Italiani in America

Guido Fubini: teorema di una vita

di Generoso D’Agnese

Per chi è appassionato di matematica il nome di Guido Fubini dice molto. Il grande virtuoso dei numeri è stato infatti il fondatore della geometria proiettica (insieme ad Eduard Cech) e il suo testamento porta l'imprinting di un teorema che è entrato a far parte degli annali della matematica. La sua vita però poteva avere altri traguardi se non si fosse svolta a cavallo di Ottocento e Novecento con la parola fine posta durante la Seconda guerra mondiale. Una fine arrivata lontana dalla terra di nascita e sotto l'ala protettiva degli Stati Uniti, per alleviare il tormento di una persecuzione razziale che ancora oggi grida alla vergogna.

Guido Fubini era figlio d'arte. Nato a Venezia il 19 gennaio del 1879, Fubini venne guidato dal padre piemontese Lazzaro, insegnante di matematica del Liceo Foscarini, all'apprendimento di quella sottile alchimia iscritta nei teoremi e nelle equazioni. La sua indole razionale lo portò nel 1896 alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ateneo nel quale avrebbe studiato con nomi altisonanti quali Ulisse Dini e Luigi Bianchi. Il suo nome però balzò alla cronaca già nell'ultimo periodo degli studi accademici. Fubini intitolò la sua tesi di laurea Parallelismo di Clifford negli spazi ellittici, e il suo lavoro entrò a far parte di un'opera molto letta sulla geometria differenziale pubblicata da Bianchi nel 1902.

Ottenuto subito la cattedra di insegnante per l'Università di Catania (nel 1901), il matematico si trasferì dopo cinque anni all'Università di Genova e dopo altri due anni in riva al Mar Ligure, scelse di spostarsi a Torino. In questa città Fubini rimase fino al 1939 e in questo lungo periodo di lavoro, il matematico si concentrò sull'analisi matematica e sulle equazioni differenziali, perfezionandosi nell'analisi funzionale, nell'analisi complessa e nelle funzioni automorfe. Altrettanto importanti sono i suoi studi sul calcolo delle variazioni, sulla teoria dei gruppi discontinui,sulla geometria non euclidea e sulla geometria proiettiva.

Nei suoi lunghi anni trascorsi a Torino Guido Fubini ebbe tra i suoi allievi Eduard Cech, Alessandro Terracini ed Eugenio Togliatti, destinati a lasciare a loro volta il segno nella scienza italiana ma durante il primo conflitto mondiale il matematico fu dirottato su ricerche più pragmatiche e attinenti lo stesso conflitto. Al matematico fu chiesto di migliorare, attraverso ricerche matematiche, l'affidabilità balistica del fuoco di artiglieria, compito che il veneziano ottemperò cercando di distinguere il proprio ruolo di scienziato da quello di tecnocrate al servizio della causa. Gli anni della guerra trasformarono però Guido Fubini in uno scienziato non immune dalla realtà circostante e proprio in tale ottica egli si appassionò alla matematica applicata e applicò i suoi risultati ai problemi dei circuiti elettrici e dell'acustica.

Facile agli entusiasmi, amante della libertà e di carattere aperto e rettilineo, parlava sempre francamente, senza perifrasi e senza preoccupazioni di carattere politico o personale (tale lo descriveva Segre) Guido Fubini venne considerato, dopo Volterra, l'analista italiano più penetrante e intelligente, avendo dato contributi essenziali in molti campi vitali della matematica ma come accadde per tanti italiani, anche per lui arrivò il giorno dell'esilio forzato. Socio nazionale dell'Accademia dei Lincei, dell'Accademia di Torino, di quella dei XL e di altre prestigiose istituzioni, venne espulso da essi in quanto ebreo e dopo la promulgazione delle leggi razziali.

Fu soltanto la prima tappa di un ostracismo che lo avrebbe perseguitato per gli anni antecedenti la guerra. Trasferitosi a Parigi con la famiglia, nel 1938 e grazie all'interessamento di Tullio Levi-Civita attraversò l'Atlantico per accettare l'incarico propostogli da Oswald Veblen della Princeton University.

Nella città universitaria americana, lo scienziato piemontese approfondì la teoria matematica dell'elasticità e si dedicò alla risoluzione di altri problemi di Ingegneria; sua ad esempio fu la risoluzione del difficile problema della flessione di una trave ad asse curvilineo .

Ricominciare a sessanta anni lontano dal proprio mondo costò tanta fatica al matematico italiano. La sua salute ne risultò squassata e la sua apprensione aumentò a causa delle devastazioni operate dalla guerra.

Ma il suo impegno scientifico, negli anni americani, non venne mai meno. A suo nome lasciò un primo esempio di trattazione matematica della correzione dei tiri in artiglieria, studi delle equazioni per membrane e piastre sonore, analisi del comportamento di uno strato dielettrico in un campo elettromagnetico, trattazioni di questioni di ottica, acustica, relatività, di statica della trave e dell'arco e l'opera, in due volumi, scritta con G. Albenga "La matematica dell'ingegnere e le sue applicazioni".

Insignito nel 1919 del Premio Reale per la Matematica, assegnatogli proprio da quell'Accademia dei Lincei dalla quale fu espulso solo per la sua appartenenza al popolo ebraico, Guido Fubini insegnò non solo nell'Institute for Advanced Study di Princeton ma anche nella New York University. Il suo nome però non poté affermarsi secondo i reali valori meritori. La morte improvvisa e i tragici eventi bellici avrebbero infatti assorbito la stampa di tutto il mondo. A Fubini toccò il destino di essere ricordato soprattutto per un teorema.