PRIMO PIANO/GRILLO E LA PROTESTA / DEL 25 APRILE A NEW YORK/ Grillini, V2-Day a Times Square

di Laura Caparrotti

Sono le undici del mattino del 25 aprile 2008. Times Square è come sempre piena di macchine, autobus, turisti, poliziotti e tipi più o meno strani che cercano di attirare l'attenzione per questo o quel tour, ristorante, fast food e così via. Fa caldo, sembra una giornata estiva dal sole velato. Nell'isoletta dove qualche settimana fa hanno fatto scoppiare una rudimentale bomba, proprio davanti alla casetta da cui l'esercito americano cerca di convincere giovani ad arruolarsi, qualcuno sta montando un tavolino. Dopo poco si vede un cartello, che ritrae Beppe Grillo vestito da Zio Tom nella famosissima immagine di "We Want You!". Accanto la scritta legge - in inglese - "la libertà di stampa è manacciata in Italia. AIUTO!" Alcune persone lavorano a spargere i volantini e a stendere sul tavolino una bandiera italiana, che sventolata più tardi da uno di loro ricorda più che la nostra politica andata a rotoli, la nostra gloriosa e appassionata vittoria ai mondiali.

Questo gruppo di volenterosi altro non sono che i Grillini di New York, vale a dire coloro che fanno parte della rete di Beppe Grillo, un network che ormai si dipana in tutto il mondo. I Grillini di New York, però, al contrario di quelli di Londra, Amsterdam o di altre parti del mondo, hanno raggiunto una certa notorietà quando, durante la parata del Columbus Day, hanno contestato l'allora ministro della giustizia Clemente Mastella che in quell'occasione rappresentava sorridente il nostro paese. Grazie al fatto che l'onorevole in questione ha pensato bene di rispondere in maniera poco onorevole, i Grillini di New York sono finiti sulle pagine di tutti i giornali.

Oggi, però, 25 aprile 2008, non c'è Mastella in giro e non ci sono parate; venerdì è il giorno deciso da Beppe Grillo per il V-Day numero due, dove V sta per "Vaffanculo", forma di protesta coniata dallo stesso Grillo, per urlare contro le istituzioni del nostro paese che secondo i grillini sarebbero marce.

L'urlo del V-Day2 questa volta va alla informazione e la protesta si articola in tre punti: contro l'ordine dei giornalisti, contro la legge Gasparri, contro il finanziamento pubblico ai giornali. Ora vi chiederete voi che senso ha fare un evento così a New York, dove non si possono neanche raccogliere firme valide per lo stato italiano?

"Ha senso perchè siamo incazzati! Vogliamo che qualcosa cambi e dunque speriamo che ci ascoltino, che tutti gli italiani si rendano conto che le cose non vanno e si uniscano a noi così da diventare un grande movimento e poter davvero cambiare le cose."

Così ci dice Eva, una ragazza sanguigna che studia alla Columbia University. "Siamo qui per stare insieme - dice sorridente Fiorenzo, colui che insieme a Maurizio ha fondato il gruppo dei grillini a New York - per parlare con chi si ferma, per spiegare cosa vogliamo, come la pensiamo. Sappiamo che non possiamo fare niente in senso legale, ma almeno ci siamo."

Fiorenzo è fotografo, ha una bella moglie, un figlio molto vivace e vive da anni negli Stati Uniti. È lui quello che insieme a Maurizio e a Nicola, non presente perchè non è d'accordo con il modo di gestire il V-day da parte di Grillo, organizza, riunisce e tiene unito il gruppo. Ed e' lui che ad un certo punto si collega con Grillo a Torino tramite skype per testimoniare la presenza dei grillini a Times Square.

La giornata continua, il sole si fa più caldo e altri grillini arrivano all'appuntamento. Sono tutti naturalmente italiani, a New York per lavoro, per studio e per amore come Claudio, trasferitosi da poco con la novella sposa americana da Roma,  dove era parte dei grillini romani. Invece sono gli stranieri a fermarsi a leggere quella frase accanto allo zio Tom grillesco. Quelli che poi firmano i moduli assolutamente solo pro-forma sono coloro che si interessano di politica o che conoscono l'Italia e Berlusconi.

Già, sentendo tanto la parola Berlusconi associata al male del nostro paese, ci si chiede che cosa sarebbe successo se Berlusconi non fosse stato eletto. Avrebbero saputo lo stesso chi era al governo? Avrebbero pensato comunque che Berlusconi era la causa di tutti i nostri mali? Un tassista si ferma per dire che lui segue sempre la politica italiana, mentre Bryan ci racconta di essere stato due mesi in Italia e di sapere benissimo in che situazione versa il nostro paese. Mina, invece, proveniente dalla Corea del Sud intavola una chiaccherata con Fiorenzo sull'Italia e il paese asiatico e su come è vista la Corea dall'Italia e viceversa.

Anche un poliziotto vuole saperne di più di Grillo mentre un giornalista, Eugene, ci racconta di quanto, anche in America, ci siano problemi con l'informazione. Insomma, un grande forum nella piazza più mondiale che ci sia, anche se sia Maurizio che Fiorenzo ci dicono che l'anno scorso, a settembre, a Union Square era stato più bello, con più gente e più interazione.

La giornata si chiude alle 5 del pomeriggio. Manuela, Fiorenzo, Paolo, Maurizio, Roberto (giunto da Long Island con la bicicletta), Michele, Fausto e tutti coloro che hanno partecipato, anche per pochi minuti, tornano alle loro vite che continueranno ad essere impregnate di Grillo e di grillismi. In attesa della prossima manifestazione