Benedetto XVI negli USA e il viaggio sul web

di Filippo Brunamonti

Prima la Storia andava in tv, oggi passa attraverso i cavi sbrecciati del web. Un assunto di cui Benedetto XVI ha dovuto tener conto quando siti internet e blog hanno scavalcato la percezione classica di comunicazione di massa dedicando al suo viaggio apostolico negli USA milioni di post e di articoli-diario. Là dove non arrivano i media canonici (dirette, link, 2.0), i mezzi d'informazione attuali rivoluzionano (sempre più) il peso giornalistico della blogosfera e degli internauti. Se quindi fino a una decade fa si bollava come impossibile la capacità strumentale di rendere esaustivo un certo racconto o una certa inchiesta, oggi le voci nella rete sfatano il limite e lo sorpassano. Indistintamente. Giornalismo o meno, il lettore ha comunque un'idea più ampia dell'evento. Nel caso di Papa Ratzinger, i diari online più seguiti sono stati quello di John Allen, biografo non ufficiale del pontefice e "cane da guardia" del National Catholic Reporter, insieme a quello di Sister of Mercy e David Gibson. A montare la crasi e il doppio - Wojtyla Papa della tv, Ratzinger Papa di Internet - è stato il Corriere della Sera nell'articolo di Gabriele De Palma del 16 aprile.

Se Gibson, nel suo cyber-spazio, ridicolizza la decisione di celebrare la messa nello stadio di baseball degli Yankees (il biografo avrebbe preferito il campo dei Metz per fede sportiva), Rocco Palmo ha superato i giornalisti professionisti rivelando la lista di litanie e preghiere utilizzate per gli appuntamenti americani (un piccolo scoop).

Al di là dei commenti americani (la chicca è "A Papal discussion" che potete seguire a questo indirizzo http://thepope.blogs.nytimes.com/), anche la rete italiana non è stata guardare. Il "Papa Ratzinger blog", nato come omaggio al Santo Padre, nella sua rassegna stampa giornaliera chiama a commentare le notizie papali invitando gli ospiti a fornire più documentazioni. Il blog ha messo a disposizione anche uno spazio "in diretta" quando il Papa ha incontrato Bush e in altre occasioni. E' stata la prima piattaforma a postare il discorso alla Casa Bianca e a mostrare live il coro di "happy birthday" che ha accolto Benedetto XVI (al suo 81mo compleanno) in terra americana.

L'ottavo viaggio apostolico internazionale è stato inseguito via blog anche da "Spirit of America" di Marco Bardazzi: "E' il primo Papa nella storia a essere stato prigioniero di guerra degli americani - scrive Bardazzi - e ora che sbarca in America, a seguire da lontano il suo viaggio ci sono anche i carcerieri di un tempo. Qualcuno tra gli anziani ex soldati americani che nel 1945 catturarono in Germania il giovane Joseph Ratzinger si è messo in contatto con Bendetto XVI, inviandogli un libro e ricevendo in risposta un biglietto". Il blog della "Compagnia dei Tipi Loschi" ha chiesto un commento a Riro Maniscalco (da oltre dieci anni al lavoro negli Stati Uniti) per dare ai lettori la temperatura emotiva del tour oltreoceanico. "Che cosa si aspetta l'America da questa visita?", chiede retoricamente Maniscalco. Nel suo commento emerge una viscerale incomprensione tra media e Papa: "I media, quelli che contano, dal New York Times a Time, Newsweek al Wall Street Journal, guardano con curiosità a questo Papa che "ama l'America"... Quello che i media non possono capire è che cosa sia questo amore... Non lo possono capire perché per capire il Papa occorre capire la natura della fede cristiana".

Venerdì, prima che il Papa pronunciasse l'atteso discorso alle Nazioni Unite, "News Video Blog" e il "Centro Culturale di Lugano News" hanno lanciato online la Tavola Rotonda in videoconferenza con l'ONU (New York), l'Unesco (Parigi) e la Commissione europea (Bruxelles): dopo l'intervento del Governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, l'auditorio si è collegato in diretta con l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per assistere su maxischermo all'Allocuzione di Benedetto XVI. Dalla rete al caro, vecchio etere. Ad ogni modo, onde elettromagnetiche in odore di santità.