Mostre

Fede e identità a Bensonhurst

di Elonora Mazzucchi

Delizia Flaccavento, una siciliana 34enne con occhiali e capelli corti, parla sorridente, con un entusiasmo che non riesce quasi a contenere. È circondata da un gruppo di donne venute alla sua esposizione; ascoltano, bicchieri di vino in mano, mentre spiega il suo progetto intitolato "Faith and Identity" ("Fede e Identità"). La mostra di Flaccavento è stata inaugurata a Manhattan il 26 Marzo all'Italian American Museum, nella sua sede provvisoria del Calandra Insitute della Cuny, e consiste in una serie di fotografie del quartiere italiano di Bensonhurst, in particolare della sua chiesa, St. Dominic che ha un ruolo di aggregazione nella comunità italiana. Flaccavento si affretta ad informare che è l'unica chiesa che offre ancora una messa quotidiana in italiano. Dentro il circolo, signore dallo sguardo nostalgico aggiungono: "C'è anche St. Barnabus che le celebra la domenica" , "quand'ero piccola ci portavano alla messa italiana di St. Lucy".

 

Ed è questa la premessa della fotografa: St. Dominic, nel cuore di un quartiere italiano di Brooklyn, porta avanti le tradizioni di una comunità che si sta sciogliendo col tempo. I soggetti fotografati da Flaccavento, sia dentro la chiesa che fuori, fanno parte di una fascia di immigrati italiani arrivati negli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale, un gruppo da lei chiamato "l'ultima ondata". Secondo Flaccavento, che ha studiato questi immigrati ed i loro discendenti come parte della sua tesi di laurea, questa "ondata" non è stata mai veramente identificata nè distinta dall' immigrazione precedente. Venivano dal sud Italia dove la ricostruzione del dopo-guerra era lenta, le condizioni economiche difficili, i lavori scarsi. Attraverso la lente della documentarista si apre uno squarcio sugli ultimi autentici italo-americani dei nostri giorni, incosapevolmente partecipi dei riti di una comunità precaria, forse in via di estinzione- damigelle d'onore in vestiti color lavanda, ragazzini del Club dei Carinesi d'America, anziani che pregano a messa.

Osservatori si fermano davanti ai colori brillanti delle foto, ma oltre che ammirare le vive riprese, vi si vedono rispecchiati. Bob Ciofalo, uno dei fondatori del museo, punta alla foto di un chierichetto ed esclama: "Quello ero io!". Una donna quarantenne sorride vedendo una sposa che si prepara prima del matrimonio, ansiosa ed immersa in un voluminoso taffeta color avorio, "anch'io ho fatto aspettare così mio marito". 

Il Professore d'Italiano Ed Jackson, un signore nero cresciuto in un quartiere italiano del Bronx, riconosce le strade di Bensonhurst dove ora frequenta caffè e discoteche. Ed e Bob, grandi amici, si spintonano scherzosamente ed insistono che i rapporti fra neri e immigrati italiani sono sempre stati positivi: "Erano gli irlandesi quelli in conflitto con i neri!" Come la chiesa di St. Dominic, la mostra di questa sera accoglie tutti i "fedeli".

 

Le conversazioni girano e curiosi anneddoti salgono alla superficie con la marea dei ricordi ispirati da queste fotografie. "Negli anni settanta facevo il fotografo ai matrimoni", spiega Bob. "In uno di queste cerimonie molto snob, con un'orchestra da 11 violini, il padre della sposa non voleva farsi fotografare. Allora gli ho sussurrato ‘Ehi, cretino, fra 20 anni sarai morto, non vuoi che i tuoi nipotini sappiano com'eri fatto?'"

E così è anche per le fotografie della Sig.na Flaccavento. Fra 20 anni una nuova generazione non vorrà sapere com'era fatta quella gente del vecchio quartiere?