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Ma quanti sono questi cittadini?

di Rodrigo Praino

Mercoledì scorso, al John D. Calandra Italian/American Institute della City University of New York, è stata ospitata la presentazione del volumetto Altreitalie: cittadinanza e diritto al voto, a cura di Mario B. Mignone, direttore del Center for Italian Studies della SUNY di Stony Brook. Il libro, è stato realizzato in brevissimo tempo non appena avuta la notizia di nuove elezioni. Introdotto dal Console Generale italiano a New York Francesco Maria Talò, che doveva anche al convegno, raccoglie gli atti di un simposio organizzato dal prof. Mignone nell'autunno del 2007 sul voto degli italiani all'estero con l'aggiunta di un saggio di Stefano Luconi realizzato a sua volta per una conferenza del J.D. Calandra svoltasi nella primavera del 2007.

A fare gli onori di casa è stato il Dean del Calandra, Anthony J. Tamburri, che ha voluto aggiungere, alla presentazione dei partecipanti e all'introduzione dell'argomento della serata, un importante appello per l'Advanced Placement, relativo all'insegnamento della lingua italiana negli Stati Uniti. Le parole di Tamburri, fra l'altro anche Presidente dell'associazione statunitense di insegnanti di italiano, si collocano sulla scia di una serie ormai abbastanza lunga di interventi eccellenti a favore dell'incentivo all'insegnamento della lingua italiana.

Ad aprire la discussione è stato il nostro Executive Editor Stefano Vaccara, con un attacco non al voto degli italiani all'estero, ma al sistema scelto dal legislatore italiano per far votare i nostri connazionali espatriati. Secondo Vaccara, autore di uno dei saggi del volume, l'attuale legge elettorale è un escamotage messo in atto dal legislatore italiano per rendere innocuo l'intervento degli italiani espatriati sulla politica italiana. Il giornalista ha definito l'elettorato estero "un leone in gabbia".

Ha seguito a ruota l'intervento del Prof. Rocco Caporale, della St. John's University di New York, autore di due saggi all'interno del volume. Caporale ha spiegato quelli che lui considera i principali problemi legati al voto degli italiani all'estero, "mettendo il dito sulla piaga".

Secondo Caporale l'Italia, nel periodo della grande emigrazione, era ben contenta di sbarazzarsi delle persone che emigravano, e non si interessava chi fossero e cosa facessero. Secondo la sua interpretazione, l'emigrazione è stata la grande Rivoluzione italiana. Una sorta di non meno glorioso surrogato italico della Rivoluzione americana, di quella francese e di quella russa. Il risultato ultimo tuttavia - sempre secondo Caporale - è la totale ignoranza da parte delle autorità italiane sull'ubicazione e del numero totale dei cittadini italiani attualmente residenti all'estero. Caporale, che ha condotto una serie di sondaggi telefonici con il suo Osservatorio Politico Italo-Americano, è certo inoltre del fatto che il voto per corrispondenza crei enormi problemi legati al corretto svolgimento delle procedure di voto. Il docente della St. John's University ha anche rivelato al pubblico che, secondo la sua indagine, il governo italiano avrebbe prima delle elezioni del 2006 cancellato mezzo milione di elettori dall'elenco ufficiale degli aventi diritto di voto. Questo mezzo milione di nominativi sarebbero stati poi, tra l'ottobre del 2006 e l'ottobre del 2007, e quasi di nascosto, restituiti alla lista Aire. Scrive infatti nel suo saggio Caporale: "La restituzione di oltre 500 mila nominativi.... lascia irrisolto il quesito su quale sarebbe stato il risultato delle elezioni del 2006 se tutti gli italiani residenti all'estero fossero stati in grado di voltare".

Terzo ad intervenire è stato Vincenzo Pascale, della Rutgers University. Unico tra i relatori a non aver contribuito al volume presentato, ha accennato ai problemi legati alla disinformazione, all'apatia e al diritto di cittadinanza.

Il curatore del volume ha chiuso gli interventi della serata. Il prof. Mignone ha infatti ripreso il tema della cittadinanza, concentrandosi sul ruolo degli elettori all'interno delle democrazie moderne. Il relatore ha più volte elaborato un duro attacco ai partiti politici, colpevoli di gestire il voto degli italiani attraverso liste chiuse. Mignone ha anche sostenuto che probabilmente molti elettori decidono, e continueranno a decidere, di non votare unicamente perché a conti fatti l'intero processo elettorale non è abbastanza collegato alle singole persone. Infine, sarebbe necessario secondo Mignone realizzare un sistema efficace per verificare l'operato dei parlamentari, dato che, secondo lui, in due anni di legislatura i primi eletti all'estero avrebbero dovuto fare qualcosa per i loro elettori.

Dopo le presentazioni è iniziato un accesso dibattito, al quale hanno partecipato non soltanto i relatori e il padrone di casa ma anche accademici noti e ospiti conosciuti nella comunità. In particolare l'intervento del prof. Robert Viscusi ha stimolato una risposta molto articolata del prof. Caporale, che ha spiegato il complesso concetto di italianità nel XXI secolo, un'italianità che non è più territoriale, legata a valori tradizionali, ma che si va sempre più globalizzando.

Essa si trasforma così - secondo Caporale - in un concetto culturale tipicamente a-territoriale, in grado di varcare i confini nazionali. Per il docente della St. John's University l'Italia dovrà fare i conti con questo concetto negli anni a venire. Tra gli interventi anche quello di Domenico Mignone, fratello del curatore del volume, nonché candidato alla Camera dei Deputati con l'UDC nel 2006. Gianluca Galletto, coordinatore della campagna del PD a New York, ha espresso dal pubblico preoccupazione riguardo ai rapporti tra persone che votano per istituzioni estere ed i paesi ospitanti, un'osservazione molto acuta su di un problema che viene spesso trascurato nonostante il divieto già in vigore in alcuni paesi - tra i quali figura anche il Canada - di fare campagna elettorale e incontri pubblici legati ad istituzioni straniere.

A questo punto l'uditorio è stato riportato in un'atmosfera di accesa campagna elettorale, grazie anche all'intervento di Emilia Vitale, candidato alla Camera dei Deputati con il Partito Democratico ed alla presenza in sala dell'On. Salvatore Ferrigno, l'ormai famoso candidato eletto nel 2006 con Forza Italia e non riconfermato dal PDL che ha, a sua volta, tenuto a ribadire l'intensa attivata svolta nel corso del suo mandato.