Che si dice in Italia
Venti anni fa moriva Enzo Tortora
Venti anni fa moriva Enzo Tortora. La sua memoria deve continuare a perseguitarci. Perché, tra i tanti casi di malagiustizia all'italiana, quella del gentile e molto professionale presentatore televisivo è davvero tragica ed emblematica. Era innocente. Ma i giudici accettarono senza troppe indagini le accuse infamananti e assurde fatte da un pregiudicato. Tortora finì in carcere, sotto i flash dei fotografi, i riflettori delle televisioni e sommerso dai giudizi di colpevolezza preventiva della stampa. Quando ne uscì, completamente innocente, era ormai troppo tardi. Tornò brevemente a lavorare. Ma tra le sbarre si era ammalato, una malattia incurabile la cui causa scatenante era stata chiaramente l'amarezza per quanto aveva dovuto subire. Di quei magistrati troppo solerti e superficiali si preferisce non parlare. Ma c'è chi non dimentica. Per esempio: Vittorio Pezzuto, che ha appena pubblicato un libro assolutamente da leggere: "Applausi e sputi: le due vite di Enzo Tortora" (Sperling & Kupfer editore).
UN ALTRO EROE ITALIANO DIMENTICATO e, soprattutto, che qualcuno vorrebbe dimenticare ce lo ricorda il critico Vittorio Sgarbi. E stavolta la storia è recentissima. Il napoletano Fabio Maniscalco è morto due mesi fa ad appena 42 anni. Era un archeologo militare, e docente universitario, il primo a difendere l'arte in zone di guerra. Basandosi sulla Convinzione dell'Aja, aveva cercato di recuperare e slavare il patrimonio sopravvissuto al sanguinoso conflitto in Bosnia Eerzegovina e, poi, in Albania, Algeria, Nigeria, Kosovo, Iraq e Afghanistan. E' morto per un cancro al pancreas, provocato dalla sovraesposizione nei luoghi incui aveva operato ai metalli pesanti, tra cui il celebre e famigerato uranio impoverito. Non è il solo militare italiano ad avere fatto questo fine: il bilancio, per ora, parla di oltre quaranta decessi e almeno cinquecento ammalati. Maniscalco, appreso che la sua sorte era segnata, si era battuto negli ultimi mesi perché la sua storia e quella degli altri come lui, venisse conosciuta. Invece è stato sommerso dal silenzio imbarazzato delle autorità. Ci voleva un critico d'arte per non far sparire nel nulla una storia esemplare di sacrificio, militanza e dedizione assoluta.
ITALIANI SEMPRE PIU' POVERI. Anzi, messi proprio male nella classifica europea. Non si parla d'altro in questi giorni. I giornali e le tv dedicano le aperture alle cifre sconvolgenti: la metà delle famiglie del Belpaese vive (sopravvive) con appena 1.900 euro al mese. Baristi, benzinai e negozianti - ottime cartine di tornasole per misurare lo stato di benessere di una società e, in questo caso, di malessere - allargano le braccia sconsolati e preoccupati. Qui non è più il problema della quarta settimana. Ormai già al 10 del mese, dicono i commercianti, i clienti spariscono. Perché non hanno i soldi per il pieno dell'auto, per concedersi un caffè e per fare la spesa. Volete un esempio davvero drammatico? In alcuni mercati rionali, a fine giornata la frutta e la verdura rimaste invendute e che deperirebbero il giorno dopo non vengono più buttate. Sono accatastate in un angolo. Dove si affollano per lo più gli anziani: per tentare di racimolare qualcosa da portare a casa gratis. E allora scoprire ancora una volta che i parlamentari italiani, nonostante tutte le promesse di ridursi gli emolumenti, continuano a essere i più pagati d'Europa è davvero irritante. Lo ha ribadito, dati alla mano (del resto facili da procurarsi) una ricerca della Fondazione Rodolfo Debenedetti. Rivelando anche che l'andazzo non riguarda solo Montecitorio e Palazzo Madama. Anche gli italiani eletti al Parlamento europeo guadagnano più dei loro colleghi delle altre nazioni comunitarie. Il che non ha alcuna giustificazione. Si vede che i nostri "onorevoli" sono anche una casta da esportazione.





