Libera

La torre di Berlusconi

di Elisabetta De Dominis

La  torre di Babele è crollata perché coloro che la popolavano  parlavano lingue diverse e non si comprendevano. E' crollata per incomprensione. Probabilmente si è salvato chi stava in basso ed è potuto fuggire in tempo.

Ora tutti vogliono salire sulla torre di Berlusconi, sebbene si siano scambiati insulti fino alla vigilia delle elezioni, per posizionarsi vicino a lui sulla cima e godere di un posto al sole. Come reggerà non si sa. A meno che Berlusconi non tolga la libertà di stampa, e allora potrebbe oscurare le notizie indicibili. Del resto, ha già molti giornali e giornalisti al suo servizio, benché si lamenti che i più autorevoli non lo incensino. Ha perdonato a tutti i nemici, certo che più affluiranno alla sua corte, più riuscirà ad eliminare il contraddittorio. Tutti dovranno parlare la stessa lingua: la sua.

Il tanto invocato sistema bipolare è stato snaturato da un bipartitismo che si sta rivelando a dir poco imperfetto. Perché gli italiani corrono sempre in soccorso al vincitore: in pratica rischia di divenire totalitarismo. Altro che maturità dell'elettorato, come hanno scritto illustri colleghi. Si è semplicemente cercato di andare con il più forte. E neppure si può ravvisare il bisogno di un terzo polo nel voto alla Lega. E' stato un voto di pancia: la protesta dello stomaco che ha fame. Berlusconi è conscio che se non lo riempirà, lo getteranno giù dalla sua torre.

Più di ogni altro politico il Nostro ha cercato di assomigliare ai suoi elettori, di essere come loro lo vogliono. E se questo all'inizio premia, può anche distruggere. Viene un giorno che lo specchio rimanda un'immagine disgustosa: è la nostra. Ma noi ci arrabbiamo con lo specchio e lo mandiamo in mille pezzi. Inutile dunque lamentarsi. Noi siamo i nostri politici. Che sono così codardi da non riuscire ad essere se stessi. E così presuntuosi da credersi superiori agli altri. La qual cosa li conduce al successo a cui segue la distruzione.

Per quanto Berlusconi sia così bravo da credere perfino lui alle bugie che ci racconta, verrà un giorno che non le sopporteremo più. Suoneranno straniere come una lingua sconosciuta.  

Per quanto Berlusconi possa esser considerato il più bravo di tutti, praticamente un dio, abbiamo già visto che neppure lui è in grado di mantenere l'armonia tra alleati con esigenze totalmente diverse. Sa fabbricare illusioni ma non fare miracoli. E noi siamo un popolo di fede che preferisce avere un dio a cui dare la colpa piuttosto di riconoscere che non esiste e prendersi le proprie responsabilità. Siamo estremamente infantili e il meccanismo della  colpa ci limita ma pure ci riscatta. Così viviamo senza renderci conto che l'affidare il nostro destino ad un uomo, che crediamo e pretendiamo superiore, non ci permette di essere liberi.

An già non è più così convinta di sciogliersi per confluire in "un partito monarchico dove uno decide per tutti". Ma allora se An, Fi e company non si sono ancora sciolti, come avevano promesso, cos'è il Popolo della libertà se non un gran calderone? Dove tutti si sono buttati dentro, ma adesso temono di perdere l'identità. Temono di venir cucinati come un minestrone dove non si sentono più i sapori distinti di piselli, carote, spinaci, eccetera, ma un sapore unico, che é altro rispetto ai suoi ingredienti, dei quali talvolta solo la cipolla riesce ad emergere. Già s'incomincia a temere il monarca come la cipolla e il regno-minestrone surriscalda i sudditi-vegetali. Ma non vegetariani, perché sono già pronti a sbranarsi.

Mentre Bossi si cimenta con il monarca in un braccio di ferro, forte dei voti raccolti, la Santanchè, ingoiato il rospo della  debacle, pur di finire nel calderone fa atto di sottomissione dichiarando che "non ho rotto con Berlusconi perché nel centrodestra è l'unico con le palle". Ieri era pronta a giurare che lei non si sarebbe messa orizzontale, ma oggi è un altro giorno. 

Coraggio, dignità, onore oggi sono solo parole per conquistarsi un posto al sole. E quando tramonta, si pensa che possano essere dimenticate dal popolo bue. Ma chi quei valori etici li ha imparati e fatti propri, non li può cancellare dall'anima, benché provi una sensazione di inadeguatezza e si domandi se ha sbagliato epoca. Forse sì, eppure sono i medesimi che ci permettono di sopravvivere senza ingoiare psicofarmaci per mettere a tacere la propria coscienza.