Il rimpatriato

Il mio voto contro

di Franco Pantarelli

Questa domenica e gli italiani d'Italia stanno votando, mentre quelli d'America lo hanno già fatto. Gli uni e gli altri hanno in comune che il risultato lo conosceranno solo domani, a causa delle antiquate leggi di questa Paese. Sarà stata "voltata pagina", come secondo Walter Veltroni era indispensabile affinché il Paese riprendesse a camminare, o è stato decretato il ritorno di Silvio Berlusconi, come gli ultimi sondaggi conosciuti facevano pensare (ma è più di una settimana che ai comuni mortali non è dato conoscere gli eventuali sviluppi dell'umore degli elettori)? Sapere è proibito ma sperare no. E la mia speranza è per così dire antiveltroniana. Non nel senso che voterò per Berlusconi ma nel senso che non voterò "per" qualcuno, come l'ex sindaco di Roma non si è mai stancato di indicare durante la campagna elettorale, rifiutando perfino di rispondere per le rime agli insulti gratuiti del suo avversario, ma "contro" qualcuno, che poi sarebbe per l'appunto Berlusconi.

Costui, infatti, è proprio il contrario di ciò che deve essere un primo ministro in qualsiasi Paese di normale democrazia. Non ha senso dello Stato, non ha rispetto per le istituzioni, vede le cose esclusivamente in termini di "noi" (più esattamente "io") e "loro", promette tutto e il contrario di tutto, non accetta il confronto, non ascolta le domande che gli vengono rivolte e quindi non risponde mai. Il suo partito non è un luogo dove si fa politica, si analizzano i problemi, si cercano le soluzioni, si discute su quali adottare, insomma si elabora la "linea politica", ma un agglomerato di gente il cui unico compito è quello di cantare le lodi del capo e di ridere alle sue barzellette.

E infatti le promesse che fa sono tutte personali, io faro questo, io farò quest'altro, che oltretutto poi non rispetta. Un esempio? La volta scorsa, per raccogliere voti grazie al suo "carisma" e aiutare così il candidato del suo partito a sindaco di Napoli, si presentò candidato al Consiglio Comunale. Qualcuno osò osservare che sarebbe stato difficile vederlo partecipare ai lavori del governo della città e lui - indignatissimo - promise solennemente che non avrebbe mancato neanche una seduta del Consiglio Comunale napoletano. Fu eletto, naturalmente, e sapete a quante sedute è stato presente, perfino in tempi di emergenza rifiuti? Zero. Neanche una. Non che il suo "contributo" fosse necessario, visto che lui quando c'è da affrontare l'arrosto preferisce correre a rifugiarsi dove si parla di fumo. Ma è solo per dire che le sue promesse sono, come dicono a Napoli "amiche d'o viento".

Ma poi esiste davvero il suo carisma? Quello che lo rende forte in realtà non è il carisma ma il potere. Lui infatti - padrone di televisioni, giornali e tante altre cose - è potente anche quando non è al governo, visto che i pavidi giornalisti italiani (salvo alcune eccezioni) si dividono in quelli che sono suoi dipendenti e quelli che aspirano ad esserlo. Eccolo così - tanto per restare agli episodi più recenti - rifiutare sfacciatamente di confrontarsi con il suo avversario senza che i media facciano una piega (ve lo immaginate come si comporterebbero i media americani se un candidato alla Casa Bianca rifiutasse di confrontarsi in un faccia a faccia con l'altro candidato?). Eccolo lanciare il "salvataggio" dell'Alitalia con una cordata che un giorno c'è e un giorno no, un giorno vi partecipano i suoi figli e un giorno se ne tirano fuori (e intanto al titolo in Borsa dell'azienda in crisi prende il trillo di San Vito per la gioia degli speculatori) e nessuno che si prenda la briga di vederci un po' più chiaro E qui oltre ai media c'è la anche una grave responsabilità della Consob, cioè l'organo di controllo delle attività di Borsa, i cui dirigenti hanno evidentemente pensato che se si fossero mossi e poi Berlusconi avesse vinto le elezioni loro avrebbero perso il ben remunerato lavoro. Ancora una volta: ve lo immaginate un candidato alla Casa Bianca annunciare una "cordata" capace di sistemare il problema dei subprime senza spiegare chi, cosa, come ed anzi cambiando versione ogni giorno? Sarebbe stato inseguito dappertutto, ventiquattro ore su ventiquattro, da nugoli di giornalisti con i loro implacabili "Mister candidato, ma allora questa cordata c'è o non c'è?" e nugoli di comici che - in mancanza di una risposta concreta - lo avrebbero sbertucciato senza pietà. Berlusconi no. Con lui i media italiani sono estremamente generosi e gli perdonano tutto, trasformando così uno che negli Stati Uniti sarebbe niente più che una macchietta in un personaggio provvisto di addirittura di carisma.

Walter Veltroni non mi entusiasma. I cambiamenti che dice di voler fare sono anche interessanti, ma il modo in cui dice di renderli possibili (dove e come trovare i soldi) non è di quelli che ti riempiono di fiducia. La sua vittoria, se ci sarà, significherà però che un minimo di concretezza, di serietà, di voglia di provarci è stato recuperato. Nell'Italia disastrata di oggi, non sarebbe una cosa da poco.