CASA ITALIANA NYU/IL DOCUMENTARIO DI HAVA VOLTERRA/Sulle tracce dell’“Albero della vita”
L'idea di questo documentario è iniziata molti anni fa. Ho sempre avuto un rapporto particolare con mio padre e lui non mi ha mai raccontato molto della sua vita. Io l'ho amato tanto e quando è morto ho sentito il forte bisogno di andare a scavare nel suo passato e cercare di capire chi era veramente l'uomo che mi ha cresciuto".
Il 20 maggio alla Casa Italiana Zerilli Marimò della NYU in collaborazione con il Centro Primo Levi è stato presentato un documentario di Hava Volterra, nata a Gerusalemme e cresciuta tra Israele e gli Stati Uniti. Ingegnere elettronico, Hava ha lavorato nello sviluppo di macchinari ad alta qualità digitale quando la tecnologia con l'uso di internet e del computer era ancora agli inizi. Hava è stata vice presidente di marketing e direttore principale di una compagnia che sviluppava nuovi sistemi tecnologici per cellulari. Grazie a tutte queste conoscenze di computer e immagini digitali, l'artista ha creato il suo primo film-documentario: "L'albero della vita". Ricreando il passato del padre, grazie a racconti di amici, parenti, conoscenti e sconosciuti, la regista, nell'arco di quasi quattro anni, ha raccolto materiale in Italia, Israele e Stati Uniti. Il film inizia come un documentario storico, ma si sviluppa in un rapporto a due tra Hava e suo padre, un incredibile scienziato e studioso, che, tristemente, l'artista non ha avuto modo di capire pienamente durante la sua vita. L'idea del film è nata nella primavera del 2004, quando la regista ha iniziato a filmare prima in America, a San Francisco, poi in Italia, a Milano, Ancona, Firenze, Volterra, Pisa, Venezia, Padova, Roma e infine in Israele. La sua compagna di viaggio e di lavoro è la zia Viviana Volterra Gerner, esperta filmmaker e burattinaia. Le due donne sono partite con una piccola troupe cinematografica ed hanno avuto l'opportunità di visitare la casa ad Ancona dove il padre di Hava e la zia sono cresciuti.
Il film si sviluppa usando diverse tecnologie, tra le quali il disegno animato, le marionette che si muovono e si duplicano nello schermo grazie allo sfondo verde, the green screen, usato anche nei film di Hollywood per creare diversi "backgrounds" con trucchi digitali. "Il nostro viaggio è stato estremamente interessante, non solo da un punto di vista personale, ma anche di conoscenza generale. Molte cose che ho visto e sentito mi hanno aiutato a capire altre situazioni e alla fine del viaggio mi sono sentita un po' più in pace con me stessa", così afferma Hava Volterra, la quale ha trovato nella guida italiana Alessandra Veronese, un punto fisso da seguire durante il suo percorso. Veronese ha scritto un paio di libri sulla famiglia Volterra, banchieri del quindicesimo secolo. La visita in Israele, come afferma la regista "è stata breve ed era concentrata soprattutto nell'intervista ad alcuni studenti interessati alla cultura italo-ebraica. I soggetti sono stati: Robert Bonfil, studioso del periodo italo ebraico durante il Rinascimento, Moshe Idel, studioso di Kabalah e Sergio della Pergola, capo dell'istituto demografico israeliano. Inoltre a Los Angeles ho avuto l'opportunità di conoscere Judith Goodstein, archivista dell'Università di Caltech, che stava scrivendo una biografia sul matematico Vito Volterra, sempre legato alla mia famiglia. Il percorso generale della mia ricerca stato lungo, ma essenziale".
Presenti alla serata erano Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana Zerilli Marimò e Francesco Maria Talo', nuovo Console italiano a New York, che hanno introdotto il film al pubblico. Molte persone sono state parte del documentario di Hava: Giovanni Andreotta, filmmaker italiano che ha collaborato con la regista, Sandro Franchini, direttore dell'Istituto di Lettere e Scienze di Venezia e alcuni abitanti di Monte San Marino, dove una famiglia di cattolici ha nascosto il padre e la zia dell'artista durante il regima fascista, salvandoli dalla morte. Ritornata a Los Angeles Hava ha montato l'intero documentario grazie all'aiuto di David Donihue, artista grafico e montatore video. I due, influenzati anche dalla zia della regista, una burattinaia, hanno deciso di usare anche l'animazione per descrivere la vera storia della famiglia Volterra. Prima di finire il tutto Hava ha deciso di tornare in Israele e intervistare le persone che erano state più vicine per avere una prospettiva più chiara sulla sua personalità. " A quel punto tutto per me è diventato molto più chiaro. Grazie all'aiuto di Ram Shani, un eccellente cameraman, la mia visita si è trasformata in qualcosa di catartico e sono riuscita a capire in modo più profondo mio padre. Il montaggio finale del documentario è stato fatto a Los Angeles nel giugno del 2007 e adesso la mia speranza è portare questo film in diversi festivals e far conoscere la mia storia a tanti sconosciuti".





