FIERE NEW YORK/MOBILI ITALIANI SOTTO AI RIFLETTORI/Qualità che “nessun altro possiede”

di Gina Di Meo

 

Anche se con un segno negativo rispetto ai dati dell'anno scorso relativi al 2006, l'export negli Stati Uniti degli articoli di arredamento tiene ed il 2007 si è chiuso registrando un giro di affari di oltre 40 milioni di dollari (fonte Ice). È ormai noto che la produzione italiana di mobili è riconosciuta negli Stati Uniti come qualitativamente superiore alla concorrenza, sia in termini di materiali utilizzati che dal punto di vista stilistico e come ormai avviene da dodici anni, l'area espositiva targata Made in Italy all'annuale International Contemporary Furniture Fair  (svoltasi dal 17 al 20 maggio, ndr) ha attratto l'attenzione sia dei visitatori che degli addetti al settore. E anche quest'anno, per il quarto anno sotto la firma Cosmit, sono ritornati I Saloni WorldWide Furnishing Ideas, una delle principali manifestazioni commerciali del sistema arredo-casa.

Abbiamo incontrato Rosario Messina, presidente Cosmit, durante Italian Luncheon Gusto - A taste of authentic Italian Food, iniziativa sponsorizzata dall'Italian Trade Commission per celebrare il quarto anno de I Saloni all'Icff.

Presidente, pensa che il settore riuscirà a tenere testa alla concorrenza asiatica e al cambio sfavorevole euro-dollaro?

«L'euro forte penalizza la fascia media, quella che maggiormente subisce l'attacco della concorrenza asiatica. Noi, invece, continuiamo a tenere bene ai livelli alti e medio-alti, dove predomina la qualità. È vero, stiamo vendendo un 4% in meno rispetto allo scorso anno ma abbiamo incrementato del 10/15% il valore, ossia vendiamo meno pezzi ma di maggiore qualità».

Per quanto tempo le aziende italiane riusciranno a limitare i loro margini di profitto per cercare di essere competitive sul mercato Americano?

«Ci auguriamo che questo sia l'ultimo anno e confidiamo nelle prossime elezioni americane».

E lo spettro della delocalizzazione per abbassare i costi di produzione?

«Purtroppo nei paesi industrializzati, le aziende pagano il prezzo dell'alto costo del lavoro e per questo si è costretti a produrre anche in altri paesi. Tuttavia questo discorso non vale per i prodotti di fascia alta e che hanno un alto contenuto di manualità. Noi abbiamo una cultura della realizzazione artigianale che nessun altro paese possiede e quindi è inutile delocalizzare in questo settore, qualsiasi esperimento realizzato finora non ha funzionato».

Va bene il suo discorso, ma ipotizziamo che il dollaro continui a restare debole rispetto all'euro...

«Allora in quel caso credo che l'America abbia seri problemi, ma sono sicuro che la situazione cambierà».

Avete in programma qualcosa di particolare per la prossima edizione della Icff?

«Vogliamo uscire dalle "mura" della fiera ed organizzare anche eventi in città. Il nostro obiettivo è di riuscire a trasmettere agli americani un po' di Italian style».

«Le nuove modalità di distribuzione di arredamento negli Stati Uniti, tramite internet e cataloghi - ha aggiunto Aniello Musella - direttore Ice New York - oltre allo sviluppo delle grandi catene al dettaglio, come Ashley Furniture, Rooms to Go, Ethan Allen, Ikea e Crate and Barrell stanno sempre più promovendo una tipologia di arredamento di qualità media a prezzi contenuti, a svantaggio del prodotto italiano che si sta progressivamente collocando in un segmento di eccellenza nel mercato americano. In tale congiuntura di mercato, diventa fondamentale, per i produttori italiani, selezionare dei distributori locali che sappiano informare correttamente la clientela riguardo la qualità dei mobili italiani, sia in termini di design che di scelta dei materiali. L'operatore commerciale statunitense richiede ai produttori esteri l'assoluta puntualità nelle forniture, la possibilità di avere assistenza post - vendita e una continuità di collaborazione, basata sulla fiducia reciproca».