A modo mio

Rapporto MSF/ Media il silenzio degli innocenti

di Luigi Troiani

"Medici senza frontiere", Msf, è organizzazione non governativa (ong) di grande tradizione e coerenza. Fondata a Parigi da un gruppo di medici e giornalisti, insignita del Nobel per la pace nel 1999, è la maggiore ong di soccorso medico, con quasi venti sedi tra le quali l'italiana. Msf, in collaborazione con l'Osservatorio di Pavia, ha appena presentato il rapporto annuale dell'"Osservatorio sulle crisi dimenticate". E' un sonoro ceffone morale ai tanti giornalisti e commentatori che, guardando alla politica internazionale, mettono in prima fila il gossip salottiero delle cancellerie, il servizio al padrone di turno, i piccoli fatti che toccano la sola provincia italiana, dimenticando che il mondo è più vasto delle loro piccolezze, e che troppe sofferenze e tragedie umanitarie appestano i nostri giorni.

   Le responsabilità dell'ingiusta situazione denunciata da Msf, spetta anche alla gente comune, immersa nel suo quotidiano e volontariamente inconsapevole; che al più, tra un boccone e un bicchiere, ascolta, durante il telegiornale, l'accenno alle crisi umanitarie. E che commenta (forse) con una battuta, manifesto dell'imbarazzo di chi si trova senz'argomenti ad assistere a guai che non lo riguardano: "Ma io cosa posso farci?". O peggio: "In fondo, non se la saranno anche cercata loro?". Per poi passare alla porzione successiva. Dovrebbe, l'opinione pubblica, chiedere maggiore informazione sui popoli che soffrono, ad una categoria, quella di giornalisti e informatori professionali, che ha  l'obbligo contrattuale e deontologico verso i propri clienti, di fornire un'informazione completa su come vanno le cose nel mondo.

   Msf, che mette in prima linea le proprie donne e i propri uomini, nell'assistenza medica a chi soffre gli effetti di guerre, conflitti, carestie, urla il proprio scontento di fronte al silenzio su crisi umanitarie che significano milioni e milioni di vittime innocenti, e ne stila un ben triste elenco. Sono le tappe del dolore universale dei nostri tempi, le stazioni della via crucis che i più sfortunati membri della specie umana percorrono nel civile e tecnologico anno 2007. Somalia (centinaia di migliaia di uomini in fuga), Zimbabwe (3 milioni di sfollati su 12 di abitanti;1.800.000 infetti di Aids ), tubercolosi farmacoresistente (2 milioni di morti, 9 milioni incubano la malattia), malnutrizione infantile (5 milioni, minori di 5 anni, ne muoiono ogni anno), Sri Lanka (migliaia di morti e centinaia di migliaia di fuggitivi), Repubblica democratica del Congo (in oriente guerra, sfollati, vittime di violenza sessuale), Colombia (vita precaria nelle zone di conflitto), Myanmar (isolata, 210.000 casi di malaria, 20.000 morti l'anno di Aids), Repubblica Centrafricana (civili persi tra gli scontri dei gruppi armati), Cecenia (decine di migliaia di sfollati, rapimenti, combattimenti, omicidi mirati, miseria ovunque).

   La notiziabilità di dette crisi umanitarie è pari alla invisibilità: nei tg italiani solo Myanmar (per via della repressione violenta delle manifestazioni dei bonzi) e Somalia (è pur sempre una ex colonia) hanno superato rispettivamente le 200 e le 100 presenze. Le altri crisi sono sotto: dal terzo posto della Colombia con 65 presenze, al quarto della Cecenia con 33 notizie, al desolante zero della Repubblica Centrafricana. Auspicabile che il rapporto Msf suoni la sveglia alle coscienze dei nostri media. Conoscere è il primo indispensabile passo per qualunque intervento politico o di solidarietà, verso chi soffre. I media non devono sottrarre lettori e ascoltatori alle loro scelte; quindi informino con obiettività sulle crisi umanitarie che continuano ad imperversare, senza sconti di comodo, tenendo in mente l'esigenza di verità e testimonianza che appartiene alla professione