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All'IIC di NY l'autore Maurizio Fantoni Minnella

di Michelina Zambella

E' possibile che il cinema italiano riscopra la passione per la politica in un momento storico in cui sembra prevalere piuttosto il principio dell'evasione a ogni costo? Sembrerebbe di sì a giudicare dagli ultimi film di Bellocchio, Bertolucci e Marco Tullio Giordana. La risposta viene dal libro che Maurizio Fantoni Minnella, scrittore, saggista cinematografico e studioso di letteratura in lingua spagnola, ha presentato martedi 22 aprile all'Istituto Italiano di Cultura di NY, "Non Riconcilati. Politica e società nel cinema italiano dal neorealismo ad oggi"(Utet libreria, 2004), cui è seguita la visione del film "I Cento Passi", scelto da Minella "perchè racconta del 68 in un piccolo paesino dove un giovane paga sulla propria pelle la sua rivoluzione contro la mafia locale".

"Non Riconciliati" ripercorre e riconnette tutta la tradizione del cinema "politico" d'autore, che ha interpretato il malessere sociale e la rivolta, il disagio collettivo dell'Italia postfascista, rivelando al tempo stesso i limiti del cinema ideologico all'interno di una struttura socioeconomica di stampo neocapitalista. All'interprete che gli chiede quale sia il bello e il brutto del cinema politico del ‘68, Minnella risponde: "Il bello sta nella volontà del cineasta di intervenire con la cinepresa nell'ideologia politica di allora; il brutto sta nel risultato estetico di tale entusiasmo, spesso al di sotto delle aspettative, perchè il neorealismo ha imbrigliato la creatività del regista. Credo che la storia del cinema italiano debba fare giustizia nei confronti di alcuni risultati cinematografici del 1968, periodo in cui si era nelle barricade con la macchina da presa, perchè tutto ciò che non rientrava in una certa ideologia politica non poteva essere ripreso e raccontato".

Se Minnella consiglia assolutamente la visione di "I Pugni in tasca" di Marco Bellocchio, perchè coniuga la sua rivolta nichilista personale contro l'eredità del cinema inglese creando un film politicamente antropologico, al viceconsole Antonini che gli chiede di Fellini, il critico risponde: "Fellini è stato un autore fin troppo personale ma senz'altro La Dolce Vita ha rivoluzionato la narrativa del cinema italiano, laddove Otto e mezzo è espressione di un neorealismo bizzarro, un film troppo ameno, in cui la grande libertà del regista sfocia in trovate molto slegate. Visconti invece è un esempio di regista dimenticato oggigiorno, quasi detestato".

"Non riconciliati" è il sentimento verso la storia politica del nostro paese, fatto di illusioni e di fallimenti, storia di cui non se ne vuole accettare il peso. Ma la storia deve continuare: non si può semplicemente mettere una pietra sul ‘900, senza considerarne tutti i nodi irrisolti che ci portiamo dietro. Il disancoramento dei quarantenni e il disagio dei giovani è espressione di questa sorta di sospensione nella quale viviamo, in attesa di riannodare questi fili irrisolti e trovare nuovi metodi di lotta. "Perchè- dice Minnella- esistono ancora registi che credono ai valori di giustizia e continuano a lottare, come si continuerà a fare contro il governo di destra di Berlusconi".