Arte

Oltre il bello dell'arte...c'è Mari

di Monica Mascia London

Il culto della sperimentazione di nuove forme come emblema della modernità si coniuga alla praticità delle cose di tutti i giorni per fare del design un'arte d'alta qualità, utile e funzionale. Questa è l'idea alla base del percorso artistico di uno dei più rinomati artisti nel campo del design italiano: Enzo Mari, secondo il quale l'arte non si colloca come mera rappresentazione della bellezza estetica, ma come un mezzo utile che deve servire ad uno scopo. Un processo di ricerca estetica in cui la forma giustifica il contenuto (e viceversa), e in cui l'essenzialità del linguaggio artistico si pone come un mezzo di comunicazione percettibile ed accessibile all'occhio dello spettatore.

A dare omaggio all'arte del maestro italiano è stato l'Istituto di Cultura Italiano di Los Angeles, diretto da Francesca Valente, che ha ospitato nelle sue eleganti sale una mostra dedicata a più di 60 oggetti creati dal noto artista milanese e prodotti da importanti case di produzione di oggetti di design, tra cui Alessi, Artemide, Danese. La presentazione di questa mostra nella sede dell'Istituto di Cultura di Los Angeles è particolarmente adatta in quanto l'Istituto si è affermato negli ultimi anni come una vetrina del mobile italiano contemporaneo (in cui si trovano oggetti creati da importanti artisti come Gio Ponti, Tobia Scarpa, Vico Magistretti, Achille Castiglioni, ecc.).

Valente ha affermato che "l'evento è stato organizzato come omaggio non solo ad un artista di eccezionale talento, ma anche alla massima espressione del Made in Italy". Sottolinea, inoltre, in qualità di coordinatrice, l'importanza di far circuire l'evento che rappresenta la prima retrospettiva in Nord America delle opere di Enzo Mari. Dopo Los Angeles (in esposizione dal 10 aprile al 26 giugno) saranno esposte presso gli Istituti Italiani di Cultura di New York, Chicago, Washington, Toronto e San Francisco. 

Gli oggetti esibiti hanno quel gusto tipicamente italiano facile da riconoscere: sedie e tavoli dalle forme sinuose ed eleganti, il noto calendario da scrivania, il portaombrelli o il vaso di bamboo. L'idea è quella di produrre oggetti di qualità ma anche utili, da usare tutti i giorni, e così troviamo anche il colorato e moderno scolapasta, lo spremi-agrumi e i vassoi da tavola (prodotti dall'Alessi).

Mari inizia la sua carriera d'artista da giovanissimo, nel clima del dopoguerra, è così che ci racconta: "Avevo  quattordici anni, Milano era distrutta dai bombardamenti ed era piena di artigiani, operai, poeti, imprenditori, e tutti insieme -eravamo appena usciti dal fascismo- indipendentemente dal livello sociale e dall'ideologismo, stavamo costruendo la città nuova. Io ho avuto questo imprinting: il progetto serve a cambiare il mondo e a realizzare una società diversa".

Questo è stato il clima in cui si è formato l'artista che ha interrotto gli studi classici e ha cominciato a lavorare giovanissimo avendo sulle spalle una famiglia di 5 persone. E' sempre lui che ci racconta: "Dopo aver fatto vari lavoretti decido di ritornare a studiare, ma non avendo il titolo liceale non potevo essere ammesso all'università. Invece poi scopro che posso iscrivermi all'Accademia delle Belle Arti di Brera, e allora mi dico: devo fare l'artista!". Inizia, dunque, la sua carriera d'artista un po' per caso, per cercare un modo di sopravvivere, un "riscatto sociale" che tipicamente a quell'epoca si cercava nel mestiere dell'operaio. Arrivato all'Accademia passa da un corso all'altro fino a quando, da autodidatta, va a scoprire i grandi maestri in Toscana: Giotto, Masaccio, Piero della Francesca e così scopre che cos'è il senso dell'arte. Ed è così che la definisce: "L'arte è una finestra che si apre sull'infinito, non parla mai della banalità della vita o di ciò che è mediamente necessario. La forma ci parla dell'infinito".

Così comincia a fare le sue ricerche, compie degli studi sulla percezione e, contemporaneamente, comincia a riflettere sulla merce. "Mi sono reso conto che le industrie che producono hanno delle competenze tecniche ma non hanno le competenze della forma, come ce l'avevano gli antichi maestri nelle botteghe rinascimentali. Nella retorica del socialismo, l'operaio era considerato il "miracolo" e così sono andato a lavorare in fabbrica  e da un lato ho acquisito le culture tecniche e dall'altro ho trasmesso le culture della forma". E questa è un po' la matrice del lavoro dell'artista: fare in modo che l'oggetto sia vendibile senza piegarsi al meccanismo del mercato che definisce "il drago dalle mille teste", e mantenere un'autonomia di pensiero e una buona dose di creatività. Un argomento per la quale l'artista si è dibattuto per lungo tempo e sul quale ha scritto anche diversi saggi. Il suo eclettismo e il suo spiccato pensiero critico lo hanno visto professare come artista, professore universitario, scrittore, politico. Le sue opere trovano spazio nei musei di tutto il mondo dal Museum of Modern Art in New York al Power Institute of Fine Arts di  Sydney,  lo  Stedelijk  Museum  di  Amsterdam  fino  all'Archivio  di  progetti  dell'UniversitaÌ di Parma, che conserva ben 9000 tra schizzi e progetti dell'artista. Il suo lavoro artistico ambisce ad una dimensione atemporale opponendosi all'invecchiamento dell'oggetto la cui forma rimane sempre attuale e non passa di moda. Presente alla mostra è, inoltre, una seriografia delle sue stampe più famose, tra cui spiccano "la mela" e "l'oca" e "sedici animali", un puzzle per bambini. I giocattoli per i bambini sono stati i primi oggetti creati dall'artista milanese: "Ero un ragazzo povero che ha avuto da giovanissimo due bambini. Vivevamo in una stanzetta, li ho visti nascere e crescere, e intanto io mi arrabbattavo sul mio tavolino e osservavo quello che facevano e quindi ho progettato un paio di giocattoli come strumenti per imparare". Oggetti d'arte che sono, dunque, un mezzo di comunicazione al contempo estetico e funzionale.

A presentare la mostra, a cui ha preso parte un vasto e curioso pubblico di spettatori, è stata la direttrice Valente e il console generale di Los Angeles Nicola Faganello, che hanno dato omaggio all'artista consegandogli il premio "IIC (Istituto Italiano di Cultura)  Lifetime Achievement Award" per l'architettura. Il premio consiste in una scultura intitolata "Il Tondo" creata dall'artista toscano Mauro Staccioli (commissionata dal Museo di Arte Contemporanea di San Diego). Il premio "IIC Lifetime Achievement Award" è stato istituito dall'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles come riconoscimento dell'eccellenza italiana nel mondo in ogni settore delle arti e delle scienze.