmacista puó considerarsi fortunato. In passato, in un paese vicino al suo, dopo aver lavorato in un ente pubblico per nemmeno 10 anni, una donna ha avuto tre figli di seguito, beneficiando di molti anni di congedo, ai quali sono stati aggiunti i mesi di ferie (in Italia si ha diritto alle ferie anche senza essere di fatto sul posto di lavoro). A queste maternitá e congedi parentali sono quindi stati aggiunti i congedi per malattia del bambino (questi non hanno limiti temporali fino ai tre anni del bambino, ma non sono retribuiti), le ferie accumulate e varie festivitá, per arrivare a cinque anni senza mai essersi recata al posto di lavoro. Tutto ció senza rischiare lo stesso posto di lavoro. Poi, avvantaggiandosi del diritto al pre-pensionamento (le cosiddette baby pensioni del passato), dopo "15 anni di attivitá lavorativa" l'impiegata se n'é andata tranquillamente in pensione. Tranquillamente perché la signora in questione non ha abusato o raggirato le leggi, anzi le ha rispettate appieno.
La morale di questo racconto é che in Italia i vantaggi e la sicurezza di un posto fisso sono noti ed apprezzati, ma allo stesso tempo si possono trasformare in problemi collettivi. Infatti scarseggia la disponibilitá di impieghi a tempo indeterminato, specialmente da parte di piccole imprese verso giovani donne, ed il precariato diventa l'unica forma di impiego a cui si possa aspirare. Inoltre i cosiddetti vantaggi sociali, per il fatto che le mamme sono incoraggiate a stare il piú a lungo possible con i figli, sono tutti da dimostrare, considerando l'alto livello di bullismo e violenza tra i giovanissimi italiani.
* AI LETTORI: la rubrica di Toni De Santoli "Punto di vista" tornerà la prossima settimana.





