PUNTI DI VISTA/Tornano i militaristi

Di Tony De Santoli

 

Mercoledì scorso il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi ha dichiarato che sarà l'Esercito a presidiare le sette discariche previste per lo smaltimento di impressionanti quantità di rifiuti nel nostro Paese, specialmente in Campania. Ma perché l'Esercito e non la Polizia o i Carabinieri? Perché contemplare anche la possibilità che soldati italiani debbano aprire il fuoco su cittadini italiani? Nella Storia d'Italia questo è già accaduto, sebbene per poche volte. Ma dopo la lotta al banditismo in Sicilia nella seconda metà degli Anni Quaranta, dopo le scariche di fucileria ordinate nel 1896 a Milano dal generale Bava Beccaris su operai e famiglie scese in piazza perché esasperate dalla miseria e dalla fame, dopo il fuoco fatto aprire, sempre a Milano, nell'agosto del 1943, su lavoratori antifascisti in stato di agitazione dal Maresciallo d'Italia e neo-capo del governo Pietro Badoglio, questo potrebbe succedere di nuovo.

Ci sono due popoli a questo mondo per i quali è inconcepibile che i soldati sparino sui civili, sui propri connazionali: quello italiano e quello inglese. Ma nell'àmbito del nostro centro-destra la spinta, o perlomeno il desiderio, "la voglia matta", a ricorrere quanto più è possibile all'Esercito, sono vecchi, sono radicati. Fanno paura. Sono il volto del militarismo italiano oggi al potere, come lo fu già fra il 1994 e il 1995 e fra il 2001 e il 2006. Il volto di un militarismo che non viene sbandierato, non viene propagandato, questo no. Ma che appunto esiste, serpeggia, incombe, sa come alimentarsi. E, forse, si va addirittura estendendo. Si trasmette, in vari casi, da padre in figlio. Da madre in figlio... Nel centro-destra le militariste sono più numerose e anche più rumorose dei militaristi. Ne conosciamo alcune, con le quali abbiamo lavorato per anni e anni, che di fronte all'uniforme quasi si sciolgono... Ma la loro più alta deità non sono i Bersaglieri, non sono nemmeno i Paracadutisti, no. La loro più alta deità è la Wehrmacht. Il loro idolo è il Soldato Tedesco. Il quale, nonostante il suo valore e le sue virtù, e comunque la si voglia mettere in termini storici e soprattutto geopolitici, ha pur sempre perso ben due guerre mondiali...

Il militarismo di cui ci liberammo già a diciott'anni, vibra, invece, in signori e signore che hanno superato i quaranta o cinquanta. Signori e signore che rivestono grossi ruoli, che godono di alti incarichi.

Questi personaggi pubblicamente non lo ammetteranno mai. Ma, almeno secondo noi, il loro sogno, l'anelito che li anima, è la visione di uno Stato e di un governo militaristi a tutti gli effetti, se non addirittura di uno Stato e di un governo guidati dai militari. Come se tutti i i colonnelli, i generali, gi ammiragli fossero: grandi amministratori, grandi ingegneri, grandi educatori, grandi economisti e, soprattutto, grandi statisti. Tutto questo deriva da una visione del mondo, della vita, delle istituzioni, puerile, piccina e campagnola (senza offesa, s'intende, a chi vive nelle campagne...). Deriva da un'Italia, piccola, piccolina, ma di nuovo influente, nella quale si preferisce fare a cazzotti, anziché risolvere i problemi con la dialettica, con la duttilità, con la capacità di persuasione.

Proprio "questa" Italia non s'accorge che la figura del soldato è troppo nobile perché a essa si chieda di far fuoco sui cittadini.