EVENTI/LIBRI/L’8 settembre tra due fratelli

Di Gina Di Meo

 

Uno dei periodi più controversi della storia italiana raccontato sotto forma di romanzo attraverso le personalità di due fratelli. Adelfi (Rizzoli, 2007), che in greco significa fratelli, del giornalista Paolo Mastrolilli, è un libro che parla delle atrocità della Seconda Guerra Mondiale ed in particolare di quell'incognita che fu l'8 settembre 1943, l'anno in cui fu firmato l'armistizio tramite il quale l'Italia cessava le ostilità contro le forze britanniche e statunitensi. Giusta o sbagliata che fu la posizione dell'Italia, non è l'argomento su cui ruota Adelfi, che, tra l'altro, lo avrebbe fatto oggetto di facili critiche in un senso e nell'altro. Ciò che rende originale il libro è la storia dello stato d'animo di due fratelli di fronte alla notizia della firma dell'armistizio. Entrambi credono fino in fondo nel'ideale della Patria, entrambi decidono con orgoglio di arruolarsi, ma la Guerra li logora e le loro strade alla fine si allontanano. L'efficacia del romanzo di Mastrolilli è tale perché non è mera finzione, è basato, infatti, su una storia vera perché i fratelli, Alberto e Vittorio, sono rispettivamente zio e padre dell'autore.

Lo ha raccontato lo stesso Mastrolilli che ha presentato a New York il suo libro, ospite della Casa Italiana Zerilli-Marimò, e con la partecipazione di Maurizio Molinari, corrispondente a New York per La Stampa e con lui autore di due libri, Wall Street del Terzo Millennio (Fondazione Liberal 2003) e L'Italia vista dalla Cia 1948-2004 (Laterza 2005). «Alberto - ha raccontato - era un Ufficiale di Marina, assegnato allo Stato Maggiore, che l'8 settembre 1943 decise di unirsi al Fronte Militare della resistenza. Vittorio era un Ufficiale dei Bersaglieri, prigioniero in India, e l'8 settembre decise di non cooperare con gli inglesi. Anche se le vicende fondamentali scritte nel libro sono vere, resta pur sempre un romanzo perché molte sue parti sono lavoro di fiction. Il romanzo mi ha aiutato laddove nella memoria storica c'erano vuoti incolmabili a causa della scomparsa dei personaggi».

Tra le domande di Molinari, il perché della scelta di andare all'estero, in India e in Africa, nei luoghi della prigionia di Vittorio.

«Sono cresciuto - ha spiegato Mastrolilli - con le storie che mio padre mi raccontava della guerra e della sua prigionia. All'epoca ero un ragazzo e non capivo il significato politico di quelle storie. Poi sono cresciuto, ho cominciato a capire ed in me è cresciuta la curiosità di vedere da vicino quei luoghi, volevo riscoprire il mio passato. Se mio padre fosse morto durante la prigionia, io non sarei qui».

La stesura del libro - come ci ha detto Mastrolilli - non è stata sempre un passaggio indolore, perché attraverso le ricerche sono venute fuori cose che fino ad allora erano rimaste ignote alla sua famiglia, ed in particolare riguardanti lo zio Alberto.

Paolo Mastrolilli è nato a Roma nel 1965 e attualmente è a capo della redazione esteri del Tg1 Rai.

Il prossimo 27 maggio alle 6pm, la Casa Italiana Zerilli-Marimò (24W 12 St) ospiterà un altro evento di carattere storico: The Wells Mission to Rome 1940, conversazione con Robert Miller. Come ha preannunciato Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana, Miller è fondatore e direttore di Enigma Books, casa editrice specializzata in storia contemporanea. Ha tradotto Storia degli abrei italiani sotto il fascismo di Renzo De Felice