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Meucci, il genio senza fortuna

di Vincenzo Miglino

Da S.Frediano, quartiere popolare di Firenze, a Staten Island, New York, passando per l'Havana, Cuba. E' il viaggio di una vita, quella di Antonio Meucci, inventore del telefono. Oggi si ricordano i 200 anni dalla sua nascita, da quel lontano 13 aprile 1808. Per l'occasione il Museo Garibaldi-Meucci di Staten Island presenta un francobollo commemorativo, stampato in edizione limitata dalle poste statunitensi. Disegnato da Ted Jacobsen, il francobollo è disponibile, fino a esaurimento, presso la sede del Museo.

Nicole Fenton, dell'ufficio stampa del Museo, spiega che "un altro francobollo dedicato a Meucci è  stato emesso in Italia dal Ministero delle Comunicazioni nel 2003. Questo è il primo francobollo emesso dalle poste americane in memoria dell'inventore fiorentino". Già, la memoria di Meucci negli Stati Uniti. Il francobollo di oggi quasi chiude un cerchio, conclude la parabola della rivisitazione del ruolo del "genio" italiano da parte degli americani.

La storia è lunga, e comincia intorno al 1850. Meucci lavorava a Cuba come ingegnere di scena in un teatro, il teatro viene distrutto da un incendio e lui si trasferisce a Rosebank, Staten Island. Lì mette in piedi una fabbrica di candele (dove lavorò per un periodo anche Giuseppe Garibaldi). La moglie Ester si ammala di una grave forma di artrite, e per poter parlare con lei - costretta a letto in camera - dal suo laboratorio, Meucci costruisce il primo prototipo di telefono. Siamo nel 1854.

Il teletrofono (questo il nome dell'apparecchio di Meucci) sfruttava la carica elettrica generata da un complesso di batterie e trasmetteva la voce lungo un filo rame, alle cui estremità c'erano due coni di cartone, le attuali cornette.

Per altri 15 anni i suoi esperimenti continuano, vengono sviluppati più di 30 modelli di telefono. Nel 1856 nasce il primo telefono elettromagnetico, realizzato con nucleo a ferro di cavallo e diaframma di pelle d'animale. Due anni dopo Meucci realizza un nucleo permanentemente magnetizzato, eliminando tutte le batterie. Arrivano anche le prime trasmissioni a distanza, ad esempio nel 1870 la voce viene trasmessa e ricevuta a distanza di un miglio. La notizia attira per la prima volta l'attenzione dei media sul nuovo oggetto, comparendo sull' "Eco d'Italia", quotidiano italiano pubblicato a New York.

Da una necessità - comunicare con la moglie malata - al percorso verso uno degli oggetti che cambierà la storia delle comunicazioni umane. I risultati sono dalla parte di Meucci, ma una cosa su tutte gioca a suo sfavore: la mancanza di denaro. La fabbrica di candele fallisce, l'inventore è costretto a vivere di espedienti, contando sull'aiuto degli amici. La moglie Ester, nel 1871, vende ad un rigattiere, all'insaputa del marito, tutti i modelli di telefono. Ne ricava sei dollari, che usa per pagare le spese mediche e comprare del cibo.

Ristrettezze economiche, problemi di salute, tutto rema contro l'invenzione di Meucci. Che non riesce a fare un normale brevetto per il suo telefono, ma presenta un brevetto non definitivo, da rinnovare ogni anno al prezzo di 10 dollari. Per un brevetto alla regola ci volevano circa 200 dollari, ma Meucci non ne racimolò più di 20.

Siamo arrivati al 1872, e il nostro inventore si gioca una delle ultime carte: si presenta da Edward Grant della Western Union Telegraph di New York e chiede di provare il suo apparecchio sulle linee telegrafiche della compagnia. Siamo ad un passo, pensa Meucci, con una linea di trasmissione efficiente e su larga scala il sogno della comunicazione a distanza si avvererà. Grant accetta, Meucci consegna modelli e documenti, ma dalla Western Union non arriverà nessun appuntamento per il test. Fino al 1874, anno di scadenza del brevetto temporaneo di Meucci, quando, alle sue ripetute sollecitazioni, dalla Western fanno sapere che tutto il materiale è andato perso. Non se ne fa nulla, arrivederci e grazie.

Poi, come in tante storie senza lieto fine, oltre al danno arriva la beffa, la cocente beffa: nel 1876 Alexander Graham Bell, impiegato alla Western Union, presenta un brevetto per apparecchio telefonico. Ricevuta la notizia, Meucci gli intenta una causa. È facile scoprire come andò a finire: il processo dura più di 10 anni, e si conclude nel 1887 con l'assoluzione di Bell. Secondo il giudice, Meucci avrebbe inventato il telefono meccanico e Bell quello elettrico, che era oggetto del suo brevetto.

Ma dicevamo che l'evento di oggi in qualche modo chiude un cerchio, ratifica un riconoscimento americano. Nel 2002, infatti, il Congresso degli Stati Uniti, ha approvato una risoluzione in cui si ammette che se Meucci avesse avuto i soldi per rinnovare il brevetto del 1874, Bell non avrebbe potuto depositare il brevetto. Un francobollo, quindi, per imprimere un segno definitivo alla memoria di un uomo che inventò un pezzo di storia. Forse non tutti gli americani lo sanno, ma se oggi possiamo navigare in rete dappertutto con Blackberry e I-Phone, il merito è anche di Antonio Meucci, nato 200 anni fa a S.Frediano.