OPINIONE/CASO SCHIFANI E LO SCONTRO D’AVANZO-TRAVAGLIO/ Quando l’informazione è contro l’informazione l’informazione

di Francesco Carbone

Il se rimediato. L’informazione che parla di se stessa. Il giornalismo che si scopre disinformato. Strano fenomeno quello di questi giorni, o forse esiste da sempre ma solo in questi giorni ce ne stiamo accorgendo. Parlo del caso Travaglio, diventato poi caso Rai, evoluto infine in caso Travaglio-D’Avanzo. Insomma, chiamato in tutti i modi tranne quello più consono: caso Schifani.
E già, perché purtroppo (per i lettori intendo) oggi come oggi é piú importante come e dove qualcosa viene detto piú che la sostanza di quello che viene detto. Praticamente viviamo in un paese dove la forma dei fatti supera di gran lunga la sostanza degli stessi.
Ma partiamo dall’inizio. Marco Travaglio, noto giornalista indipendente, intervistato una settimana fa durante la trasmissione Rai “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, accusa in diretta il neo Presidente del Senato Renato Schifani di essere un amico dei mafiosi. Il giornalista si riferisce agli anni ’80, quando Schifani era in società insieme a La Loggia, e a due personaggi successivamente condannati per mafia, Nino Mandalà e Benny D’Agostino. Ma anche la prima metà degli anni novanta, quando l’avvocato Schifani si occupava della pianificazione del piano regolatore del comune di Villabate e dei permessi per la costruzione di un centro commerciale, un comune “controllato” dal Mandalà e infatti poi commissariato per Mafia. Secondo i fatti Nino Mandalà, oltre ad essere accusato di aver coperto gli spostamenti del boss Bernardo Provenzano per ben due anni, fu anche condannato in primo grado a 8 anni per associazione mafiosa più 4 per intestazione fittizia di beni. Benny D’Agostino, invece, è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
La stranezza di fondo, questa la particolarità della informazione nostrana, é che lo scandalo non é il fatto in se, ma Travaglio che lo racconta in tv, portandolo a conoscenza del grande pubblico. Tutto quello che il giornalista racconta, infatti, é stato scritto oltre che nel libro “I Complici” di Lirio Abbate e Peter Gomez (il primo cronista dell’Ansa di Palermo attualmente sotto scorta dopo le minacce di morte ricevute dalla mafia), anche dal settimanale L’Espresso nel 2002. Allora, seocndo una recente dichiarazione del giornalista dell’Espresso Gomez, Schifani aveva presentato querela e aveva perso.
Ora, la domanda che sorge spontanea é questa: ma se tutto era stato già scritto e raccontato perché si grida allo scandalo? Le critiche al giornalista sono venute sia da Destra come da Sinistra, persino dai colleghi. Ed é qui che si tocca l’assurdo. Da un paio di giorni, infatti, il giornalista Giuseppe D’Avanzo critica Travaglio dalle pagine del giornale La Repubblica di cui é vicedirettore e di cui lo stesso Travaglio é stato collaboratore. Il collega come prima cosa ha cercato di impartire a Travaglio una lezione di giornalismo, etichettandolo come uno che «bluffa», che «avvelena il metabolismo sociale» e «indebolisce le istituzioni», un manipolatore di lettori «inconsapevoli».
Ma siamo solo all’inizio. Dopo la lezioncina, a cui Travaglio ha risposto per le rime, D’Avanzo ha tirato fuori un’accusa pesantissima: Travaglio si sarebbe fatto pagare le vacanze estive in Sicilia da un mafioso. Il bersagliato ha negato e ha dichiarato che, potrebbe persino ritrovare le ricevute di quella estate, saldate da lui personalmente. E naturalmente è partita la querela, di Travaglio contro D’avanzo.
Insomma, in Italia non bastava la politica contro l’informazione, ora siamo arrivati ad un livello superiore: l’informazione contro l’informazione. E così, in questo contino gioco al rimando l’unico
che ci rimette davvero è il lettore. Avere diritto di conoscere cose o fatti di rilevanza pubblica di chi si occupa proprio della Cosa
pubblica dovrebbe essere un principio fondamentale in un paese civile e democratico. Non è certo questa la sede opportuna per decidere chi tra D’Avanzo, Travaglio o Schifani abbia ragione. Ma quello che proprio non riesco a capire é perché i media non hanno avuto la stessa forza e determinazione nell’informare adeguatamente i cittadini sul passato del nostro attuale Presidente del Senato come stanno facendo per una banale controversia tra due giornalisti.