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Sindacalismo e democrazia

di Michelina Zambella

Sindacato e società in Italia e in America" è il delicato oggetto della Conferenza tenutasi venerdi 28 marzo alla Stony Brook State University of New York, organizzata dal Prof. Mario B. Mignone, Direttore del Center for Italian Studies, in collaborazione con Agrilavoro Edizioni Srl, occasione in cui sono stati presentati due libri: "La Libertà Difficile: La cittadinanza del sindacato nell'America di oggi e di ieri" a cura di Marianna De Luca e Giovanni Graziani e "Change to Win e il Sogno Americano" di Marianna De Luca.

Secondo i due autori, fattori culturali, politici ed economici avrebbero da tempo costretto le Union americane sulla difensiva, laddove la loro immagine viene associata, presso larghi settori dell'opinione pubblica americana, alla limitazione della libertà individuale anzichè all'esercizio collettivo della libertà personale. Il numero degli iscritti e quello dei lavoratori coperti da un contratto collettivo sarebbe ai minimi storici e la divisione tra la AFL-CIO e la nuova CTW (Change to Win) farebbe parlare in Europa di una crisi apparentemente irreversibile. In realtà, accanto a segni di crisi non mancano quelli di vitalità. La stessa divisione della AFL-CIO potrebbe essere letta non come una scissione che precede la crisi finale ma come il frutto di un contrasto potenzialmente salutare, come la voglia di reagire alla crisi, pur se diverse sono le strade giudicate migliori per uscirne. Il sindacato negli Stati Uniti, secondo i due libri, ha saputo reagire ad una situazione di crisi e, pur di tornare ad essere utile ed attraente per tutti i 126 milioni di lavoratori americani, non ha esistato a confrontarsi, anche con toni molto aspri, su temi fondamentali quali il rapporto con la politica, l'uso delle risorse economiche e così via. 

Ma come si può pensare di paragonare due esperienze, quella americana e italiana, così diverse e a quale scopo? La risposta si può trovare nella nota introduttiva di Albino Gorini (Segretario generale Fai Cisl) al libro Change to Win e il Sogno Americano (anche questo pubblicato da Agrilavoro subito dopo La Libertà Difficile, uscito a febbraio 2007) che riprende il rapporto di ricerca della De Luca condotto presso la Fondazione Giulio Pastore, nel quale si segue la nascita di una nuova Federazione sindacale negli Stati Uniti e se ne analizzano le prime attività. Gorini afferma: "Non penso certo che quanto accade oltreoceano possa indicarci la strada per risolvere i problemi di casa nostra: troppo diverso infatti è il sistema politico, normativo, economico e sindacale dei due Paesi per autorizzare una diretta importazione di esperienze...è certamente utile, oltre che stimoltante sul piano delle idee, una maggiore e più approfondita conoscenza della situazione del sindacato, della libertà di associazione e della contrattazione collettiva nel Paese che costituisce ancora oggi un imprescindibile punto di riferimento per i sistemi economico-produttivi dell'Europa e del mondo".

Il Prof. Luigi Troiani della Pontificia Università San Tommaso d'Aquino di Roma e Direttore dell'ISCOP, ha moderato la tavola rotonda lanciando questioni quali il rapporto tra sindacato e sicurezza, sindacato e cambiamento sociale, sindacato e benessere sociale, il rapporto tra individuo e individualismo, sindacato e politica.

Fabio Girelli-Carasi, del Brooklyn College (CUNY), ha sottolineato come il sindacato americano non è popolare tra gli studenti universitari (i quali una volta entrati nel mondo di lavoro faranno parte della categoria Entry Level Management) quanto presso coloro che non hanno una laurea e sono addetti a lavori manuali. Girelli-Carasi ha chiesto agli studenti presenti in aula quale sia la loro reazione alla parola Union. "Il sindacato in America è il male necessario", ha risposto uno di loro. La De Luca a questo punto  ha replicato: "Non è il male minore, ma è una possibilità per il singolo individuo di tutelarsi rispetto ad un potere superiore". Se la domanda sollevata da Stefano Vaccara, giornalista di America Oggi, "Come i sindacati si comportano rispetto ai momenti elettorali?", ha generato consenso generale "sul preteso carattere neutrale dei sindacati che, in realtà, sono invischiati con la politica", è sul successivo punto che realmente si accende il dibattito: il concetto di "Cittadinanza attraverso il lavoro", tale per cui in Italia  i sindacati, attraverso la contrattazione, realizzerebbero una forma democratica di partecipazione dei sindacalizzati alla res publica. Provocatoria la reazione del Prof. Salvatore Rotella, Chancellor Emeritus del Riverside College, secondo cui: "Non è possibile definire la cittadinanza attraverso il lavoro, ma attraverso l'individualità. Stiamo passando da una società di servizi ad una dei pensieri dove la libertà è fondamentale e non può essere imbrigliata. Non è possibile paragonare l'esperienza italiana e quella americana dal momento che i sistemi sono diversi e in Italia manca la democrazia. Tutto prevale dall'alto". La De Luca, ha così ribattuto: "La dimensione sindacale non è l'unica scelta della democrazia, il sindacato non è tutto. Certo è che il lavoro, pur non definendo l'individuo in quanto tale, ne definisce il suo status, le sue relazioni con gli altri, il suo benessere, tale per cui la difesa del lavoro come difesa della persona diventa una conseguenza necessaria".

I lavori della conferenza sono stati conclusi da Francesco Orsomando, Segretario nazionale Fai/Cisl, che ha ricordato come il sindacato italiano abbia imparato a difendere la sua libertà e indipendenza dal potere politico. Per quanto concerne il  rapporto politica-sindacati, Orsomando ha fatto notare che i migliori accordi sindacali sono stati raggiunti con i governi  di centro-destra, lontani dalla logica della "cinghia di trasmissione". Infatti, i governi di centro-sinistra, secondo Orsomando, durante le trattative non hanno un atteggiamento rispettoso delle posizioni sindacali. E su il caso Alitalia?  Orsomando ha risposto:

 "Apparentemente sembra che Berlusconi sia pro lavoratori e la sinistra contro, ma è un lavoro di immagine. La questione Malpensa è alla base del caso Alitalia. Le dichiarazioni di Berlusconi saranno riconsiderate in base all'influenza che la Lega Nord eserciterà qualora la destra ritornasse al potere".