Cinema

Il magister della regia

di Laura Caparrotti

Dopo una vita di successi e celebrazioni internazionali, New York ha voluto rendere omaggio ad uno dei suoi italiani più amati, il regista Franco Zeffirelli. Lunedì scorso, dunque, in occasione dell'apertura della sua "Boheme" al Metropolitan, il Metropolitan Opera Guild's ha dedicato proprio a lui il suo 73rd Annual Membership Lancheon.  Tanto per non essere da meno, anche l'Istituto Italiano di Cultura ha voluto offrire al regista e al suo pubblico un brindisi pieno di ricordi e una chiaccherata con un personaggio che è stato tanto parte della storia dello spettacolo - e diciamolo del costume - del nostro paese, ma anche degli Stati Uniti dove lui è stato accolto con grande amore e stima. "La prima volta che presentai un'opera fu in Texas, Maria Callas protagonista. Fu proprio la Callas che mi portò a dirigere la mia prima Traviata a Dallas, che allora era in centro più importante dell'Opera negli Stati Uniti. Da quel momento, venni scoperto dal MET e cominciò la  mia carriera americana."

Franco Zeffirelli è come sempre pronto a raccontare e raccontarsi, felice di confrontarsi col pubblico, sia con quello che lo ama sia con quello che con lui polemizza. "Quanti anni sono passati. Alle volte mi sembra di non ricordare più nulla, poi mi viene di nuovo in mente tutto." In effetti dal lontano 1923, anno in cui è nato a Firenze, di lune ne sono passate e così di storie, di persone, di eventi nella sua vita. Una vita che è stata piena di arte, di artisti e di vita. Zeffirelli assistente per dieci anni di Luchino Visconti, il grande regista milanese, di cui ci dice "Siamo una persona sola, i suoi gesti sono i miei gesti. Ogni tanto, quando faccio qualcosa, rivedo Luchino farla..."; Zeffirelli amico della Callas, di cui racconta pregi e difettucci. Zeffirelli che mentre tenta di ricordare il suo passato, nota con l'occhio del regista che "il pubblico non mi vede bene" e rimprovera scherzosamente Renato Miracco, direttore dell'Istituto, di non aver provveduto a fargli trovare una pedana e un tappeto rosso. Insomma, una serata che si era aperta con parole altissime da parte del direttore Miracco - "Vorrei chiamarla magister e non maestro, perchè il latino magister mi sembra essere più completo, più profondamente importante." - e del Console generale Francesco Maria Talò "La ringrazio dunque di essere stato un nostro simbolo, il simbolo della nostra cultura e di avere portato il nostro nome, quello dell'Italia, per il mondo in così alta maniera" - e dell'amico Lawrence Auriana, presidente della Columbus Citizen Foundation  "perchè Franco è una persona splendida." e che è diventata piano piano un salotto in cui il divo Franco ha intrattenuto i suoi ammiratori con opinioni, pettegolezzi e verità dette alla sua maniera, vale a dire senza veli e senza remore.

Grazie però a questa celebrazione, abbiamo anche saputo che la Columbus Foundation offre delle borse di studio offerte proprio grazie al regista a giovani artisti italiani per farli venire negli Stati Uniti a studiare con grandi artisti americani. Abbiamo anche fatto la conoscenza di Caterina Napoleone, curatrice del libro fotografico "Zeffirelli at The Met" (2008 Edizioni Polistampa), disponibile presso tutte le librerie Barnes and Noble e non solo. Il libro è praticamente un grande album fotografico delle produzione al Met, con tanto di bozzetti di scena e dei costumi. Il sottotitolo è "One thousand five hundred and forty-nine performances (so far)" e vedendo Zeffirelli all'Istituto capiamo perfettamente il senso di tale frase.

Forse è proprio dei personaggi di un tempo essere non solo longevi, ma anche leoni. Forse la famosa gavetta di un tempo portava a formarsi un carattere, o forse è solo questione di individui. Sicuro è che l'altra sera, Franco Zeffirelli ha provato che "so far" ha fatto una vita bellissima e pienissima e che la sua carriera non è ancora andata in pensione, e che probabilmente è "very far" dall'andarci.