Il rimpatriato

Cavernicoli al volante

di Franco Pantarelli

Forse, e sottolineo forse, il mio continuo stupore per il modo in cui i romani guidano ha trovato una risposta. Viene dalla Gran Bretagna ed è stata elaborata da un signore di nome Geoffrey Beattie, responsabile delle scienze psicologiche all'Università di Manchester. Non so quanto sia convincente ma sicuramente non è lusinghiera per i miei concittadini che lasciai venti anni fa per gli Stati Uniti ed ho ritrovato ora che sono tornato a casa. Detto brutalmente, il concetto base è che l'uomo d'oggi ha un cervello da cavernicolo, ma l'elaborazione è un po' più sofisticata, visto che prende forma da quello che viene considerato uno dei momenti cruciali dell'evoluzione umana: il cambiamento del modo di procurarsi il cibo. Fino a quel momento i nostri antenati erano cacciatori-raccoglitori, nel senso che si procuravano la carne attraverso la caccia e i vegetali attraverso la loro raccolta dovunque li trovassero (il che voleva dire che le battaglie con i loro simili riguardavano la contesa dei territori in cui si aggirava più cacciagione e in cui crescevano più piante commestibili). Poi ci fu il salto. La caccia e la raccolta furono sostituite dall'allevamento degli animali e dalla coltivazione dei vegetali, il che comportò per gli esseri umani la trasformazione in stanziali da nomadi che erano, la necessità di costruirsi delle abitazioni, un rapporto più concreto con il loro territorio, una più forte necessità di difenderlo dagli "invasori" e lo sviluppo di un sempre più profondo senso di appartenenza che alla fine di un lungo processo portò alla nascita delle nazioni.

Ci vollero millenni, naturalmente, ma per lento che sia stato, sostiene Geoffrey Beattie, quel processo ha rappresentato niente più che una ancor fresca novità se paragonato alla lunghissima, interminabile fase precedente. In pratica, se considerassimo lunga un metro la vicenda dell'uomo sulla terra, la fase del cacciatore-raccoglitore assommerebbe a novanta centimetri e quella dell'allevatore-agricoltore a dieci. Un tempo troppo breve perché nel nostro cranio si potesse accumulare abbastanza materia grigia. Conclusione: nonostante tutto ciò che è avvenuto da allora - dall'invenzione della ruota alla moderna tecnologia - il nostro cervello è ancora delle dimensioni di quello dei cacciatori-raccoglitori.

La prova? Il fatto che ciò si manifesti soprattutto nel momento della nostra esistenza che somiglia di più all'uomo nomade della preistoria, e cioè quando siamo in movimento, alla guida dell'automobile. E questo fa dedurre a Mister Beattie che per esempio il tizio che ci taglia la strada lo consideriamo la versione moderna del cacciatore che pretendeva di abbattere gli animali che il nostro antenato aveva già "puntato", che quello al volante della sua auto che si avvicina troppo alla nostra è l'equivalente di quello che voleva cogliere le "nostre" piante e che in automobile gli uomini sono molto più aggressivi delle donne, le quali al tempo dei cacciatori-raccoglitori erano testimoni passivi e magari vittime ma non protagoniste delle battaglie.

Sarà per questo che mi capita così spesso di dare dei trogloditi agli sconsiderati automobilisti romani? Per un po' - confesso - il ragionamento di Mister Beattie mi aveva alquanto sedotto. Poi però sono uscite cose che mi tornano poco. Una è che la ragione per cui l'uomo dell'Università di Manchester è molto noto in Gran Bretagna è che fra le sue tante occupazioni c'è anche quella di consulente psicologico della versione inglese del "Grande Fratello", cioè una specie di "basta la parola" per squalificare chiunque. Un'altra è che quando l'impero romano era nel suo massimo splendore gli abitanti di quella che è oggi la Gran Bretagna erano più o meno nella barbarie: perché mai i loro discendenti di oggi sono infinitamente più civili dei discendenti di Giulio Cesare e Ottaviano Augusto? Un'altra ancora è che lo studio compiuto da Mister Beattie è stato commissionato e finanziato dalle compagnie di assicurazione, le quali intendono basarsi sulle sue conclusioni per mettere in piedi un sistema di polizze differenziate. Non faccio lo psicologo e le mie conoscenze della preistoria non sono molto profonde. Ma mi sa tanto che per quanto riguarda il modo di circolare nel traffico di quella che fu Caput Mundi e poi centro della cristianità, il problema è che i vigili urbani, quando ci sono, di fronte alle infrazioni e all'inciviltà guardano dall'altra parte, secondo il solito discorso che in questo Paese le regole ci sono ma non vengono fatte rispettare.