Punti di vista. Il vuoto culturale di una Destra messianica

di Tony De Santoli

Sentite questa, mentre gli italiani vanno a votare: la Destra "è un sentimento, un concetto, un valore! E' l'etica immanente di un'èlite messianica, vestale della tradizione e insieme avanguardia audace, pronta ad infuturarsi nell'archetipo del villaggio globale, dal trend in dinamica evoluzione".

Questo è quanto ci è capitato di leggere giovedì scorso - nella sede di un quotidiano che si pubblica a Roma - sulla riproduzione di quello che sembra un volantino. La cui data di diffusione è il 23 gennaio di quest'anno.

Ci risiamo. Ci risiamo con la parole "solenni", coi sostantivi aulici. Con la più vieta retorica che da tempo immemorabile è patrimonio, sissignori, della destra italiana (e forse non solo italiana). Rieccoci con l'esibizione di una preparazione intellettuale che, in realtà, non è preparazione intellettuale: è solo una manciata di erudizione, frutto, neppure tanto fresco, di studi scolastici appesantiti dalla pedanteria, dal provincialismo. Prendiamo uno degli aggettivi usati nel foglio in questione: "immanente". Il cittadino qualunque, quello come noi e come voi, lo sa che cosa vuol dire "immanente"? No che non lo sa. Un termine come questo lo si lasci ai filosofi impegnati nella stesura dei loro testi, comunque utili, utilissimi, ci mancherebbe altro. Ma non lo si impieghi in un discorso rivolto appunto alla gente comune. Che cosa si vuol dimostrare, proclamandoci alfieri di un'"etica immanente"...? Si vuol dimostrare di essere "colti" e intelligenti? Si vuol far credere d'essere pronti a guidare con successo la nazione?

"Vestale della tradizione", poi, è tutto un programma. In quest'espressione, in queste sole tre parole, si ammassano tonnellate di bolsa retorica e di mistificazione. Torna così il richiamo alla Roma Antica, anzi, alla Roma repubblicana, che di virtù ne aveva, ne aveva parecchie. Eppure, parlare, con così tanta polverosa pompa, di "vestale della tradizione", fa ridere.  Anche qui c'è un vuoto culturale, morale e sociale che nessun paludamento uscito dalla "sartoria" della destra può nascondere.

Arriviamo quindi alla "èlite messianica". Anche se noi non siamo credenti, anche se non ci pare che la Terra e il resto dell'Universo siano stati creati, e vengano tuttora sorretti, da un Dio che ci vuole un bene dell'anima, quest'espressione può essere definita in un solo modo: blasfema. Sì, blasfema. Poiché questa destra si sente, appunto, "messianica" e quindi bestemmia, senza rendersene conto, il chè non è però un'attenuante. Non a caso tale blasfemia viene riproposta da chi va ogni domenica alla messa, da chi si genuflette di fronte al Papa, da chi sostiene che le radici dell'Occidente sono "radici cristiane" e questo, invece, non è vero. Le radici dell'Occidente sono greco-romane. Sono quindi pagane. Così, da un lato la destra lancia un'ode alla "vestale" pagana, dall'altro fa da reggicoda al Cristianesimo, o meglio, alla Chiesa cattolica, la quale gode tuttora della morte del paganesimo (e quindi delle vestali...). Anche in questo caso la contraddizione è macroscopica. Come tale, dimostra tutto il velleitarismo e la superficialità della destra. Ritemersi poi una "èlite", suvvia, è così prosopopeico da nauseare. E in quanto a infuturare ("infuturarsi"), non ci pare che nella lingua italiana esista questo verbo, difatti brutto, dal suono sgradevole, perfino volgare.

Altra spassosa contraddizione, il tema tradizione-avanguardia. L'avanguardia di per sé detesta quel che è tradizione. Essa vuol polverizzare ciò da cui è circondata e schiudere nuovi orizzonti a un popolo, a una nazione, al mondo intero. Eppoi, quale mai tradizione abbiamo noi italiani...? C'è uno stile inglese, c'è uno stile francese, c'è anche uno stile americano. Ma non ci pare che ce ne sia uno italiano. Il solo stile italiano, anzi, italico, è quello di Roma, è quello dei Comuni. Ma da allora ne è passata di acqua sotto i ponti.