EVENTI/EUROPEAN UNION ASSOCIATION

di Luigi Boccia

Di ambiente e non solo si è parlato lo scorso martedì nella sala conferenza della rinomata agenzia internazionale Deloitte nel cuore del World Financial Center di New York.

Ospiti del symposium organizzato dalla European Union Association il russo Alexander Bulatov, l'indiana Dewi Wahab, la cinese Bai Yonje e l'italiana Francesca Spatolisano, capo della sezione Economic Affairs della comunità Europea i quali, di fronte ad una folta platea di esperti e consulenti del settore hanno affrontato il tema chiave della sostenibilità dello sviluppo economico nel rispetto di norme e politiche ambientali ben definite.

Fra i molti temi sul tappeto, si è affrontato quello della limitatezza delle riserve di greggio e gas e della necessità di individuare fonti energetiche rinnovabili. Anche se tutti gli esperti concordano nell'attribuire all'oro nero un'esistenza non superiore ai 50 anni, la sostituzione di petrolio e gas sembra ancora molto di là da venire. Ciò, ovviamente, anche per ragioni politiche. Illuminante a tal proposito è l'intervento della delegata del governo di Pechino, Bai Yonje, la quale afferma senza mezzi termini che "Pechino è ben consapevole che basare la propria sopravvivenza economica sullo sfruttamento degli enormi giacimenti di carboni presenti sul territorio nazionale è dannoso all'ambiente, alla salute dei cittadini e non rappresenta una soluzione duratura al problema degli approvvigionamenti energetici. Ma - continua - è l'unico modo per contenere i prezzi energetici in una nazione che sta vivendo un momento di crescita economica vertiginosa e che non può permettersi di dipendere da altre nazioni su questo fronte".

D'altronde il problema, persino nell'ambientalista Europa, è più o meno simile. "Vi è la necessità - spiega Francesca Spatolisano - di far fronte da un lato ai disastrosi cambiamenti ambientali, dall'altro di non perdere in termini di competitività e leadership tecnologica. La comunità europea, infatti, ha deciso di puntare su tre pilastri: la sostenibilità dello sviluppo industriale, la sicurezza degli approvvigionamenti e lo sviluppo di tecnologie volte all'individuazione di fonti rinnovabili".

Un target del genere è ovviamente difficile da centrare in tempi brevi e il 2020 non sembra poi così lontano vista l'entità della posta in gioco.

È anche vero che gli obiettivi appaiono ancora più ambiziosi se, come fa notare il russo Bulatov, "ci sono colossi come gli Stati Uniti che si rifiutano di firmare il protocollo di Kyoto".

La situazione descritta da Bulatov è tanto realistica quanto raccapricciante: " c'è un gruppo di nazioni la cui economia è essenzialmente centrata sullo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Sebbene da un alto sia chiara la consapevole dell'enorme danno ambientale causato dal persistere di alcune metodologie di estrazione e raffinazione dei materiali, dall'altro l'unica alternativa sarebbe quella di una pesante e inarrestabile recessione economica. Finchè si è in pista, bisogna continuare a ballare". Questa l'analisi lucida e disincantata del delegato governativo della nazione che in assoluto vanta il primato in termini di estrazione e commercializzazione delle risorse del sottosuolo. Di recente l'accordo tra l'italiana ENI e il governo russo per la costruzione di gasdotti che forniranno un notevole numero di paesi della aria mediterranea.

Non del tutto diversa la situazione  in India, un'altra nazione che da un decennio a questa parte sta vivendo gigantesche trasformazioni economiche, sociali e culturali. Dewi Wahab confessa con un certo orgoglio che "l'India deve la sua crescita economica più al settore dei servizi che a quello delle risorse del sottosuolo. Ciònondimeno tiene a precisare che i costi di uno sviluppo rapido e incontrollato possono avere effetti collaterali anche su economie come quella indiana, dove si è sta passando troppo bruscamente da un'economia di tipo essenzialmente rurale ad una economia basata petrolio-gas-carbone dipendente.

Alla Dott.ssa Spatolisano la parola finale. "Limitare l'impatto ambientale delle tecnologie in uso e al contempo sostenere lo sviluppo e la crescita economica è senza ombra di dubbio la nostra maggiore sfida. Il futuro delle prossime generazioni dipenderà da noi, dai nostri sforzi e dalla nostra volontà di sacrificare ad una parte del nostro benessere a favore di un benessere più duraturo e più diffuso. Tale enorme responsabilità ricade esclusivamente su di noi, cittadini del XXI secolo. Un giorno potremmo essere ricordati per aver salvato il pianeta o per aver contribuito a distruggerlo. Sta a noi!"

Sponsor del symposium, l'ICCA (Italian Center for Commercial Affairs-USA) nella persona del Chairman, Enzo Pizzimenti, che si dichiara " soddisfatto dell'esito dell'evento. Non ci aspettavamo una tale affluenza. Il fatto che così tanti giovani abbiano preso parte alla conferenza dimostra che il livello di sensibilità della gente verso questi problemi sta aumentando e si speri aumenterà ancora di più. In quanto imprenditore italiano che opera sul territorio statunitense, sono onorato di poter dare il mio piccolo contributo per cause così nobili, che dimostrano quanto ragionare in termini di società globale aiuti a superare quelle barriere e quegli egoismi che tendono a farci percepire i problemi mondiali come problemi deglio ‘altri'. Spero anche che aperture da parte dei vari paesi, come quelle a cui abbiamo assistito oggi, facilitino il processo di individuazine di soluzioni che possano fare la differenza per tutti in termini di salute e benessere economico".