Analisi

Migrare, vero motore della storia

di Peter Carravetta

La conferenza, dal titolo "Migration, History, Identity," mise in rilievo alcune problematiche: La questione dell'identità non deve essere vista sotto il profilo di una valenza identitaria sempre uguale a se stessa nel tempo e nello spazio.

ESTRATTO DALL’INTERVENTO DEL PROFESSORE DELLA SUNY

La  conferenza, dal titolo "Migration, History, Identity," mise in rilievo alcune problematiche:  La questione dell'identità non deve essere vista sotto il profilo di una valenza identitaria sempre uguale a se stessa nel tempo e nello spazio. L'identità di un gruppo, come di una persona, cambia a seconda le circostanze storiche, sociali e anche personali. Gli italiani di cento anni fa non sono identici a quelli di oggi, né nel loro modo di definirsi italiani, né nel loro modo di parlare, vestirsi, o di rifarsi alla stessa storia patria. Infatti neanche la storia è sempre una, ma di generazione in generazione  il passato cambia, ovvero, per precisare, i fatti saranno sempre quelli, ma ciascuno vi vede dei diversi significati a seconda delle circostanze del presente. Per il Risorgimento era importante dimonstrare che da Dante in avanti anche se non c'era la nazione c'era comunque lo "spirito" italiano. Per il fascismo la storia doveva servive a ricuperare la passata grandezza romana, e giustificare una politica espansionista. Per idealisti e storicisti la storia è essenzialmente la vicenda del conseguimento della libertà, e cosi via.

Ne consegue che l'unica cosa di cui invece possiamo essere sicuri è che tutto cambia, e sempre.

Allora perché non guardare alla storia degli emigranti, e con ció all'emigrazione come concetto fondamentale per capire la storia umana, e partire dal presupposto che in effetti sin dall'età paleolitica gli uomini si sono sempre spostati da un luogo all'altro, alla ricerca di stabilità sociali e/o economiche sia pure labili. Se solo prendiamo il Migrare come categoria di fondo di cui  diversi tipi di viaggiatori - esuli, espatriati, profughi, esploratori, missionari, diplomatici, spie, ecc. - ne sono manifestazioni particolari in un dato momento, comprendiamo come all'arrivo, di fronte a diversissimi ambienti, lingue, tipi di lavoro, bisogna cambiare, adeguarsi, e che assumere diverse identità, vivere diversi ruoli, è cosa naturalissima.

Non sarebbe, questo, un modo di abbassare i nostri schermi paranoici e di assumere già in partenza che i nostri medesimi tratti identitari culturali o "nazionali" sono soggetti a imprevisti canbiamenti e scambi, e che alla fin fine siamo tutti dei mestizo? Degli ibridi?  Il mondo riflette questa incessante creolizzazione. Per cui l'identità di un gruppo è sempre cosa fluida e instabile.

 Il migrare è il motore della storia, il destino umano è proprio quello di andare sempre avanti, di scoprire e di scoprirsi. Non sorprenda se i nostalgici sono conservatori, e chi ritualizza il passato ha tendenze reazionarie.