A modo mio

Cupido incupito

di Luigi Troiani

 

Tristissima vicenda, questa dell'Aids, o di come uccide l'attività sessuale. Tanto più che la diffusione della malattia potrebbe essere isterilita alla fonte, se solo cambiassero i comportamenti dei soggetti consapevoli di esserci dentro. Ingiusto che partner incolpevoli debbano patire le chele di un morbo dalla genesi così complessa da escludere sinora l'invenzione del vaccino risolutore. Ingiusto soprattutto che le colpe di padri e madri si trasferiscano sui figli (sono 2,1 milioni i bambini che vivono con l'Aids in corpo).

C'è all'origine di questo male, il cui virus di immunodeficienza fu descritto per la prima volta nel maggio di venticinque anni fa dal dottor Luc Montagnier nella rivista Science, la violazione di codici biologici ordinati dall'evoluzione per la nostra specie. Come nel caso dei tumori, cellule (malate) impongono la loro volontà e disarmano altre cellule più deboli (ma sane). Così, nell'ultimo quarto di secolo sono scomparsi  25 milioni di esseri umani, un milione l'anno. In molti erano artisti di rilievo, uomini di scienza, imprenditori ricchi e affermati.

 Chiosando il Nobel García Márquez che ha scritto dell'amore "al tempo del colera", scriviamo dell'amore al tempo dell'Aids, ma con penna meno lieve e giocosa. Perché la responsabilità del diffondersi del morbo è tutta umana, né possiamo prendercela con congiunture astrali sfavorevoli. Perché il terrore di contagio che ha sparso tra le nostre generazioni, non ha solo ucciso in modo spaventoso, ma ha colpito in modo letale eros, lasciando agli amanti impauriti l'orrore del rischio. Paura sanitaria dell'altro ed eccessi igienici, non vanno d'accordo con la fiduciosa complicità, l'accoglienza spontanea, la creativa fantasia di cui si alimenta l'arte del dialogo d'amore. Abolito eros resta il "fare sesso" meccanicistico del condom sempre a portata di mano "così da evitare rischi, non si sa mai...". Un preliminare al gioco d'amore, che il codice bio-psichico dei nostri sensi non prevede e che anzi rigetta, consegnando sempre più gente a pornografia, viagra, autoerotismo, consultorio singolo o di coppia. Cupido scocca sempre meno frecce, incupito dal proprio decadere inatteso.

   D'altro canto, di fronte a certi dati appare inutile rivendicare, rispetto all'attività amorosa, una serenità che non ci appartiene più, e che non sappiamo se le generazioni future potranno godere. L'Aids ha 1.800.000 infetti in Zimbabwe, uccide 20.000 persone l'anno in Myanmar, contagia più del 40% degli adulti in Swaziland, porta l'aspettativa di vita in Botswana sotto i quarant'anni, sfigura l'equilibrio demografico in Africa e Asia. Sono infette 33,2 milioni di persone nel mondo: 2,5 ammalatesi nel solo 2007, anno nel quale i morti di Aids sono stati 2 milioni. E si tratta di cifre da guardare persino con compiacenza, visto che tra la fine degli anni Novanta e l'inizio del secolo la cifra di nuovi infetti arrivava a superare i 3 milioni l'anno e che in alcune nazioni la regressione del male è sostanziosa (in Spagna i nuovi casi sono diminuiti, lo scorso anno, del 17%, confermando la tendenza iniziata nel 1995; il che non toglie alla Spagna, con il Portogallo, di avere il più alto numero di malati di Aids dell'Europa occidentale).

   La formazione sanitaria e igienica, l'educazione ai sentimenti e all'uso erotico del corpo, la lotta al consumismo sessuale, sono i soli strumenti di profondità utili a debellare il male. Non potremo certo riconquistare un sereno legame con la vita di relazione amorosa, mettendo il condom in borsa (e in borsetta, care ragazze e signore) a garanzia dei "rapporti sessuali protetti" consigliati dai governi, distanti anni luce dalle autentiche relazioni d'amore.