Che si dice in Italia

Stanchi e disillusi

di Gabriella Patti

Regola numero due: nelle interviste attenti ai congiuntivi. Sì: Rino "Ringhio" Gattuso è brutto ma simpatico. Persino a me che non seguo il calcio e, quando lo faccio, di sicuro non ho simpatie  milaniste. Ora il centrocampista della Nazionale e di Berlusconi ha scritto un libro - Codice Gattuso. Glielo avrà anche rimesso a posto un giornalista che saprà driblare meglio tra i congiuntivi, però il personaggio esce fuori tutto e al meglio: ruspante ma genuinamente onesto, non rovinato dalla fama e con i piedi sempre per terra. Anche se posso dissentire dalla sua regola numero uno: non fatevi mai fare la borsa da una donna. Ancora adesso, dopo tanti anni di matrimonio, non capisco perché mio marito, di rientro da un viaggio per il quale la valigia l'ho fatta io, abbia sempre da recriminare su qualcosa che secondo lui mancava. Non è possibile: le organizzo meglio io. E' lui che non trova i calzini.

    NON C'E' NIENTE DA FARE: gli stranieri ci sanno giudicare meglio - e con parole più rapide e chiare - di quanto facciamo noi. Visto che la conferenza si è svolta alla Casa Zerilli Marimò di New York avrete sicuramente letto la "sentenza" sull'Italia di Ronald Spogli, ambasciatore americano che, dopo tre anni, sta per concludere la sua missione a Roma. Piena di affetto ma allo stesso tempo realisticamente impietosa. Impossibile non essere d'accordo sul fatto che "l'Italia è rimasta indietro, la sua situazione economica è la peggiore da 40 anni e rischia il declino". Ve ne parlo solo per darvi conto di come l'analisi del solitamente cauto diplomatico, è stata riferita e accolta nel Belpaese. Nel quasi silenzio. I giornali o hanno preferito evitare l'argomento o, come ha fatto il Corriere della Sera, l'hanno relegato con un certo imbarazzo nelle pagine interne. Già: una cosa è quando a parlar male dell'Italia siamo noi stessi, tra urla, accuse e volgarità di ogni genere. Ben altra è quando il verdetto arriva dall'esterno.

    EPPURE, CURIOSAMENTE, continuiamo ad avere delle aree di eccellenza, dei settori in grado di competere a livello internazionale e che suscitano l'ammirazione dei nostri partner. E su cui, è ovvio, taciamo. Lo spazio, per esempio. No, non i cieli sui quali Alitalia vola sempre di meno e, forse, finirà con il non solcare più. Proprio lo spazio siderale. Molto bella la lettera che l'astrofisico Giovanni Fabrizio Bignami, presidente dell'Agenzia spaziale italiana, ha scritto a Sergio Romano e che l'ex ambasciatore e commentatore politico ha pubblicato nella sua pagina sul Corriere della Sera. Nel ventesimo anniversario dell'Agenzia, sottolinea una cosa di cui gli italiani dovrebbero andare orgogliosi, se soltanto i media li informassero. E cioè che in questo settore siamo ai primi posti in Europa. Tre satelliti ad altissima tecnologia spediti in orbita negli ultimi 12 mesi. Altri tre lanci previsti nei prossimi 18 mesi. Un livello molto lusinghiero dei nostri ricercatori in questo campo. Tanto che, nonostante la situazione politica generale, "l'ottima reputazione" ha permesso che la presidenza della prossima conferenza ministeriale europea sullo spazio sia stata assegnata all'Italia. Per la prima volta dal 1975. "Forse non è per caso" commenta Bignami. "L'Europa si è accorta di noi". Già, ma ce ne siamo accorti noi?

   CI SIAMO: OGGI SI VOTA. Non me ne sono certo dimenticata. E' un'elezione molto importante. O si cambia o è davvero il declino, come ha detto l'ambasciatore Usa Spogli. La stampa internazionale è già pronta alle tastiere dei computer per riderci dietro. Ma se ne parlo soltanto alla fine è perché - quale che sarà il verdetto: Berlusconi sì o Berlusconi "nì" - questo mio apparente distacco riflette il disinteresse con il quale tutti noi abbiamo seguito la campagna elettorale. Eravamo un popolo sanguignamente e appassionatamente politicizzato. Ora siamo solo stanchi e disillusi. Non lo dico io. Lo confermano i bassissimi indici di ascolto dei vari salotti televisivi, dove a ritmo frenetico si sono alternati i soliti parlamentari e i guru. Mentre la gente cambiava canale. Meglio un vecchio film di Fantozzi. Comunque: buon voto a tutti.