ENOGASTRONOMIA/STRATEGIE IMPRENDITORIALI/ Nel nome di una qualità unica

di Michelina Zambella

Sarà pur vero che l'Italia non è solo cibo e vino (c‘è anche la storia, l'arte e tant'altro) ma intanto la rarità dei nostri prodotti enogastronomici rende il nostro uno dei Paesi più noti e affascinanti al mondo. I suoi aromi, sapori e colori sono gli ingrendienti essenziali che hanno finora consentito al Made in Italy di tener testa al complesso mondo economico, in cui la globalizzazione aggressiva ha spinto il consumatore ad una confusione tra ciò che vero e ciò che è falso, tra buono e non, tra Parmesan e Parmigiano. A tal proposito si rende necessaria un'azione di chiarificazione, di educazione del consumatore, affinchè ne si orientino le scelte e lo si guidi verso prodotti riconosciuti ma di alta qualità.

È questo quanto emerge dalle interviste che Oggi7 ha condotto con Rosario Procino, Manager per l'Academia Barilla in America nordoccidentale, nonchè Marco Oberto, produttore Piemontese di Barolo e il suo importatore, Eric Munson, Capo di Head of Dancing Bear Cellars.

Rosario Procino ci racconta la sua storia con Academia Barilla. Laureato in ingegneria delle comunicazioni a Napoli, è mentre lavora per la Telecom Italia a New York che viene contattato da Academia Barilla per un progetto di consulenza, fino a diventarne l'attuale Manager delle vendite e marketing in Nord America. Nata a Parma nel 1877, da una bottega di pane e pasta, Barilla, si sa, è oggi il primo gruppo alimentare italiano, leader nel mercato della pasta in Italia e nel mondo, ancora a conduzione familiare. Academia Barilla (http://www.academiabarilla.com/) nasce come primo centro internazionale dedicato a preservare, sviluppare e promuovere la cultura gastronomica nel mondo con prodotti di altissima qualità: dai formaggi stagionati (il Parmigiano Reggiano D.O.P., il Pecorino Toscano D.O.P., il Pecorino Gran Cru Sardo) al Prosciutto di Parma, dagli Oli extravergine D.O.P. all'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Un'attività di promozione che si realizza attraverso: la ricca biblioteca gastronomica, con oltre 6.500 volumi relativi ai più disparati settori e temi dell'alimentazione; la scuola di cucina a Parma, con corsi e servizi a privati e aziende, nonchè gourmet tours per gli appassionati; partnership con distributori, ristoranti e agenzie di viaggi. In merito a quest'ultimo punto Rosario ci spiega che il suo lavoro consiste sostanzialmente nel sostenere l'attività di piccoli produttori italiani che, da soli, non riuscirebbero a garantirsi una presenza oltreoceano, sia per mancanza di fondi che d'immagine. Il brand Academia Barilla diventa dunque uno strumento di penetrazione per quei piccoli ma dediti produttori, nonchè un marchio di sicurezza per il consumatore americano che riconoscerà in esso la qualità e l'unicità dei prodotti italiani. Un'unione perfetta che richiede un lavoro paziente di educazione sia del grossista e che del consumatore americano. «Academia Barilla- dice Procino- ha una sua strategia che punta più ai risultati di lungo periodo, che alla fine danno un buon prodotto, diverso dagli altri. Un lavoro di promozione che si abbina anche all'educazione vera e propria, con corsi enogastronomici realizzati nella scuola di Parma.»

Dall'Emilia Romagna si passa al Piemonte, ma il concetto rimane invariato. È sulla linea vincente "prodotto di qualità- marchio- educazione del consumatore" che insistono Marco Oberto ed Eric Munson, rispettivamente esportatore italiano e importatore americano di Barolo.

Ciabot Berton è l'azienda di Luigi Oberto, padre di Marco (enologo) e Paola (agronomo), situata a La Morra, nel cuore della zona di produzione del Barolo (http://www.ciabotberton.it/index-2.html). "La superficie coltivata a vigneto è di circa 12 ettari, di cui 8 sono coltivati a Nebbiolo e Barolo, ed i restanti a Barbera e a Dolcetto"- dice Marco. «Con solo 50 mila bottiglie di vino, una goccia nell'oceano per un'azienda vinicola, riforniamo i nostri clienti che sono soprattutto grossisti da una decina di paesi di tutto il mondo e appasionati di vino.» Nonostante le piccole dimensioni, l'azienda riesce ad esportare. Il motivo? «Le caratteristiche dei vigneti e la zona, uno spirito imprenditoriale giovane e dinamico che si abbina alla classicità del Barolo, un marchio che si fa pubblicità da solo.» Il Barolo è un prodotto particolare che non sempre piace a tutti, ma colpisce senz'altro il palato del buon intenditore. «Quest'anno non abbiamo prodotto il Barolo: è stata una scelta drastica e antieconomica ma volevamo mantenere alto il nostro standard di qualità.»

È la qualità e il sapore unico del Barolo che ha convinto Eric Munson, un tempo attivo nella finanza di Wall Street, a seguire la sua passione, il vino, da cui è nata l'idea di Dancing Bear Cellars (www.dancingbearcellars.com). «Ciascuno vino importato viene accuratamente selezionato e testato. La qualità della nostra offerta è variegata e rispondente ad ogni esigenza e occasione. Sono il primo ad assaggiare i vini che importo. Adoro i vini italiani e mi piace importare il lavoro di piccoli produttori familiari» dice Eric. «La mia azienda offre anche corsi e seminari aperti a chiunque voglia farsi una cultura sul vino. Il fatto è che oggi abbiamo a che fare con consumatori informati: basta pensare che il numero di bevitori di vino è aumentato sensibilmente negli ultimi anni e a bere non sono solo gli adulti, ma anche i giovani.» Sono proprio quest'ultimi coloro sui quali bisogna puntare con attività di promozioni, quali seminari, eventi, fiere e degustazioni. «È quella piccola quantità di consumatori che fa la qualità» conclude Mark Levy, di Dancing Bear Cellar.