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Gomorra in tv, cinema, teatro e musica

di Filippo Brunamonti

Ridotto alla clandestinità, Roberto Saviano, scrittore di Gomorra, è sotto scorta da almeno due anni. La denuncia politica e sociale contro la criminalità organizzata che sta mettendo in ginocchio la nativa Campania gli è costata minacce e intimidazioni forti. "Vuol dire che ha funzionato l'unica arma che finora non era stata usata contro la camorra, quell'arma innocua, spuntata che è la letteratura". Gomorra ha trasformato il suo autore, non ancora trentenne, in una reliquia del giornalismo d'inchiesta, prima ancora che la risonanza del testo diventasse best seller (un milione di copie solo in Italia, è stato tradotto in 33 Paesi). Lo ha crocefisso, marchiato. Ma come per ogni ormeggio, se c'è vento, la barca si sposta.

Vento ce n'è stato e Gomorra approderà a maggio nelle sale cinematografiche per la regia di Matteo Garrone. Persino un festival come quello di Cannes lo ha invitato in concorso. Dalla gabbia d'oro della protezione istituzionale al grande palcoscenico. La luce mediatica, con tanto di funi a forma di spicchi di sole, vale il salto dal testo al metatesto. Soprattutto se il protagonista è Toni Servillo, che ci regala un Saviano in perenne contemplazione, inghiottito dal dolore ma anche reso massiccio dal suo genio e dalla volontà di stabilire in terra la montagna della ragione. La televisione italiana, invece d'essere passiva creatura come capita spesso, ha fatto dell'alfabeto di Saviano un messaggio straordinario di riscatto civile. Anno Zero, il programma di Michele Santoro (Raidue, prima serata), ha dedicato gran parte della trasmissione al libro e al suo autore. Mentre Saviano ribadiva che "la parola mafia, lotta alla mafia, in campagna elettorale non è mai stata pronunciata", la giornalista di Repubblica, Conchita Sannino, riportava alcune voci reazionarie da Casal di Principe (provincia di Caserta). Quando Saviano attacca il regno dei Casalesi, si alzano cori di "sei ‘nu scemo, sei un fallito". Dal tronde, ci troviamo dall'altra parte dello specchio, in compagnia dei fidi del boss Sandokan. Il giorno dopo, 25 aprile, in seconda serata e sullo stesso canale, la trasmissione Palcoscenico ha inaugurato la stagione con lo spettacolo teatrale di Mario Gelardi. In tv è stato proposto il lungo monologo recitato da Ivan Castiglione al Teatro Mercadante. "Non valete niente, ve ne dovete andare", grida di rabbia Castiglione-Saviano in una ricostruzione di piazza campana, con un corpo-eco proteso in segno di sfida ai colletti bianchi mafiosi.

Non solo cinema e teatro per Gomorra. Nella canzone Cappotto di legno, scritta dal rapper Scampia Lucariello, una delle voci dei napoletani Almamegretta, e supervisionata da Saviano, si arriva a raccontare l'assassinio dell'autore di Gomorra per mano di un camorrista. Nel brano c'è persino la voce di Nicola Schiavone, padre del camorrista di Casal di Principe Sandokan. Il prodotto musicale fa discutere quanto il romanzo che l'ha ispirato.

Gomorra infatti è stato accusato di "plagio spudorato" poiché in vari capitoli sono citati in versione integrale articoli e reportage di giornalisti napoletani rimasti rigorosamente nell'ombra. Vedi ad esempio lo stralcio in cui si parla del patto di camorra tra il clan Di Lauro e gli scissionisti, protagonisti della faida che ha insanguinato Napoli tra il 2004 e il 2005. L'articolo originario, scritto dal giornalista napoletano Simone Di Meo, è stato riportato da Saviano senza l'indicazione del quotidiano su cui era apparso (Cronache di Napoli) e del suo autore. La Mondadori ha infine disposto l'inserimento della fonte nelle ristampe dell'opera. Ora però altri giornalisti campani sarebbero pronti a chiedere nuove rettifiche.

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